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Io credo in Milo

Le giornate di Milo

“Finita la noia, inizia la gioia.”
Milo si affretta a raccogliere la pallina, ordinare al Galaxy 8 di postare il punteggio sulla pagina Fb e intanto schernisce il suo avversario.
“Avvisa Azzurra e la sua amica di raggiungermi al Resort Moon. Gli spiegherò come si vince a squash.”
“Hai avuto fortuna. E poi mi deconcentra vederti giocare con il palmare.”
“Assolutamente. Chi non ha, non è. Da quando sono segretario del club nessuno mi ha sconfitto. Possedere quella carica mi rende invincibile.”
“La prossima volta ti batto.” ringhia l’avversario.
“Chi ti giochi? Basta Azzurra. È la terza volta che me la sbatto.”
“Mia sorella. E non ti sopravvalutare. Ti batterò e mi scoperò Morgana.”
Milo fa un cenno derisorio con la testa. Entra negli spogliatoi. Ordina da bere inviando un messaggio con il palmare. Si spoglia. Entra nella doccia e all’istante scende l’acqua. Aggiorna la pagina Facebook e legge gli ultimi commenti sul display del Galaxy 8.
“Oggi 37 tuoi amici compiono gli anni. Fai loro gli auguri.” avvisa il palmare.
“Chi cazzo se ne frega. Occupatene te.”
Suona un campanello. Entra un cameriere in livrea che porge un vassoio con sopra un bicchiere.
Milo beve il drink, si accende una sigaretta e si rivolge al suo palmare.
“Quante amicizie ho?”
“6048.”
“Quante ne mancano a 7000?”
“952.”
“C’è modo di arrivare a settemila quasissimo?”
“La tua cerchia di amici, di amici degli amici e conoscenti degli amici degli amici è esaurita. Devi trovare il modo di farti conoscere dal resto della città. Se ci riuscirai sarai il più visibile di tutti.”
“Assolutamente. Possiedo l’Audi A5 Special. Un Rolex al titanio schermato oro da 10.000 euro e mezzo. Te. E fra quasissimo avrò il Galaxy 9, prenotato sei mesi fa. Possiedo le Beauty Farm, l’agenzia Sonni Tranquilli, metà studio legale Rigli. Sono il segretario del club esclusivo Evergreen. Ho 250 femmine tatuate sulla mia schiena. Io respiro l’elite. Io sono l’uomo più visibile di questa città.”
“Puoi diventare ancora più visibile.”
“Mi piace. Come faccio?”
“Postare video spettacolari su Youtube. Oppure farti pubblicità tramite alcuni siti qualificati. Creare una start up. Inventare un app. Se possiedi qualcosa che nessuno possiede, le persone ti ammirano e ottieni migliaia di amicizie.”
“Possiedo tutto quello che gli altri non hanno.” si arrabbia Milo. “Sono il professionista più esclusivo della città. Tutti vogliono essere me e io voglio essere solo me stesso. Ma con diecimila amicizie nella mia pagina, per essere taggato cento volte al giorno e cento la notte.”
“Per essere taggato migliaia di volte devi realizzare un’impresa fuori dal comune.”
“Che cazzo dici? Vorresti insegnarmi come si apre un’impresa in un altro comune? Ti si è surriscaldata la scheda madre? Hai dimenticato il mio curriculum che ogni ora aggiorni? Farebbe invidia ai faraoni della Cina.”
Milo finisce di bere e getta il bicchiere nel water.
“Se riesci ad associare il tuo nome ad un’impresa mai realizzata da nessuno, sarai così famoso che non basterà tutto Facebook per contenere le tue amicizie.” precisa il palmare.
“Mi piace. Fammi qualche esempio.”
“Un personaggio pubblico di fama internazionale. Diventare un attore celebre. Oppure uno sportivo famoso. Un calciatore, un tennista o un pilota. Oppure diventare un cantante. Un’artista. Uno scrittore. Diventare papa. Oppure inventare qualcosa che ancora non esiste. Inventare un bisogno. Oppure fare il politico.”
