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La distesa delle cisterne

La distesa delle cisterne

Il Regno

L’eco tradisce la sua presenza.
Il ronzio volteggia nel vicolo, rasentandone i muri e rimbalzando. Perlustra. Setaccia un ritaglio di giornale. Atterra su un filtro di sigaretta. Curiosa su una vetrina. Si posa su un vaso. Il ronzio di disapprova- zione si leva sostenuto quando non trova nulla da succhiare.
Giacciono sull’asfalto cartacce oleate. Su di loro si accanisce il ronzio. Nessuna perturbazione molesta il suo quieto volare, sino al sopraggiungere di una rondine. È repentina: il lampo dell’istinto. Balena nell’aria sfiorando il ronzio. Terrorizzata, la mosca zigzaga da un muro all’altro alla ricerca di un riparo. Decolla sino ad incontrare un’ampia fessura nella quale entra rapidissima.
La finestra di un appartamento.
La mosca apprezza la scarsità di correnti. L’aria ferma, lievemente calda, la luce attenuata, e la  calma. La rassicurano. Dimentica lo spavento, familiarizza con il nuovo territorio. Incontra altre sorelle, ma non vuole seguirle. Vederle la conforta, questo si. La loro presenza è garanzia di assenza di pericoli. Prosegue nel solitario volo. Una stanza dopo l’altra, esplorando la casa. Si sofferma qua e là, irritata. Ha fame e ciò che cerca non c’è.
Continua la ricerca, oltrepassa una porta, entra in una stanza.
La luce è copiosa.
Esamina il nuovo ambiente volteggiando fra le quattro pareti. Non riscontra pericoli e si adagia sul soffitto. Si riposa, demoralizzata. La delusione non fa a tempo a cementare. La sua attenzione si focalizza su un muro.
Un insieme di colori chiari e scuri, tenui e forti si confondono fra loro. Circospetta si avvicina. I colori va-riano di intensità, luccicano. Domina il rosso, il verde, il giallo. Non c’è un ordine preciso. Pennellate abbozzate in attesa di ulteriori ritocchi. Un disegno ingombro di colori, accesi, sbiaditi, sfumati, mescolati.
L’insetto lambisce la parete. Oggetti, disposti uno accanto all’altro, uno sopra l’altro, separati da listelli di legno, nascondono il muro. Si guarda intorno incuriosito e  intimorito. Vola avanti e indietro per trovare qualcosa di conosciuto, però il panorama non muta: colori e colori che si susseguono, oggetti perfettamente uguali che si ripetono. Una sola interruzione. Al centro della parete è situata un’enorme spaccatura: la Voragine.
Oltre, il vento.
Sopra la Voragine continua  l’avvicendarsi degli oggetti colorati  che ne rasentano il bordo sino al muro accanto. La mosca intuisce: perdere l’orientamento è facile. Di quale riferimento appropriarsi? Come ritro-vare un particolare in quell’assembramento di particolari? Sbigottita, fatica a credere.  Un’insidia fatale per chi tocca il muro. Ma l’inganno è un dilemma che impedisce di allontanarsi. Si avvicina, si posa. Non avverte pericoli.
Scende con cautela, librandosi. Gli oggetti sono scivolosi, senza fessure, di forma rotondeggiante e apparentemente deserti.
Chissà se c’è del cibo, si chiede per consolarsi. Avanza. Tra un oggetto e quello accanto c’è una fessu- ra. Non vi penetra la luce. Non si fida di quel luogo, percepisce un vago timore che la spinge a riprendere il volo. Si posa più in alto. Qui la luce è più rada, i rumori giungono attenuati e gli oggetti incutono una fitta apprensione. D’un tratto avverte un movimento: qualcuno si è spostato furtivamente sul listello. Spaventa- ta vola via. Per quanto la riguardava c’era stata troppo sopra quella inquietante parete.
Chi può vivere in un luogo così inospitale? Eppure, al di là dello spavento restava una certezza: dove c’è un movimento significava la presenza di cibo. La mosca appagata cambia opinione riguardo la parete e allontanatasi raggiunge le compagne in mezzo alla stanza; loro le spiegano dove è capitata.
