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6 un Milo Martini

6 un Milo Martini

Milo e il palmare

“Finita la noia, inizia la gioia.”
Esulta Milo. Scende le scale due a due. Indossa un completo grigio a strisce bianche da 1000 euro. Calza scarpe fatte su misura da 700 euro. Nella mano sinistra una 24 ore in pelle di coccodrillo. Nella destra brandisce uno smartphone da 800 euro, come un’arma per difendersi da quanti lo vorrebbero, però non possono permetterselo.
È alto, slanciato, fisico da palestra, capelli corti, non uno fuori posto, naso rifatto, due occhi chiari, che non fanno il loro dovere, perciò impossibili da decifrare. L’aria da ragazzino scaltro, che ottiene tutto quello che vuole, non importa come. Decisamente discreto, quanto dannatamente milocentrico.
Spalanca la porta a vetri, si getta sulla strada, svolta a destra e corre per decontaminarsi dagli strascichi dello stress.
È euforico Milo.
Discutendo con Mario sulla proprietà dell’agenzia ha trovato modo di accrescere il proprio patrimonio.
“Mario, quando i miei amici mi chiedono l’elenco delle mie proprietà, io dico che l’agenzia è mia al 120% e loro impazziscono d’invidia. Quando lo scrivo sul curriculum, alla sezione di quello che possiedo, mi dà errore. Io l’ho denunciato per diffamazione. Puoi trovare un curriculum più preparato?”
“Assolutamente. Milo, l’agenzia è mia all’80% e tua al 30%.” l’ha rassicurato Mario.
“Cazzo è poco. Dammi il 40%. Voglio guadagnare mille amicizie sulla mia pagina.”
“Mi piace. A me l’80% e a te il 40%.”
Rincuorato, ha abbandonato il lavoro.
“È il momento dell’aperitivo. La liturgia che inaugura il divertimento.”
Venti metri a passo spedito e Milo arriva all’auto, parcheggiata sulle strisce gialle riservate ai disabili. Apre la portiera e vi si barrica dentro. La sua seconda casa. Un’Audi A1 bianca.
Stringendo nella mano lo smartphone, scaraventa la 24 ore nel sedile posteriore, capovolge il permesso per i disabili, si leva la giacca che odora di lavoro e mette in moto. La radio si accende in automatico, a volume eccelso. Il tempo di udire tre note di una canzone che Milo schiaccia l’acceleratore, schizzando nel traffico.
Il primo pensiero è per la segretaria, Selene, intravista prima di uscire dall’ufficio. Milo vuole scoparsela.
“Quella stronza non può dirmi sempre no. Il lavoro l’ha ottenuto. È tempo che ripaghi il favore anche con me.”
Mentre mugugna, un’anziana, con un cane al guinzaglio, attraversa sulle strisce. Milo schiaccia il clacson inviperito e pesta l’acceleratore. Terrorizzata, la donna ripiega fulminea sul marciapiede.
“A cuccia vecchia. La strada è mia.” e l’auto sfreccia irriverente.
Milo va di fretta, superando quando il codice dice il contrario. Tira dritto, ignorando la segnaletica, che non conosce. Vuole divertirsi con la sua femmina. Tutto il resto è gratis, quindi non vale niente.
Dopo dieci minuti l’Audi entra in una via dissestata dalle buche. Ai lati cartelli di lavori in corso. Quando è obbligato a rallentare Milo s’incazza. Come se non bastasse, giunge un’ambulanza a sirene spiegate.
“Col cazzo che io me ne sto qui fermo.” Milo lascia passare l’ambulanza, poi accelera e le va dietro, rimanendo sulla sua scia per qualche chilometro.
“Raddrizzate i suoi sentieri. Ogni burrone sia riempito, ogni monte e ogni colle sia abbassato; i passi tortuosi siano diritti; i luoghi impervi spianati. Ogni uomo vedrà la salvezza di Milo.”
Le destinazioni dell’ambulanza e di Milo sono diverse, per cui dopo tre incroci Milo abbandona l’ambulanza e prosegue per la sua strada.
Il secondo pensiero di Milo è per la pagina Facebook. Oggi si è procurato solo tre amicizie. Troppo poche per uno che ambisce arrivare a quota mille. Milo non accetta sentirsi inadeguato. 620 amicizie sono una miseria. Si vergogna e a costo di pagare, vuole modificare quel numero. Ha cercato in rete chi gli vendesse le amicizie, ma nessuno gli ha venduto i propri tesori.