Milo si lascia tonificare dall’acqua calda che scende copiosa e intanto riflette.
“Chi di questi ha più amicizie?”
“Il papa.”
“In cosa bisogna essere laureati?”
“Bisogna farsi prete. Entrare in seminario, prendere i voti, distribuire i sacramenti.”
“Quanto costa laurearsi in un seminario?”
“Centomila euro. Però per diventare papa occorre essere cardinali. Per essere cardinali occorre essere vescovi. Per essere vescovi occorre essere prete. Ci sono delle eccezioni. Alcuni vescovi sono laici, ma non diventeranno mai papi.”
“Vangelo puro e duro. Basta pagare e si superano tutte le eccezioni.”
“Assolutamente. Però c’è un voto da rispettare. Non bisogna avere rapporti sessuali.”
“Pervertiti.” esclama schifato. “È come se una banconota fosse usata per incartare una merce.” si scandalizza. “La merce è al servizio della banconota e non viceversa. Lo insegnano al primo esame di economia. E così vale per le femmine. Sono al servizio dei maschi. Esistono per noi. Chi le rinnega, rinnega lo sforzo fatto per crearle. Il fango della terra. La costola di un maschio. La saliva di Dio. Sei sicuro di quello che dici?” domanda al palmare.
“Assolutamente. I preti sono obbligati alla castità. Devono dedicarsi completamente a Dio.”
“Che cazzo è la castità?”
“Rinunziare ad avere rapporti sessuali.”
“E poi vorrebbero insegnarmi come si vive. Questi non hanno capito un cazzo.” Milo esce dalla doccia e indossa l’accappatoio colore verde del club.
Entra Carlo, l’avversario che ha perso a squash.
“Milo, un favore. Mi fai leggere qualche nome di femmina sulla tua schiena?”
“Assolutamente. Vuoi vedere se qualcuna l’hai scopata anche te?”
“Veramente vero.”
Milo cala l’accappatoio e mostra i tatuaggi a Carlo.
“Cazzo. Quante femmine ti sei fatto. Neanche il miglior hard disk conserva cosi bene certe informazioni.”
“Assolutamente. E c’è ancora tanto posto da riempire.”
“Dopo Azzurra ti sei scopato altre trenta femmine.”
“Chi va piano non è sano. Come disse l’Audi alla utilitaria da 20.000 euro.”
“Oh Milo. Tu hai parole di vita eterna.”
“Vangelo puro e duro.”
Lascia il club e corre verso l’Audi A5 Special.
Un’auto accosta. Il conducente abbassa il finestrino. “Mi scusi. Mi sa dire come faccio ad arrivare al Viale Italia.”
“Che cazzo ne so. Comprati il navigatore.”
Alle 15.00 Milo è nel suo ufficio a lavorare. Si messaggia con Azzurra per avere qualche informazione sulla sua amica.
Tutto quello che vuoi sapere su di lei lo trovi sulla sua pagina Fb
Milo non perde tempo e si collega al social network.
Bussano alla porta.
“Dottor Martini e arrivato il signor Taddei per la polizza sui viaggi aerei.” informa Selene.
“Assolutamente. Digli di aspettare che ho un caso di importanza nazionale. Te lo giuro. Offrigli un caffè e raccontagli la tua vita.”
Milo entra nella pagina dell’amica di Azzurra. Legge il curriculum, i post degli ultimi anni e guarda i video. Soddisfatto, pregusta la serata con le due donne, quando squilla il Galaxy 8.
“Ti informo che quest’anno per la settimana bianca andiamo ad Aspen. Sulle alpi non c’è neve. Ho già prenotato e ho convinto le nuove assunte a iscriversi.” È Mario, il padre.
“Io porto i miei tre lupi.”
“Non è possibile. Dobbiamo attraversare l’oceano.”