Tre pareti  ricoperte da dieci file di lattine ordinate una accanto all’altra. Una distesa immensa che guar-da silenziosa la stanza, domina la luce e spaventa chi si imbatte nel brulicante assembramento di colori. Un deserto di alluminio, impenetrabile, minaccioso e inospitale dove si celano cibo e pericoli, nascondigli e trappole, alleati e nemici.
La Distesa delle Cisterne.
Un territorio ostile, frequentato da molti insetti che vi si rifugiano. Vespe, mosconi, zanzare, mosche, in un modo o nell’altro avevano a che fare con essa, entrandoci in contatto per trarne beneficio.
Tuttavia, le formiche su un lato e i ragni sull’altro, erano  i due popoli incontrastati, che più di ogni altro l’avevano prescelta come loro dimora fissa. Gli unici capaci di convivere e spostarsi fra i freddi e resistenti contenitori, adattandosi e adattandoli alle proprie esigenze.
Un equilibrio precario  consentiva ai ragni e alle formiche di coabitare: la vastità della Distesa. Essa, assieme alla differenza di organizzazione, faceva sì che i contatti fra i due popoli si limitassero a sporadici incontri. Per questo disponevano di notizie scarne e vaghe l’uno dell’altro,  sovente ingigantite; da una parte per spaventare le più incaute, dall’altra per spronare a cacciare la carne più succulenta. Sennonché, l’equilibrio si stava assottigliando. Le condizioni che avevano portato ragni e formiche ad occupare la Di-stesa erano mutate e i due popoli cresciuti, al punto che la Distesa non sembrava più immensa come all’inizio.
Il Regno delle formiche era situato sulla parete della finestra. Si estendeva su tre file di lattine: le cister-ne occupate su ciascuna fila erano cinque, quanti i corridoi in cui il Regno era suddiviso. L’insediamento si era sviluppato attorno al corridoio occupato per primo, il corridoio Vecchio. In esso si trovava la cisterna delle Nascite, dove si allevavano le larve, la cisterna della Nag e delle operaie giovani che l’accudivano incessantemente e una cisterna Magazzino. Le tre lattine immediatamente sovrastanti e sottostanti costi-tuivano, rispettivamente, il corridoio Alto e il corridoio Basso. Vi si trovavano, oltre ad un secondo magaz-zino, le camere dove le operaie svolgevano le funzioni di lavorazione e immagazzinamento del cibo. Un altro gruppo di operaie aveva il compito di prendere le uova dalla Nag, trasportarle nella cisterna delle Nascite, l’unica divisa in due, e deporle nella Camera Bassa. Qui dentro si sviluppavano e quando si tra-sformavano in larve le trasferivano nella Camera Alta dove le nutrivano sino a diventare bozzoli e quindi adulte.
Le guerriere, operaie dalle mandibole particolarmente forti, occupavano i due restanti corridoi, il cor-ridoio Laterale e quello  Estremo, entrambi verticali. Il primo, delimitava il Regno in direzione della Voragi- ne e comprendeva una cisterna vuota, chiamata Libera; il secondo, situato all’estremo opposto dell’inse-diamento, due cisterne, occupate dalle operaie più anziane, che insieme alle guerriere, erano adibite alle esplorazioni.
Quattordici cisterne popolate da una colonia di quattromila formiche. Una inezia, rispetto al numero di lattine presenti nella stanza. In qualche stagione potevano raggiungere le duecentomila unità, ma nono-stante avessero trasformato le lattine in un rifugio sicuro e principalmente invisibile, se volevano sopravvi-vere dovevano mantenere tale dimensione. Questo sparuto, e insignificante Regno, non sarebbe mai diventato come gli altri formicai, veri e propri mondi capaci di adattare l’ambiente circostante, altrimenti il nemico più  temibile avrebbe notato la sua esistenza.