Arriva a una rotonda, dove si è formata una fila fastidiosa, come lo sono tutte le file. Rapida occhiata. Da sinistra non proviene nessuno. Milo accelera e percorre la rotonda in senso orario.
“Quanto sono brillante.”
Mentre gli altri gli mandano l’accidenti a suon di clacson, Milo ride. La sua risata sguaiata si diffonde nell’abitacolo. Porta la testa all’indietro e spalanca la bocca, mostrando i denti bianchissimi. D’altronde, che serve sbiancarseli ogni quindici giorni se non ne fai bella mostra?
Appagato, diteggia sullo smartphone un messaggio.
Mattinata ultra. Depilazione totale, partita a squash al club e stipulata polizza a un gonzo
Orgoglioso, Milo lo invia alla sua femmina esigendone l’approvazione. Intanto che aspetta, si slaccia la cravatta, accelera sul rettilineo, si accende una sigaretta, scavalca un incrocio, e finalmente giunge lo squillo del messaggio. Milo lo legge mentre supera.
Due ore di decorazione unghie. Schianto di disegno. Non andare veloce
“Chi cazzo se ne frega delle unghie. Perché non se le mangia come fanno tutti?” è offeso Milo.
Attendeva i complimenti per l’intensa attività della giornata. Ha bisogno di uno svago. Una distrazione per ricaricarsi e affrontare in piena forma la serata, anch’essa impegnativa. Per l’organizzazione si affida allo smartphone. Rapida occhiata al calendario degli eventi in programma in città e quindi diteggia un nuovo messaggio.
Femmina dove sei
Pochi secondi. La risposta, preceduta da uno squillo, appare sul display, colorato dalla foto di un uomo e una donna abbracciati.
Shopping al Megastore. Metti la cintura
“Che cazzo. Io compro pantaloni su misura esclusivi.” sbotta Milo che invia un secondo messaggio.
Odio le cinture e chi le fabbrica. Compri cosa
In attesa, Milo sbottona la camicia puzzolente di ufficio, la lancia sul sedile posteriore. Asperge braccia, collo e ascelle con mezzo flacone di profumo e indossa una camicia fresca di stiratura.
Squilla lo smartphone per segnalare la risposta.
Intimo. Accendi luci ti vedono meglio
“Bastano i led.” sentenzia Milo. “Chi non mi vede non mi merita.” Digita un nuovo messaggio.
Completino per me?
Milo si abbottona la camicia. Lo smartphone squilla, sorprendendolo.
“È diventata così veloce a rispondere?”
Tocca il display dello smartphone e vede che Vanessa ha postato un commento nella propria pagina Facebook. Lo legge al volo.
“Stasera esco con Andrea, muratore imprenditore. Voglio che faccia bene e in fretta i lavori per il mio quarto centro di bellezza. Quasissimo arriveranno i permessi. Vi ricordo la festa alla discoteca Giant per il mio compleanno. Siete tutti invitati. Per Milo: abbiamo prenotato la settimana bianca, iscriviti subito.”
“Mi piace. Vanessa non perde tempo.” Milo alza la testa e si avvide di un ciclista.
“Che cazzo ci fa sulla strada questo stronzo?”
Milo non frena e non sterza. Non ne vale la pena, se non quanto basta per evitare di graffiare l’auto. Sforza il clacson, lambisce il ciclista, il quale, spaventato, perde l’equilibrio e cade. Milo tira a dritto per frenare cinquanta metri dopo. Un tir s’immette autoritario, senza osservare la precedenza.
“È più facile che un cammello passi da un agopuntura che un tir entri nella mia strada.”
Milo accelera, sale sul marciapiede alla sua destra. Sfiora un lampione, evita un cartello stradale fa scappare un pedone e scende sull’asfalto, superando il tir prima che si raddrizzi. Il camionista vede la manovra e brontola la furbata, schiacciando le trombe sopra la cabina.
Milo è già lontano, padrone della città con la sua Audi.
Ride con la sua risata sguaiata. Porta la testa all’indietro e spalanca la bocca, mostrando i denti bianchissimi.
“Quanto sono brillante.” esclama guardandosi nelle specchietto.
Milo adora distinguersi. Passare inosservati è peggio che scomparire. È il suo mantra.
“Ti decidi a rispondere.” Milo s’incazza con lo smartphone.