“La crociera in mare l’ho fatta il mese scorso.”
“Aspen è in Colorado.”
“Assolutamente. Io non coloro e non rado. Manco morto.”
“A proposito di morte ti ho chiamato per informarti che Tina è stata ricoverata d’urgenza all’ospedale. Ha chiesto di parlare con te.”
“Si è decisa a venire a lavorare nella mia villa?” spera Milo.
“Fenomenale. È in pensione da un anno.”
“E che cazzo vuole da me?”
“Domandalo a lei. Ti aspetta stasera. Mi raccomando sii delicato. È messa male.”
“La messa è andata male? Mario da quand’è che vai in chiesa?”
“Sono preoccupato.”
“Veramente vero. Anch’io. Mi attende una serata molto impegnativa. Ho per le mani due femmine che vogliono finire sulla mia schiena. Mi tocca uscire prima dal lavoro per portare l’Audi a lucidare.”
Alle venti e trenta Milo entra nella sua casa. Una villa da un milione e mezzo di euro. Due campi da tennis, due piscine, più una terza in un salone. Sette camere, cinque bagni, due sale pranzo, due sale sauna, quattro sale cinema, due sale fitness. Una piazzola per l’atterraggio degli elicotteri, 5 ettari di parco, con bosco e giardini.
Milo ha fame e si dirige nella sala pranzo. Ha ordinato da mangiare con il palmare prima di lasciare il club Evergreen.
Si avvicina al tavolo e osserva gli schermi. Il piano del tavolo, lungo sei metri e largo tre, è di oled, suddiviso in diciotto quadranti. Ogni quadrante trasmette le immagini delle televisioni più famose. Trovato il canale che gli interessa, Milo si siede e sfiora lo schermo del palmare. All’istante compare una cameriera che spinge un carrello. Depone sul tavolo le posate e il piatto ordinato da Milo e va via.
Milo mangia e guarda lo schermo alla sua sinistra. Morgana, a quattro metri di distanza, è presa a seguire un film trasmesso dal canale 12 e intanto lo commenta con le amiche su Facebook.
Dopo aver ingurgitato un paio di bocconi, Milo si alza e si sposta di tre quadranti. Sfiora il palmare e ricompare la cameriera con il secondo. Pochi minuti e Morgana fa lo stesso.
“Cazzo. Nessun canale mondiale parla della nostra città. Non un servizio. Non un evento. Non un film girato qui. Nessun attentato. Questa città non conta un cazzo nell’economia mondiale che neanche i terroristi se la cacano.” constata Milo.
“Assolutamente. Niente sfilate, pochi concerti, nessuna premiere. Siamo anonimi. Nessuna rivista cita questa città. Neanche la Bibbia.”
“La digiti su Google e cosa ottieni? 150.000 link. Che cazzo sono paragonati ai due miliardi e mezzo di New York?”
Morgana si alza da tavola e si ferma sul quadrante posto ad un angolo.
“Intervistano la protagonista di Famiglia Meraviglia.” esulta ordinando al palmare di registrarla.
“Girano rumor che ha intenzione di interrompere il suo ruolo nella fiction Famiglia Meraviglia. Lei conferma?”
“Assolutamente. Dopo dieci anni è mia intenzione cambiare strada. Devo tutto al mio personaggio che mi ha reso famosa, ma è giunta l’ora di intraprendere nuove strade. Se voglio vincere l’oscar devo interpretare ruoli più drammatici. Ho bisogno di registi famosi e loro hanno bisogno di me. Interpretare esclusivamente Moira non mi permette di far risaltare le mie qualità di attrice completa.”
“Che cazzo dice?” grida Morgana. “Gli si è staccata la connessione?”
Dalla cucina sopraggiunge una cameriera.
“Qualcosa non va signora?”
“Che cazzo vuoi? Tornatene a lavare i piatti.” intima furiosa Morgana.
Milo segue una partita di calcio e scommette con gli amici il risultato.