La Minaccia, era vicinissima. Viveva nella stanza. In alcune occasioni aveva sfiorato la Distesa: una mossa avventata e il Regno sarebbe stato spazzato via.
Alla fine dell’esodo, nove generazioni prima, il muro di lattine apparve come una salvezza alle poche scampate al freddo invernale. Erano talmente raggianti da non valutare i pericoli e i sacrifici da affrontare. La nuova dimora custodiva in sé  minacce che non immaginavano, ma il trasferimento era necessario per salvare il Regno.
Il Regno Antico aveva raggiunto le diecimila unità quando un irruente vento si abbatté  per giorni sul muro esterno della casa, sgretolandone l’intonaco. Quella comunità era cresciuta oltremodo: a forza di allargare i corridoi e le camere l’intonaco si era indebolito cedendo facilmente alla prima vera intemperia. Intere pareti furono spogliate e il dedalo di vie rimase scoperto. Persino la camera del magazzino, la più profonda e protetta, fu devastata dal vento.  La Minaccia  completò la distruzione sventrando il muro e avvelenando l’aria. Le riserve di cibo caddero nel vuoto assieme alle formiche che tenacemente provarono a resistere all’immane aggressione. Salvarono poche briciole per nutrire le scampate sino alla primavera. Ma all’assalto della Minaccia seguì il freddo che circolò liberamente in quelle che una volta erano le galle-rie. Davanti a tutte queste avversità la Nag, la guida del Regno, decise di cercare un luogo più accogliente e ospitale. Le formiche in grado di partire emigrarono: con loro volava la futura Nag, indispensabile per la costruzione del nuovo Regno; la vecchia rimase con alcune operaie ad attendere la morte.
Vagarono a lungo e molte perirono prima di raggiungere la meta. Le guerriere furono le prime a provare la strana sensazione di camminare su quel terreno sconosciuto che era il vetro. Era necessaria una maggior presa per non scivolare e attraversare il suolo liscio, ma nella distesa separata da blocchi di legno fu arduo trovare una crepa finché una formica s’imbatté in una fessura, dalla quale usciva aria calda. Scavarono e allargarono il passaggio uscendo dall’altra parte. Qui la temperatura era decisamente più calda e il vento inesistente. Comunque ciò che più suscitò il loro stupore fu la moltitudine di colonne addossate alla parete. Le studiarono centimetro per centimetro, per scoprire se potevano essere di qualche utilità. Fu così che si imbatterono negli ampi fori situati proprio sulla sommità delle lattine, a ridosso del listello sovrastante. Un animale di grossa corporatura non poteva introdurvisi, mentre loro vi entravano e uscivano comodamente.
Tentarono di perforarli, però le mandibole non scalfivano minimamente la superficie dura e levigata. La perlustrazione all’interno dei cunicoli portò alla scoperta di acqua e zucchero in abbondanza. Le formiche si spostarono in una zona lontana dalla Voragine e all’interno di alcune lattine insediarono il nuovo Regno.
Intorno, sopra, sotto, accanto, altre lattine.
Inesplorate.
Il nuovo Regno non conobbe né fame né freddo, bensì altri pericoli che con il passare del tempo, emer-sero sempre più minacciosi. Primo fra tutti la Minaccia. Già in alcune occasioni aveva spostato le lattine dividendo il Regno. Se la Minaccia non le aveva  individuate, al contrario i ragni ne avevano assaggiato la carne. E proprio le formiche incrementarono il numero di ragni, i quali invano cercavano di localizzare la colonia, finendo per accontentarsi delle esploratrici che cadevano nelle ragnatele.