Finalmente la curiosità è appagata.
Boxer da sballo. Non superare limite velocità
“Cazzo puttana.” sbotta. “Il piede destro è fatto per schiacciare l’acceleratore.” Milo in un impeto di rabbia supera tre auto. Nell’altra corsia transita una volante della polizia che ha visto la manovra e lo invita ad accostare.
“Oggi si corre un po’ troppo.”
“Vede agente, c’è un tempo per correre e un tempo per correre più veloce.”
“La velocità non è mai consentita. Documenti, per favore.”
“Il valore della velocità non è negoziabile. Non si compra. O ce l’hai oppure sei lento. E gli altri ti superano.”
“Ci sono limiti che vanno rispettati.”
“Io non conosco limiti. Se ne incontro qualcuno, uso la carta di credito per superarli. Questi sono per lei.” Milo consegna cento euro al poliziotto.
“Lei è un cittadino coscienzioso. È tutto ok. Può andare.”
Milo accelera diteggiando un messaggio. Invece della strada si dedica allo smartphone.
Voglio vedere i miei boxer
Milo fuma, mangiando con gli occhi il display dello smartphone. La risposta non tarda.
Tanto presto. Non fumare mentre guidi
“Non ti si tiene nascosto niente.” Un ultimo tiro e Milo getta la sigaretta dal finestrino. Accelera e riprende a diteggiare sullo smartphone.
Dove mi raggiungi per l’aperitivo
Milo programma il navigatore sul cruscotto, digitando alcune coordinate.
Viale Arcobaleno. Non andare controsenso per via Italia
Milo spiaccica il freno in prossimità di via Italia.
“Cazzo. Sono centro metri.” sbraita. “Nessuno dirotta la mia strada.” Programma il navigatore, s’immette per via Italia a tutta velocità e scrive sul cellulare.
5 min in piazza Maggiore
Fa in tempo ad aprire una lattina di birra, scolarla e scara-ventarla sulla strada, che arriva la risposta.
Ritrovo al Bardot. Non gettare niente dal finestrino
“Date a Milo quello che è di Milo. E a Martini quello che è di Martini.” Milo è compiaciuto di averla fregata. Un rutto stabilisce il vincitore.
Milo si sceglie il premio e scrive un nuovo messaggio.
Voglio un Manhattan
Si accende una sigaretta e fa tre tiri prima che arrivi la risposta.
Alexander. Mantieni distanza di sicurezza
“Sono allergico alla lentezza.” inveisce Milo. Frena disperato per mantenere la distanza dall’auto che lo precede. Milo rumoreggia. Non sopporta abbandonare il pedale più importante. Sente di tradire un servo fedele.
“L’acceleratore è stato fatto per essere pigiato.” Senza indugiare, sorpassa e schizza oltre il limite consentito. Intanto diteggia un nuovo messaggio.
Stasera cena da Mariangelo
Un semaforo lo obbliga a fermarsi. L’attesa per la risposta e lo stop forzato, irritano Milo. Si accende una sigaretta per scaricare la tensione.
Si avvicina uno straccione in pantofole. In mano agita un bicchiere di plastica.
“Qualche spicciolo per mangiare.” supplica con gli occhi da cane bastonato.
Milo, preso da repulsione, preme il tasto che chiude il finestrino. Nessuno può permettersi di violare la sua l’intimità. Non l’ha mai condivisa con nessuno. Pensieri, sentimenti, sogni, non hanno mai oltrepassato la sua sfera personale.
L’uomo non desiste. “Uno spicciolo per mangiare, per favore.”
Milo si spazientisce. “Beati i poveri, perché di essi è il regno dei cieli. Che culo che hai. Avrai successo quando morirai.” gli rammenta Milo.
“Sono due giorni che non mangio. Vi prego.”
“Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di tutto quello che esce dalla bocca del padre mio.”
“Lei è un prete.” l’uomo sorride speranzoso. “Mi aiuti. Non ce la faccio più.”
Arriva il verde e da dietro brontolano con il clacson. Milo si altera. Scende dall’auto mostrando il dito medio.
“Non vedete che sto aiutando questo pezzente? Vergognatevi. Ve ne state rinchiusi nelle vostre auto senza prestare aiuto a chi ne ha bisogno. Mi fate schifo.” e sputa per terra.
“Ho bisogno di un lavoro, padre. Mi va bene anche il lavoro nero.”