“Sento il bisogno di cambiare. Ho bisogno di nuovi stimoli.”
“Tu hai voglia di nuovi cazzi, troia.” Morgana non si trattiene. “Non si tradisce così chi ti venera da dieci anni.” Morgana è sconvolta e all’istante posta sulla propria pagina un post di protesta. In tre minuti riceve cento mi piace.
“Non abbiamo una squadra sportiva che ci rappresenti a livello planetario.” commenta Milo. “Quanti titoli mondiali vanta la mia città? Zero. Come possiamo farci conoscere se non vinciamo un cazzo? Lo sport è fondamentale per farsi pubblicità, ottenere ammirazione e fare profitti. Trascina le folle, crea idoli, aumenta il merchandising. Soldi. Successo. Fama. Tutto quello che manca alla nostra città.”
“Se quella stronza molla Famiglia Meraviglia, io boicotto la fiction.”
Squilla il Galaxy 8 di Morgana.
“E ora che cazzo vuole Silvia?”
“Signora, volevo avvisarla che Martin ha mangiato tutto ed è pronto per andare a dormire.”
“E c’è bisogno di telefonare?” s’irrita Morgana.
“Martin vuole il bacio della buonanotte.”
“Daglielo tu.” e chiude la comunicazione.
Milo si è spostato e segue un video su Youtube.
Morgana infuriata guarda un canale di fitness. Intanto invia un messaggio a Milo.
Giornata di merda. Oggi alla saudance ho saltato la lezione perché c’erano troppi iscritti
Cazzo è la saudance
La nuova frontiera del wellness. Si balla dentro la sauna. Si porta una bottiglia di acqua e va finita. Le tossine fuggono, i pori si eccitano.
Giunge un messaggio di Silvia, la babysitter.
Le maestre vorrebbero vederti. Non hanno mai avuto l’occasione di parlare con te.
Sono discrete? scrive al volo Milo.
Compriamo la Ben-Ego così ci faccio entrare chi mi pare. È il nuovo messaggio di Morgana.
Abbastanza. Risponde Silvia.
“Che schifo. Pago 2000 euro di retta per mandare mio figlio nell’asilo più esclusivo, per farlo stare con le famiglie più esclusive della città e le maestre sono brutte. Come può crescere sano mio figlio?” quindi invia un messaggio.
Non ho tempo da perdere per questa cazzate. Parlaci tu
Poi risponde alla moglie.
Servirebbe una palestra alle mie Beauty Farm. Quanti soldi vogliono?
Il telegiornale del canale cittadino Uno trasmette un servizio di politica.
“Anche oggi è stata una giornata campale per la giunta. Dopo l’ennesima polemica l’assessore ai lavori pubblici ha rassegnato le proprie dimissioni. Il sindaco ha preso l’incarico ad interim e ha minimizzato l’evento. Tuttavia, assieme all’assessore si sono dimessi tre consiglieri. Da più parti si chiede al primo cittadino di fare un passo indietro, così da anticipare il termine della legislatura di un anno…”
“Decidessi io eliminerei politica, politici e politiche. Basta un manager per far funzionare una città.” sentenzia Milo.
Morgana diteggia sul palmare e immediatamente compare la cameriera.
“Hai sfamato i miei lupi?” domanda senza alzare la testa dallo schermo del tavolo.
“Sì signora. Hanno mangiato tutto.”
“Li hai pettinati per il concorso di domani?”
“Assolutamente. Oggi li ho portati alle Beauty Farm Animal per il trattamento completo. Lavaggio, pettinatura, massaggi e pedicure.”
“Falli entrare che gli do il biscotto.”
La cameriera esce e pochi secondi dopo entrano nella sala tre lupi di un anno che Morgana ha comprato andando nella repubblica Ceca per sceglierli.
Gli animali saltano addosso alla donna leccandole il viso affettuosamente.
“Thor. Tessa. Elsa. Amori miei. Come siete belli. Domani alla sfilata vincerete tutti i primi premi.” Morgana s’inginocchia, dà loro i biscotti e li coccola.