Al contrario delle formiche, una comunità di ragni non esisteva: essi vivevano isolati, costruivano la pro-pria rete dove ritenevano opportuno, preoccupandosi di trovare da mangiare e di accoppiarsi. Il loro terri-torio era situato nella parete contigua a quella del Regno delle formiche ed era esteso dato che ogni ragno aveva la propria galleria. Il popolo dei ragni aveva scoperto la Distesa molto prima delle formiche. Già presenti nella casa, nascosti fra i libri e dietro i quadri, girovagavano alla ricerca di prede sino a quando non giunsero in prossimità della Distesa. Col passare del tempo sempre più ragni si fermavano e costruivano reti dentro le gallerie: la vicinanza con la finestra garantiva cibo nella stagione calda, quando frequente  era il passaggio di animali che si posavano sulle lattine. Cosicché crebbero di numero mentre il cibo  lentamente diminuì. La scarsità di prede li mise uno contro l’altro, in perenne lotta, spesso si divoravano a vicenda, oppure si ritiravano verso nuove gallerie. Furono questi ragni che, oltrepassando la Voragine, incontrarono le formiche. Nacque così la leggenda che parlava di una colonia ricca, ma nessuno la prese in considerazione. Questo, oltre alla distanza e alla Voragine, permise alle formiche di prosperare tranquillamente.
Gli altri popoli erano le zanzare e i mosconi. Essi rappresentavano un pericolo forse maggiore dei ragni stessi in quanto, le prime attaccavano la Minaccia, i secondi attiravano la sua attenzione ronzando e non esitavano a sfruttare tale arma per farsi consegnare lo zucchero dalle formiche.
L’unico popolo alleato delle formiche era quello delle mosche.
Sfruttando la Solidarietà Territoriale, un patto di reciproco aiuto quando due o più popoli hanno un nemico in comune, le formiche erano riuscite ad esplorare una vasta area, allargare i confini del Regno e trovare nuovi giacimenti. Le mosche setacciavano le lattine circostanti, in particolare quelle da esplorare, riferendo sulla presenza di ragni. In cambio ricevevano lo zucchero.

Le pattuglie

È buio. Immobile l’aria; non spira vento dalla Voragine. Regna nella casa il silenzio. Gli animali capaci di volare hanno abbandonato la stanza all’imbrunire. La Minaccia è coricata e l’ultima luce si spenge quando le formiche intraprendono le operazioni che precedono le missioni.
Nel corridoio Alto, fra la Kanterbrau e la Faxe la responsabile delle pattuglie informa le guide pattuglia sulle ultime disposizioni. Le formiche, aiutate dalle mosche, hanno una mappa dettagliata di tutta la Parte Nuova, la zona che si estende dal Regno alla Voragine. La Distesa è suddivisa in settori, ognuno formato da tre cisterne consecutive. Le dodici file hanno il proprio nome così che incrociando una fila con un setto-re, le formiche sanno con precisione quale cisterna stanno attraversando.
La fila Centrale corrisponde alla fila mediana del Regno. Salendo ci sono la fila Esterna, Superiore, Lontana, Alta e infine la fila Limite che lambisce il soffitto. Scendendo dalla fila Centrale ci sono la fila In-terna, Inferiore, Distante, Bassa, Estrema e la fila Ultima. Per i settori il sistema non cambia. Procedendo dal Regno verso la Voragine si incontrano i  settori Interno, Vicino, Superiore, Centrale, Lontano, Estremo, Ultimo.
Quaranta settori erano stati esplorati e svuotati e in alcune occasioni le pattuglie avevano raggiunto il settore Lontano, da dove si scorgeva la Voragine.
Le dodici pattuglie, formate da nove elementi ciascuna, sono pronte a partire. Attendono la destinazio- ne.
“Mi raccomando: attenzione alle giovani ed evitate di separarvi se non è indispensabile. I ragni hanno imparato le nostre abitudini! Ritornate con buone notizie.”
La responsabile delle missioni assegna i settori, le guide pattuglia si scambiano le ultime informazioni, si dividono e riferiscono al proprio gruppo. Quindi si dispongono in  colonna, e partono.
La pattuglia Joak, dal nome della guida, è formata da tre operaie e sei guerriere, di cui due giovani. Una di queste è Joak 9, chiamata così perché entrata per ultima. È eccitata e ansiosa di dimostrare il suo valore, sin dalla prima missione. E’ inesperta e frettolosa, perciò, per impedirle di commettere errori, due formiche anziane le camminano una davanti e una dietro.