“Nero? Come fai? Sei bianco. Il lavoro nero è per i neri. Lo stabilisce il colore.” esclama Milo allibito. “Non ascoltare te stesso. Ascolta uno che possiede più soldi di te.”
Prende dalla tasca il porta banconote e consegna all’uomo un biglietto da visita.
“Sono il viceproprietario dell’agenzia assicurativa Sonni tranquilli. Qui rischi la pelle. Prima o poi qualcuno ti investe. Ti consiglio una polizza vita o una che copra eventuali danni permanenti. Presentati nel mio ufficio, dopo che ti sarai lavato per qualche ora, e ti proporrò la soluzione migliore per te.” Milo sale in auto, manda qualche accidente e passa con il rosso. Ha aspettato anche troppo. Adesso può leggere il messaggio della sua donna.
Mi piace. Radio bassa, non senti rumori strada
“Non li voglio neanche sentire.” inveisce Milo. Stufo di su-bire la lentezza altrui, Milo supera e non rallenta all’incrocio. È deserto e la strada appartiene a chi è più veloce. Milo riprende a scrivere.
Arrivo con la mia Audi per rapirti. Voglio un bacio
“C’è più gioia nel ricevere che nel fare.” constata Milo nell’inviare il messaggio. Quindi verifica le condizioni della barba allo specchietto retrovisore.
La risposta non si fa attendere.
I baci si conquistano dopo un duello. Inserisci le frecce quando svolti
“Neanche un cieco ci fa caso.” Milo con una manata preme il tasto delle quattro frecce. Palpeggia brusco il clacson all’indirizzo di un autobus che ha rallentato a una fermata. Getta la sigaretta dal finestrino poi diteggia come un fulmine.
Viale Arcobaleno è mio. Manchi già
Pretende la stessa velocità dalla sua femmina, ma deve subire i limiti umani.
Arriva la risposta.
Anche tu topino. Fermati quando il semaforo è rosso
Milo legge e non si avvede del semaforo diventato rosso. Batte sull’acceleratore, maledetto da un coro di clacson di invidiosi.
“Sniffate le mie ascelle.” gode Milo. “E adesso da professionista cinofilo mi scelgo un film per me.”
Sfoglia lo smartphone e digita un nuovo messaggio.
Dopo cena al multisala con Mari e Gianni
Tramite smartphone, Milo prenota i biglietti, 2 kg di pop-corn e quattro birre.
Arriva la risposta della sua ragazza.
Mi piace. Rallenta vicino alle strisce
Milo legge il messaggio. “Che cazzo serve imbiancare le strade? Ci pensa la neve.”
Il navigatore annuncia: “Sei arrivato a destinazione.”
Da fuori proviene un colpo. Milo solleva la testa e riconosce la via. Cerca un buco dove lasciare l’auto, ma è tutto occupato. Parcheggia sulla pista ciclabile. Diteggia un nuovo messaggio.
Sono arrivato primo. Ho vinto una palpata
Milo si spruzza uno spray in bocca, si pettina e si rade. Guarda fuori dal finestrino aspettandosi di vedere spuntare la sua femmina con i boxer.
Un paio di minuti pesanti, prima di andarsene, circondano l’auto.
Snervato dall’attesa, Milo minaccia lo smartphone che non dà segnali di vita. Diteggia un nuovo messaggio.
Dove ti nascondi
Sulla strada qualcuno grida. Milo alza il volume della radio. Frustrato, maltratta lo smartphone. “Fa il tuo dovere, stronzo. Ti ho pagato 800 euro perché tu mi ubbidisca.”
Non accade niente.
Milo perde la pazienza. Scende dall’auto e per prima cosa indossa la giacca e si accende una sigaretta. Guarda sul marciapiede, dall’altra parte della strada, davanti alle vetrine dei negozi, dietro le auto. In mano lo smartphone continua a non dare segni di vita.
Una donna in bici brontola perche l’auto di Milo blocca la pista ciclabile.
“Secondo lei da dove passo?” si lamenta la donna.
“Usa il navigatore.”
“Cosa ha detto? Non ho l’udito dei suoi vent’anni.”
“Vorrei vedere. Ho un dito trasferico. Lo chieda al mio smartphone da 800 euro e alla mia femmina.”
Intanto cento metri più indietro si è formato un capannello di persone. Milo riprende possesso delle proprie preoccupazioni. Ha sete di aperitivo e gli tocca aspettare. Vuole vedere i boxer e gli tocca aspettare.