Milo aggiorna l’immagine di copertina della sua pagina facendosi un selfie con i cani.
“Non è giusto che non abbiano una pagina Fb tutta loro.” protesta Morgana. “Ce l’hanno porci e cani. Da oggi anche i miei lupi avranno la loro pagina Fb.”
“Assolutamente.” È d’accordo Milo.
Entusiasta, Morgana scatta foto e riprende con il palmare i tre animali e in cinque minuti li iscrive sul sito social più frequentato nel pianeta.
In mezz’ora ricevono duecento richieste di amicizia.
Alle 22.00, Milo è nella sua sala bagno. Morgana è uscita portandosi dietro un lupo. Silvia è in camera a guardare la tv mentre Martin dorme.
Milo si gode la doccia, la sauna e la vasca, fumando e bevendo mentre segue Femmine contro sulla tv attaccata alla parete. Beve e scommette con gli amici sulla vincitrice. Finito il programma entra nella doccia per togliersi la schiuma. Esce e stringendo il palmare nella mano destra si posiziona sotto un cerchio metallico dal quale fuoriesce un potente getto di aria calda che lo asciuga in cinque secondi. Indossa l’accappatoio. All’istante il Galaxy 8 interviene.
L’accappatoio che indossi l’hai utilizzato ieri
Al che Milo s’incazza. Se lo toglie e lo getta per terra.
“Chiamami la governante.” ordina andando su tutte le furie.
Un minuto e compare nella sala bagno l’addetta alle pulizie. Milo sempre nudo si rade.
Appena la donna vede l’accappatoio per terra comprende la sua inadeguatezza.
“Mi perdoni dottore. Era così pulito che pensavo non l’avesse usato.”
“Io non ti pago per pensare. Quanti accappatoi possiedo?”
“57.”
“Ti sembra normale che indossi due volte consecutive lo stesso accappatoio?”
“Assolutamente.”
“Un altro errore e sei licenziata.”
Affranta, la donna esce e rientra con un nuovo accappatoio.
“Mi hai procurato i nuovi profumi che ti avevo ordinato?”
“Assolutamente. Hugo Boss, DeG, Joe e Ferrari. Ne ho presi altri quattro appena usciti. Li ho messi sulla mensola novità.”
Milo manda via la donna e si reca nella sala profumi.
“Che profumo uso stasera con Azzurra e la sua amica?” domanda al palmare.
“Le ultime due volte che ti sei visto con Azzurra hai usato Gucci e Dior. È consigliabile cambiare per non essere banale.”
Milo approva con la testa e intanto osserva le mensole di vetro con centinaia di flaconi. Sul tavolo i nuovi profumi acquistati dalla governante. Sulla parete sinistra un guardaroba che contiene tutti gli accappatoi. Sulla parete destra mensole di vetro con centinaia di bagno schiuma, balsami, shampoo, fragranze per sauna, sali da bagno e creme per il corpo.
Milo apre alcuni flaconi e li annusa. Gli piacciono tutti.
“Forniscimi la lista dei dieci profumi più usati.” ordina al palmare.
Il Galaxy 8 elenca la classifica. Milo ascolta e tace.
“Quale profumo è perfetto con un completo Prada?”
“Hugo Red.”
Alle 11,00 Milo beve un drink al Resort Moon in compagnia di Azzurra e della sua amica. Il locale è pieno e tra una bevuta e una risata, Milo, le due ragazze, gli altri clienti, si connettono alle proprie pagine, per aggiornarle con video, post e foto. Intanto i dieci schermi sparsi nel locale trasmettono video musicali a volume eccelso. In uno scorrono le immagini di una famosa metropoli americana.
“Quella si che è una città.” esclama Azzurra. “La nostra è uno schifo che mi vergogno di taggarmi con lei.”
