"Siamo di carta e
navighiamo dentro
un libro che non
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I riciclati

I riciclati

Una strada buia. Qualche lampione spento, qualcuno acceso. Nessuno per strada. Alcuni schiamazzi dalle finestre. Silenziosa, giunge un auto. Parcheggia vicino ad un cassonetto. Si spengono i fari e il motore. Scende un uomo. Si guarda intorno. A destra, a sinistra, in alto. Apre il bagagliaio e tira fuori un tubo. Stretto e lungo. Sembra una pistola. L’uomo gira una manopola, preme un tasto e una fiammata avvolge il cassonetto. Divampa una lingua di fuoco. L’uomo rimette il tubo nel bagagliaio, sale in auto e riparte. Silenzioso come era arrivato. Alle sue spalle una fiamma alta qualche metro avvolge il cassonetto. Qualche secondo e qualcuno si affaccia, gridando spaventato.
“L’incendiario. L’incendiario ha colpito ancora. Chiamate i pompieri.”
Dall’altra parte della megapoli, tre uomini discutono all’interno di un’auto.
Lungo il marciapiede di una strada secondaria, una fila di cassonetti colorati interrompe la colonna delle auto parcheggiate. Giallo, verde, arancione, bianco: ognuno raccoglie un rifiuto specifico. Quello per la carta, quello per il vetro e la plastica, quello per l’organico e quello per il residuo.
Un signore passeggia. L’eco dei passi cresce indisturbato. L’uomo si ferma davanti ai cassonetti ed estrae dei rifiuti da un sacchetto, introducendoli negli appositi contenitori.
All’interno dei cassonetti il brusio surriscalda le pareti. Qualcuno, intollerante, grida al mondo la sua rabbia. Chi gli è accanto annuisce. Altri si tappano gli orecchi, oppure discutono con i vicini, nella speranza che il polemico la finisca con il suo sermone.
Basta che l’uomo introduca il rifiuto che tutto s’acquieta. Gli occhi spiano la fessura, dalla quale precipita l’ultimo arrivato.
“Uno di noi è di troppo.” protesta il cartone della pizza, urtato dal nuovo venuto, una bottiglia di plastica.
“Il mio uomo ha sbagliato cassonetto.” si scusa la bottiglia.
Un giornale senza tanti complimenti la invita ad andarsene. “Brava. Ora che hai scaricato le tue responsabilità, alza il sedere e infilati nel tuo cassonetto.”
“Siamo suscettibili da queste parti.” si volta la bottiglia.
“No, siamo stanchi di essere la pattumiera di tutti gli altri.” interviene un rotolo di carta igienica.
“Ah se è per questo è  solo  una questione di tempo. Quando ci fonderanno ognuno ritornerà con i propri simili e così mi risparmierò certi incontri.” afferma la bottiglia.
“Fai presto a parlare. Tu sei plastica e ritorni subito nel mercato. Noi che siamo carta, invece, ci attende un lungo processo di riconversione prima di ritornare a servire l’uomo.”
“Che colpa ne ho se siete carta? La natura ha stabilito così. Da una parte i più forti, dall’altra i deboli.”
“Però riguardo all’inquinamento hai le tue gravi responsabilità. E per colpa tua ci rimettiamo noi che non inquiniamo.”
“In che cassonetto sono finito?” si dispera la bottiglia. “Volete addossarmi tutti i mali del mondo solo perché voi siete insignificanti? E magari anche invidiosi della mia posizione.”
Un flacone sommerso dai cartoni si risente. Anche lui ha sbagliato cassonetto. “Se vogliamo parlare di chi inquina veramente, parliamo delle industrie e delle automobili.”
“Voi plastiche siete dappertutto. State ricoprendo le strade ed ora riempite anche i cassonetti che non vi competono.” un cartone alza la voce.
Scoppia il putiferio perché le due plastiche non ci stanno a farsi offendere e rispondono per le rime al cartone e agli altri. Poi la discussione s’interruppe. C’è un nuovo arrivo: un cartoccio di latte in pek.
“Anche questo cassonetto puzza.” sono le sue prime parole.
“Adesso abbiamo pure un conte.” gli risponde a tono una custodia per sigarette.