Fuori di sé Milo ordina allo smartphone di chiamare la sua femmina. Un paio di secondi e partono le note di una musica. Per Milo è una canzone familiare. Il disappunto cede a un sorriso che sa di vittoria.
“Ti ho beccato.” grida raggiante Milo, inseguendo la canzone. “Non puoi sfuggirmi. Sei il mio destino, finché mi farai comodo.” Arriva vicino alla folla, la quale circonda un’auto in sosta. Sotto l’auto squilla un cellulare.
“Mi piace. Mi piace. Mi piace. Mi piace. Mi piace. Mi piace. Mi piace.” Tutti ne rivendicano la proprietà. Qualcuno si sdraia sull’asfalto per prendere il telefonino, altri lo ostacolano sollevandogli le gambe, altri strattonano.
“Vergognatevi.” interviene Milo poco pacifico. “Chi di voi è senza palmare scagli un cellulare.”
Muta, la folla si disperde, cominciando dai più anziani.
Rimasto solo Milo si china, allunga il braccio e lo prende.
“Si abbandona così un Galaxy VI?” s’indigna. Si rialza e si volta dall’altra parte della strada, certo di vedere la sua femmina.
Sulla strada non appare nessuno. Sul volto di Milo compare la delusione. Si fa largo una violenta sensazione di disagio. Milo odia gli imprevisti.
Ha un sottile tentennamento. Con il passare dei secondi assume una certa consistenza. Poi esplode appena gli occhi sono attratti da un sacchetto di carta. Milo riconosce il logo dei magazzini Megastore. Attraversa la strada, raccoglie il sacchetto e lo apre. Dentro ci sono un completino intimo e un boxer. Milo lo esamina.
“Mi piace. È la mia misura.” Milo tira un sospiro di sollievo. Rinfrancato, ripone il boxer nel sacchetto.
“Che cazzo di caccia al tesoro è?” Ritorna sul marciapiede. “Ho voglia di aperitivo e quella mi fa perdere tempo.” Rovista con gli occhi nelle vetrine. La cerca dentro due negozi, ma della sua femmina nessuna traccia.
Milo non si capacita. La pazienza si è esaurita. Scrive un nuovo messaggio.
Esci m’incazzo
Irrequieto entra al Bardot. Il palmare annuncia l’arrivo di un messaggio. Milo trepidante verifica.
“Cazzo. Chi invia queste minacce alla mia femmina?” posa sul bancone il Galaxy VI. “Quella troia si messaggia con un altro. Ecco per chi erano le indicazioni stradali.”
“Il solito doppio whiskey Milo?” chiede il barista.
“Assolutamente.”
“Cazzo Milo, ogni giorno un completo nuovo.” nota invidioso il barista.
“Assolutamente. Non voglio farmi vedere con lo stesso completo per due volte. È da pezzenti.”
“Veramente vero. Come mai bevi da solo Milo? L’ultima femmina ti ha mollato?”
“Nessuna femmina mi ha mai mollato. Sono io che decido quando chiudere la pratica.”
Milo con gli occhi setaccia il locale, con le dita accarezza i due cellulari, con l’immaginazione si vede nei nuovi boxer. I clienti alle vetrine guardano verso la strada.
Milo è esasperato. Non può stare con i boxer in mano. Agguanta tutto, bicchiere, cellulari, busta e si avvia al bagno. Quello degli uomini è occupato, allora entra in quello delle donne. Dopo un minuto una ragazza apre la porta e alla vista di Milo seminudo urla.
“Che cazzo gridi? Non sono qui per la tua passera. Vista una le hai viste tutte. Voi invece dovreste andare nel bagno dei maschi a rifarvi gli occhi.” Milo svuota il bicchiere. Si spoglia e si prova i boxer. Sale sul lavandino per ammirarsi allo specchio. Entra un’altra ragazza e scoppia a ridere.
“Se mi spoglio, non riderai più.” la minaccia e questa esce.
Milo soddisfatto dell’acquisto si riveste lasciando i vecchi boxer nel bagno.
Ritorna al bancone e ordina un Manhattan.
“Quella stronza di Corinne è ancora incazzata per la mia scopata con Cristin.” conclude Milo. “È successo due settimane fa. Ci ho guadagnato i biglietti del concerto. Deve essere felice visto che uno l’ha usato lei.”