“Assolutamente. Non è riportata su Google Earth. Nessuno la tagga da quanto è morta.” Rincara Milo. “Non è su Youtube. È una città inutile. Vivere qui è una condanna. Io voglio abitare in una città di successo. Una città che abbia miliardi di link. Vivere qui t’ammoscia l’uccello. Non sei connesso a niente. Qui non mi diverto.”
“Assolutamente. Non ci andrei mai in crociera. È una città da resettare.”
“Vangelo puro e duro. Mi annoia. Se dipendesse da me la raderei al suolo e ci costruisco sopra il futuro.” Fa Milo.
Milo sorseggia il drink quando lo sguardo si sofferma su dei clienti appena entrati. “Che cazzo ci fanno quelli?” protesta con il cameriere.
“Quelle persone di colore? Sono qui per divertirsi.”
“Quelli devono lavorare per permettersi il permesso di soggiorno. Non possono divertirsi. È una parola che non esiste nel loro vocabolario.”
“Assolutamente. È il proprietario che decide quale clientela può entrare.”
“Chiamalo.”
“È occupato.”
Milo mostra una banconota da cinquanta euro. Il cameriere sparisce nella folla. Milo svuota il bicchiere e si accende una sigaretta.
“Non si fuma nei locali pubblici.” protesta un cliente.
“Assolutamente. Questo è un locale privato. Quindi fumo quanto cazzo mi pare.”
Ricompare il cameriere.
“Aveva ragione dottor Martini. Sta arrivando.”
“Io ho sempre ragione. Altrimenti me la compro.” Milo gli dà i soldi e il giovane ringrazia.
Un uomo sulla cinquantina, capelli biondi, catena d’oro al collo e una vistosa camicia bianca si avvicina sorridendo.
“Che ci fanno quelli nel mio locale?” Milo indica i ragazzi di colore.
“Come mai ce l’hai con loro? Ti hanno infastidito?”
“Non sono cristiani. Non parlano italiano. Puzzano. Non ci mostrano le loro femmine. Vogliono imporci la loro religione. Sono vegetariani. Sono terroristi. Te lo giuro.”
“A me interessa solo una cosa. Che paghino quello che bevono.” Taglia corto il proprietario.
“Di questo passo diventerà un locale frequentato da stranieri extracomunitari. Non ci sarà più una femmina che vorrà venire qui a prendere un aperitivo.”
“I tempi sono cambiati Milo. Stiamo diventando una società di melting point. Fattene una ragione.”
“I punti meeting di una società fottono le ragioni. Questo è il mio locale preferito. Qui trovo le femmine che voglio scoparmi e dato che mi attendono decenni di proficua attività sessuale non ho intenzione di fermarmi. Qui le scelgo e qui le prendo. Altrimenti compro il locale e decido io chi entra.”
“Non ti sembra di esagerare Martini?”
“Dottor Milo Martini. Solo chi esagera può far sua l’esagerazione. Tu non hai letto la bibbia e si vede. Se è bastato un libro per governare gli uomini per duemila anni, a me basterà comprare questo locale per essere ammirato dalle femmine per i prossimi duecento secoli. Quanto vuoi?”
L’altro, incredulo, scoppia a ridere. “Un milione di euro.” spara.
“400.000 e prendo anche il parcheggio.”
“Sei pieno di debiti.”
“Assolutamente. Sono i debiti a fare l’uomo ricco. Io sono pieno di femmine in debito con me perché le ho fatte godere.”
“Non ce li hai tutti questi soldi.”
“Pensaci. Il numero del mio avvocato lo conosci. Mentre conti i soldi io me ne vado a scopare due femmine.” Milo getta il bicchiere, diteggia sul palmare e ritorna dalle ragazze.
“Tuo padre ha più classe.” grida con disprezzo il proprietario.
“Che ore sono?” Milo raggiunge le due ragazze. “Il mio Rolex da 10.000 euro e mezzo mi informa che è giunto il tempo di andare a divertirci.”