“E` vero che un ragno può attaccare una pattuglia?”
“Zitta Joak 9! Un rumore di troppo e siamo scoperte!” la interrompe categorica la formica che la segue. Intimidita per la dura reazione della compagna si zittisce e studia il percorso.
La pattuglia deve inoltrarsi per due settori, scendere di cinque file proseguire per un altro settore e raggiungere e perlustrare il settore Lontano situato nella fila Distante. Non è una missione facile, non sanno cosa troveranno, ed esiste  il pericolo di incontrare ragni. L’unico conforto sta nelle notizie riportate dalle mosche: nessun ragno è stato avvistato nelle cisterne inferiori, quelle poste sotto la fila Interna.
Joak ha guidato altre pattuglie e per due volte si è trovata davanti un ragno, lei è la più indicata per questa missione. Con andatura decisa scivola sulle lattine restando sempre a metà altezza, in quanto i ragni perdono la loro agilità sulla superficie liscia. Superate la Budweiser versione americana e araba, la Bud Light, la Mountain Bew e la Dussldorf, arrivano alla Stuck.
Joak si ferma, si gira e unisce le sue antenne con la formica che la segue.
“Scendiamo.”
Giunte sulla fila Distante ricostituiscono la colonna e seguitano verso la Voragine per altre sei lattine, sino a raggiungere il settore assegnato.
La guida avanza di qualche passo, avvisa mediante le antenne la compagna che la segue, attende che le altre ripetano l’operazione, quindi riparte fermandosi sul listello. Lo spazio è sufficiente e la pattuglia si dispone aspettando gli ordini. Joak si preoccupa di lasciare una traccia odorosa per quando sarebbero tornati indietro. Dovevano seguire lo stesso percorso per non perdersi e rischiare di cadere in una rete.
Nell’attesa le formiche parlano fra loro. “Joak 8 hai mai visto la Minaccia?”
“Nessuno l’ha vista e nemmeno la vuole vedere.”
“Sai qual è il mio sogno?” Joak 9 ha voglia di parlare e unisce le antenne con la compagna vicina. Joak 8 non rispose.
“Il mio sogno è incontrare un ragno. Dicono siano tanto brutti.”
“Sei una incosciente. Sai quante sono morte per averne visto uno? Sono feroci e poche sono ritornate dopo incontri del genere.” Il tono delle parole è così grave che Joak 9 si pente di essersi confidata.
Intanto la pattuglia viene informata su come comportarsi, Joak dà le istruzioni con il solito sistema, antenna contro antenna. Pronuncia una frase alla compagna vicina che a sua volta la riferisce ad un altra e quando la terza esploratrice la trasmette alla quarta, Joak comincia una nuova frase.
“Da questo momento inizia la parte più difficile della missione. Dobbiamo esplorare le cisterne, questa e le due vicine, accertarci l’esistenza di giacimenti e raccogliere campioni. Inoltre, dobbiamo studiare det-tagliatamente la zona verificando eventuali presenze di ragni o altri pericoli. In caso di emergenza, lasciate la scia di odore sul terreno e tornate qui.”
Ricevuto il messaggio la pattuglia si divide in tre gruppi composti da un’esperta del mangiare, un’esplo-ratrice e una guerriera. Nel gruppo di Joak 9 c’è Joak 7 e 4: loro compito è ispezionare la Henninger. Le tre formiche guidate da Joak 4 si avviano. La più giovane si immerge in uno scontro immaginario fra un ragno e uno stuolo di guerriere, e lei è la coraggiosa che colpisce mortalmente il nemico. Ma appena entra nell’apertura scopre quanto sono remoti i suoi sogni.
L’aria è calda, quasi soffocante e il buio ancor più buio. Il respiro è affannoso più per la paura che per l’aria e la giovane esploratrice rizza le antenne guardinga. Istantaneamente si rende conto di quanto coraggio ha bisogno. Non è più sicura di voler fare l’esploratrice. Perché non era nata operaia? I dubbi e i timori che aveva sempre rifiutato e considerato indegni, si affacciano prepotentemente tenendole un’inde-siderata compagnia. Il malessere preme, sebbene le compagne non mostrino segni di inquietudine. Non le rimane che restare calma e implorare di uscire il prima possibile.