“Perché i vostri proprietari non vi lavano prima di gettarvi nei cassonetti?” deplora il cartoccio.
“Da quando in qua si lava la spazzatura? Non siamo mica animali o automobili.”
“Le persone civili lo fanno,  ma si vede che sono finito in un quartiere degradato.” Il cartoccio è attento ad evitare il contatto con la carta.
“Per tua conoscenza ci troviamo in una Ztl, una zona centrale della metropoli. Centrale e benestante. Hai notato quanti cassonetti ci sono?”
“Da dentro un sacchetto di plastica si vede ben poco.” risponde acido il cartoccio.
“Basterebbe che gli uomini profumassero i cassonetti.” interviene la bottiglia.
“Scordatevelo. Noi siamo rifiuti e i rifiuti non hanno diritti. Possiamo solo sperare che il camion passi presto.”
“La cosa che m’irrita è che l’uomo, nonostante abbia inventato i cassonetti differenziati, continui a mischiarci.” brontola un libro scolastico.
“Ha parlato l’intellettuale.” il cartone della pizza non lo sopporta proprio.
“Hai detto bene. Io so più cose di tutti voi messi insieme. Chi sa dirmi qual è il cubo di cinque? O la capitale del Belize? O qual è la famiglia di piante alla quale appartiene il sambuco?”
“Non vorrei sembrarvi pedante però io sono un romanzo scritto da un certo Paolo Tognocchi, dal titolo La Polvere del Tempo. Voi pensate di sapere tutto, ma leggetemi e forse rivedrete le vostre posizioni. Si narra una leggenda in mezzo ad altre leggende. Indimenticabile.”
“Non si può fare pubblicità.” s’indigna una lattina.
“Ti sei vista? Sei colorata come una pubblicità.”
“Che sciocchezze.” s’intromette il polistirolo. “Chi se ne frega dei cinque cubi e del capitale nel Belize. L’uomo ci usa perché noi spostiamo la merce e non la cultura. La cultura non si mangia e non si beve.”
“Edonista.” Riprende il libro scolastico. “Tu vivi di piacere, ma la vita è cultura. Solo le domande sfamano veramente. Chi siamo? Da dove proveniamo? Dove andiamo?”
“Mi sembra di partecipare ad un quiz televisivo.” si appassiona una cartolina.
“In ogni caso il polistirolo ha ragione. Mio caro so tutto qua dentro sei in minoranza e questo significa che conti poco.” afferma il cartoccio.
“L’uomo usa la cultura per farsi bello davanti agli altri uomini. È solo una forma di vanità.” aggiunge il giornale. “Prendi me, per esempio. Pensi che anch’io non sappia niente? So tutto quello che accade nel mondo, ma dopo un giorno non servo più. Sono una merce effimera senza più alcun valore. Dimenticato e gettato.”
“L’uomo si preoccupa del suo benessere e quando lo soddisfiamo terminiamo in un cassonetto, se abbiamo fortuna.” rincara un cartone.
“Usciamo di scena. Come certi attori di secondo piano che fanno una breve apparizione in un film solo per dare risalto ai protagonisti. Comprimari, se non addirittura comparse, ecco quello che siamo.” esclama una rivista di cinema.
“La vostra visione della vita è alquanto riduttiva.” dichiara una bottiglia di vetro. “Il Grande Fuoco ci fonderà eliminando le impurità e ritorneremo, con una nuova forma, ad aiutare l’uomo. In un’altra vita sono stata un vetro di una finestra. In un’altra ancora un bicchiere. Chissà cosa sarò nella prossima vita? Se anche voi ragionaste come me, vedreste la vostra esistenza sotto un’altra luce.”
“Questa è filosofia da spazzatura.” commenta il rotolo “In realtà, qualsiasi compito svolgiamo, siamo destinati a fare tutti la stessa fine. Il dopo non ha alcun valore. Io non ho mai incontrato nessuno che sia tornato indietro dal Grande Fuoco.”
“Sciocca.” insiste la bottiglia. “È in te che devi cercare il significato, non negli altri. Se guardi profondamente in te stessa, scoprirai dei segni, se non delle tracce, di altre esperienze che ritieni inspiegabili per la condizione che stai vivendo adesso. Queste esperienze non sono altro che vite precedenti, nelle quali hai servito l’uomo, in una forma diversa da quelle attuale.”