Si avvia verso l’auto, seguito dalle due donne.
“Che classe ha tuo padre?” domanda Azzurra a Milo.
“Come assicuratore ha la bonus malus.”
L’amica di Azzurra è estasiata. “Cazzo. Hai l’A5. E guarda come luccica.”
“Assolutamente. Per chi mi hai preso?”
“Io scopo solo con maschi che possiedono l’Audi.”
“Mi piace. È arrivato il tuo momento.”
Alle 3.00 Milo rientra nella sua villa. Quando scende dall’auto i tre lupi gli vengono incontro. Li accarezza.
“Quante amicizie avete nella vostra pagina?” controlla sul palmare. “Cazzo. Siete a 357.”
Si avvicina alla porta per il controllo della retina. Entra, sale le scale. Le luci si accendono al suo passaggio.
“Dov’è la mia camera?” chiede al Galaxy 8.
“Seconda porta a destra, salite le scale.”
Milo entra nella camera. Le luci si accendono all’istante. Ordina alla tv di svegliarsi. Verifica con il palmare che le lenzuola non siano quelle della notte precedente. Entra nella sala armadi e si spoglia. Depone nelle gruccette i vestiti e indossa il pigiama pulito. Si profuma con due differenti profumi, entra nel letto, beve un drink e aggiorna la propria pagina.
Il giorno dopo si sta facendo tatuare il nuovo nome sulla schiena quando il palmare gli ricorda gli appuntamenti più urgenti.
“Alle 17.00 alla Ben-Ego per il fitness. Alle 18.00 c’è la seduta di abbronzatura trifacciale. Alle 19.00 l’aperitivo al Bardot. Se avanza tempo dovresti vedere Tina Marchi. Il passo è dalle 19.00 alle 20.00.”
“Cazzo. Non ho un attimo libero. Tutti mi cercano, tutti mi vogliono.”
Dopo aver alzato pesi, essersi sottoposto all’abbronzatura, e preso l’aperitivo, Milo si reca all’ospedale. Con l’aiuto del Galaxy 8, trova la camera di degenza della ex governante.
“Non sapevo che avevi smesso di lavorare dai miei.”
“È un anno che sono in pensione, Milo. Ho diritto a riposarmi dopo una vita fatta a rincorrere i capricci dei Martini. Non credi?” la voce è affaticata.
“Veramente vero. Io credo. Credo nella chiesa santa cattolica a posto, unita e invisibile.”
“Sei una sicurezza, Milo. Niente scalfisce la tua persona. Uno come te potrebbe diventare sindaco. Roba da non credersi.”
“Vangelo duro e puro.”
“Assolutamente. Certo se sei arrivato sino a qui lo devi anche a me. Ho contribuito, nel mio piccolo, al tuo successo. Lo devi ammettere. Chissà dove arriverai. Io non lo so, però so da dove sei venuto.”
“Assolutamente. Devo arrivare molto lontano e io sono l’uomo giusto per realizzare i miei sogni.”
Tina sorride, senza nascondere una smorfia di dispiacere.
“Sto morendo. Non tornare più a trovarmi. Non voglio che mi veda in queste condizioni. Hai già sofferto per Vanessa.”
“Sei stata una mamma. La seconda.”
Tina allunga la mano tremolante e stringe quella del giovane. Lo fissa negli occhi.
“I soldi sono la tua mamma.”
Milo deglutisce amaro. “Vanessa non mi ha mai tagliato i capelli. Perché?”
L’anziana donna fa un ultimo sforzo. Rilascia la mano di Milo e la porta sul cuore. Chiude gli occhi per qualche secondo. Prende fiato mentre respira con affanno. C’è un macigno da spostare e le forze sono insufficienti. Tina prega di farcela. Si tratta di poche parole di una lunga storia. Pagine di un libro che sente il dovere di aprire. E questo dovere le fa trovare le energie necessarie per una rivelazione.
“Perché Vanessa non era tua madre.”

 


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