Milo svuota il bicchiere accompagnato da una manciata di noccioline. I cellulari perseverano a tacere. Neanche la musica del bar riesce a disturbare il loro mutismo.
“Milo, prova queste tartine all’olio nuovo.” allunga un vassoio il barista.
“Non è che l’olio è frizzante? Quando è stato munto?”
“Un mese fa.”
Milo ingolla poco convinto. Lo sguardo non si stacca dai due cellulari.
“Mi domando a che cazzo servite voi due. Quando state zitti siete assolutamente inutili.” prende atto Milo con disprezzo. “Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno. Se voi due continuate a tacere denuncio il vostro gestore.”
I minuti di silenzio si accumulano e diventano insostenibili. Milo ordina un secondo bicchiere di whiskey. Una sensazione spigolosa di precarietà si è introdotta nel suo mondo, dove il divertimento è a tempo indeterminato. Ma Milo non dà retta alle sensazioni. Non le tollera.
“Ci si lascia così adesso? Decidono le femmine quando lasciare un uomo?” s’interroga Milo. “Nessuna mi ha mai lasciato. Come si permette questa stronza? Io la denuncio. Anzi faccio di meglio. Lo annuncio sulla mia pagina. Quante femmine mi chiameranno per avere la mia amicizia, i miei soldi, la mia auto e qualcos’altro.”
Milo fraseggia un messaggio che posta sulla sua pagina.
Oggi Milo è tornato libero. A voi femmine che fremete per avermi ecco il mio messaggio. Milo è a vostra completa disposizione. Sono gradite fotografie, video dove risaltano le vostre qualità, esperienze e proprietà.
Milo spalanca la vetrata del locale ed esce, disponibile verso una nuova conquista. Appena mette il piede sul marciapiede, gli sfugge un’esclamazione: “Cazzo che meraviglia.”
La sua attenzione si focalizza su un cellulare in mano ad una donna. Qualcosa di più di un banale cellulare. Milo alza il proprio bicchiere in segno di saluto e le strizza l’occhio. Lei ricambia alzando il bicchiere che tiene nell’altra mano.
“Mazzo di cazzo.” Milo aveva visto giusto e sbotta. “Quella possiede il Galaxy VII. La pietra angolare scartata dai costruttori di palmari.”
A disagio, Milo esibisce i due cellulari, per controbilanciare il prestigio luccicante che lo sta accecando. Grazie alla potenza dei nuovi palmari che comunicano fra loro, Milo vede apparire sul display della sua femmina il numero che la donna gli ha appena inviato.
“Mi piace.” esclama Milo, che lesto diteggia un messaggio.
Un passaggio?
La risposta è di una velocità micidiale.
Che auto possiedi?
Milo si scola l’whiskey. Si libera del bicchiere gettandolo sul marciapiede. Frenetico e borioso allo stesso tempo, diteggia sullo smartphone.
A1
“Tutti quelli che mettono la mano su un’Audi, guideranno un’Audi.” si pavoneggia Milo.
“Che modo di parcheggiare.” brontola un anziano, sceso dalla bici.
“Comprati un’auto e un chilo di viagra, così scoperai anche tu.” gli urla Milo, concentrandosi a leggere il messaggio appena arrivato.
Mi piace
La donna abbandona il bicchiere sul tettuccio di un’auto e gli va incontro, filmando con il Galaxy VII l’Audi.
Milo sale in auto. Lancia il sacchetto del Megastore nel sedile posteriore. Sposta la 24 ore di coccodrillo e il giornale, lasciandolo in vista. Accende il motore, una sigaretta, il condizionatore, la radio a volume eccelso. Fa accomodare la femmina, schiaccia l’acceleratore e schizza nel traffico.
“Cazzo. Tu sei il mio destino.” pensa la ragazza in estasi palpeggiando gli interni.
Milo diteggia un messaggio sul proprio smartphone. Stavolta non freme per la risposta.
Femmina non mi servi più. Ho trovato il vero Galaxy
L’auto si dilegua, inzuppandosi nel traffico preserale. Uno squillo la insegue invano.
Dalla direzione opposta giunge un’ambulanza a sirene spiegate. Si ferma in prossimità delle strisce, dove la folla è concentrata a scattare foto.
Il personale dell’ambulanza si fa largo e procede a un primo soccorso. Costatate le gravi condizioni del ferito, caricano la donna sulla lettiga, risalgono sull’ambulanza e ripartono verso l’ospedale.


Dicono di me