I suoi piccoli occhi si guardano intorno, non  scorgono  niente. La sensazione di opprimente angoscia si acuisce ad ogni passo. Le zampe scivolano sulla parete viscida: devono aver trovato un ricco giacimento. L’olfatto percepisce tracce di acqua e zucchero. Rincuorate dalla scoperta scendono più in fretta quando Joak 7 avverte una vibrazione nell’aria.
Le antenne captano qualcosa: un movimento o forse un respiro.
La tensione le immobilizza e l’euforia svanisce. Non sono le uniche all’interno della cisterna! Dimenti-cando di usare le antenne Joak 9 dà l’allarme.
“C’è qualcuno dentro!” Termina di parlare che Joak 4  tocca qualcosa di appiccicoso. Una zampa urta un filo rimanendovi attaccata.
“Sono rimasta impigliata. Venite ad aiutarmi.”
“Stai ferma, altrimenti è peggio.” le ordina Joak 7.
“E se fosse una ragnatela?” urla al suo fianco Joak 9. Il terrore si diffuse gelandole tutte e tre. Ci fu un attimo di indecisione e questo attimo lasciò presagire il peggio, fino a che le suppliche di Joak 4 non rimbombarono.
“Sbrigatevi, non posso muovermi.” La sua antenna capta delle vibrazioni piuttosto nette. Il pericolo è vicinissimo, accanto a lei.
La ragnatela adagiata nel vuoto oscilla: qualcosa si muove. Il tremore non da scampo: le grida hanno destato chi vi abita.
“Qualcuno è venuto a trovarmi.” sghignazza una voce accompagnata da una rauca risata che sinistramente echeggia all’interno della lattina. Joak 4 ha un sussulto dimenandosi freneticamente con l’unico risultato di invischiare le zampe libere.
“Aiutatemi.” lo sgomento di Joak 4 è al limite ma le compagne non rispondono.
La ragnatela oscilla con maggior intensità, poi si attenua fino a fermarsi. Joak 4 cerca di difendersi dal buio e dalla presenza ostile che da un momento all’altro la può colpire. I suoi sensi all’erta non captano pericoli nelle immediate vicinanze.
La misteriosa minaccia si era allontanata dirigendosi verso la parete opposta, risalendola.
“Dobbiamo andarcene, si sta avvicinando.” esclamò Joak 7.
“E Joak 4?”
“Non possiamo fare nulla per lei.” e si precipitarono verso la fessura.
La creatura vuole chiudere l’entrata,  per togliere l’unica possibilità di fuga alle formiche. Sale goffa-mente, al contrario delle due guerriere, le quali, però, non conoscono bene la strada e sono rallentate dal terreno scivoloso e appiccicoso. L’abitante della lattina segue un sentiero percorso in innumerevoli occa-sioni e non gli è difficile raggiungere la fessura. Giunto all’imboccatura sputa dalla bocca un filo: si appre-sta a costruire una ragnatela.
“Ci ha preceduto.” si dispera Joak 9. “Ci ucciderà.”
“Stai calma e usiamo le antenne per comunicare.”
“Senti come si lamentano.” si rallegra l’animale.  Filò la seta, la stirò con le zampe, quindi si mise ad attaccare alla parete delle gocce che fuoriuscivano da una ghiandola. A queste vi posò i fili tappando  rapidamente la fessura. Terminato il lavoro iniziò la discesa, stavolta lungo la parete dove stavano le formiche.
L’aria riprende a vibrare,  le due guerriere se ne accorgono. Joak 9 atterrita, non riesce a calmarsi lasciandosi sfuggire dei lamenti sommessi.
“Smettila. Se continui ci troverà subito.” Joak 7 la sgridò usando le antenne.
“Verranno a cercarci se non ci vedono tornare?”
“Utilizza le antenne.” era talmente irritata da non usarle nemmeno lei. “Dobbiamo organizzarci. Ci sono ragnatele dappertutto.”
Le vibrazioni si ripetevano nel tempo, aumentando di intensità. L’unica possibilità di fuga era preclusa e sotto non sapevano cosa le aspettava. Terrorizzate, in mezzo ad un ricco giacimento di acqua e zucchero, guardavano verso l’alto con le mandibole aperte pronte a fronteggiare un eventuale colpo.
“Scendiamo. Potremmo liberare Joak 4.” propose Joak 9
“Non sappiamo cosa c’è laggiù. E se lo attaccassimo? Chi lo sa quanto è grosso.”
“Siamo solo due.”
“Forse una di noi potrebbe fuggire. Io lo attiro verso il basso, tu vai sull’altro lato e sali. Quando arrivi alla fessura corri ad avvisare le altre.”
Le formiche si separano e un istante dopo una zampa fende l’aria. Sorpreso di non averle colpite, l’ani-male si dirige verso la ragnatela. Joak 7 raggiunge Joak 4 e con le mandibole cerca di spezzare il filo. Le due formiche tagliano furiosamente sennonché un colpo violento si abbatte sopra il loro torace. Una resi-stenza brevissima, inutile. Joak 9 giunta in prossimità della ragnatela si mise a morderla, attenta che le zampe non toccassero qualche filo. La difficoltà più grossa consisteva nel non impastare le mandibole altrimenti sarebbero state inefficaci, perciò di tanto in tanto doveva fermarsi e pulirle con le zampe. Appro-fittava di queste pause per captare l’aria con le antenne. Tutto era tragicamente tranquillo. La fresca ragnatela non cedeva e la guerriera nella fretta di fuggire non badò alle sue spalle.
L’aria è immobile e la libertà a poche zampe quando un’ombra scura di grosse dimensioni urta la formica. Una zampa si allunga e spenge i sogni di Joak 9.
Il gruppo di Joak ritornò sul luogo di ritrovo. La guida si guardò intorno, esprimendo malumore. Parve preoccupata del ritardo delle altre, malgrado le mosche non avessero segnalato ragni e reti. Era l’appren-sione di chi ha grosse responsabilità e teme che tutto si rivolga contro.
Apparve il secondo gruppo. Del terzo nessuna traccia.
“Cosa facciamo?” domanda una guerriera.
“Aspettiamo, forse hanno trovato un grosso giacimento.” ma non ci crede.
“Dovevano procurarsi alcuni campioni!” le ricorda l’esploratrice.
“Cosa può essere accaduto?” pensa tra sé. “Che i miei timori si stiano avverando?” Si preoccupò sul serio, come era possibile che un gruppo fosse scomparso nel nulla?  Le sembrava di aver eseguito la pro-cedura migliore. Non c’erano gruppi deboli, le due guerriere alla prima missione erano separate, ma una faceva parte proprio del gruppo ritardatario.
“Dove ho fallito?” l’orgoglio della guerriera ne risentì, però non poteva cercarle. La pattuglia ritornava decimata dall’esplorazione. La missione sarebbe stata considerata fallita e lei non avrebbe guidato altre pattuglie. Se tale pensiero la contrariava, era un leggerissimo disappunto dinanzi a un turbamento più violento: i ragni erano molto più vicini di quanto affermavano le mosche. La guida risalì la lattina, cercando di non far trapelare il proprio fastidio.
Dentro la Henninger, Olmar, un ragno di grosse dimensioni, si gusta il pasto imprevisto. La caccia è stata fruttuosa, la carne non sarebbe mancata per parecchie luci. Nonostante avesse costruito diverse reti nelle gallerie contigue, era la prima volta che s’imbatteva nelle formiche. Nell’addormentarsi alcune do-mande lo solleticano: da dove vengono? Cosa le ha spinte sin lì? Quante possono essere?
Allettante fu l’idea che sopraggiunse: trovare la galleria dove vivevano.


Dicono di me