“In qualcosa bisogna pur credere.” afferma un cartone per imballaggio.
“Faresti bene a crederci pure tu.” gli consiglia la bottiglia. “È vero che siete ingombrati, però pensavo che il cervello fosse in proporzione alle dimensioni.”
“Razzista e primitivo. Non lo sai che la diversità rafforza?” è il turno di un contenitore di polistirolo.
“Avete seguito corsi di sociologia prima di entrare nei consumatori?” domanda il cartoccio.
“A forza di frequentare l’uomo abbiamo adottato il suo linguaggio.” constata il cartone della pizza.
“Sentite, qualcuno di voi sa dove andremo a finire una volta che il camion ci ha prelevati?” chiede una rivista.
“Ci riciclano.” risponde la lattina. “In questo modo non inquiniamo perché siamo riutilizzati più volte e l’uomo non spreca la materia prima, salvaguardando il pianeta.”
“Non le dare retta.” il giornale era pragmatico. “Queste idiozie le scrivono per far contenta la gente. Entreremo nel Grande Fuoco e dopo è finita.”
“Qualcuno sostiene che una volta entrati nel Grande Fuoco finiamo in un mondo dove l’uomo è nostro servo e ubbidisce a ogni nostro ordine.” suggerisce un volantino.
“Non crederai a queste ridicolaggini?” lo irride il cartoccio di latte.
“Reincarniamo.” ricorda a tutti la bottiglia di vetro.
Gli occupanti del cassonetto la guardano con lo scetticismo stampato negli occhi.
“Beato quelli che pur non avendo visto crederanno.” una vocina provenne da un angolo del cassonetto. Era un contenitore di sigarette.
“In qualcosa bisogna pur credere.” aggiunge il cartone per imballaggio.
“Miscredenti.” alzò la voce la bottiglia di vetro. “Voi non avete fiducia nell’uomo, eppure i suoi prodigi sono visibili a tutti. È lui che ha inventato la reincarnazione. Riutilizzarci più volte. Ci ha dato a disposizione tante vite. Lo capite questo? Il nostro creatore vuole la nostra felicità e il Grande Fuoco è un passaggio, un cambiamento, non la fine eterna. L’uomo ci ama così tanto da preoccuparsi del nostro destino.” La sua voce squillante echeggia dentro il cassonetto e per qualche secondo nessuno sa controbattere. Forse avrebbero voglia di credere a tale visione.
“La questione è puramente tecnica. Siamo troppi sul pianeta. L’uomo ci sta producendo in quantità immense e rischiamo di provocare un disastro ecologico.” declama il libro scolastico, che prosegue. “Le cifre sono evidenti. Ogni individuo produce 1,6 kg di rifiuti il  giorno. Moltiplicato per l’intera popolazione che consuma e calcolato che le discariche non sono più sufficienti, nel giro di 30 anni il pianeta sarà sommerso dai rifiuti. Il riciclaggio è un palliativo per arginare il disastro.”
“Sono d’accordo. Basta guardarsi intorno.” è laconico il giornale.
“Sei catastrofico. Ora secondo te l’uomo è così idiota da produrre tutti noi rifiuti senza sapere come disfarsene?” il flacone è scettico.
“Lo sa, lo sa bene come disfarsene. Il fatto è che non c’interpella. Non gli interessa conoscere la nostra opinione in proposito.” si risente una lattina.
“Noi siamo soltanto delle pedine nell’immensa scacchiera planetaria.” commenta una cartolina.
“L’uomo ci ha creato e non viceversa. Siamo in balia dei suoi capricci. È il solito dilemma: può la creatura decidere per il creatore? Già Isaia nel capitolo 45 lo esprime molto chiaramente. Potrà forse discutere con chi lo ha plasmato un vaso fra altri vasi di argilla?“ la spiegazione della custodia per sigarette non passa inosservata.
“Conosci la Bibbia?” gli domanda sbigottito il libro scolastico.
“Il mio accanito fumatore era un prete.”
“Siete degli insensibili.” il quotidiano vuole essere preso in considerazione. “Qui stiamo parlando della nostra stessa esistenza. Abbiate ritegno di usare tatto. Non lo sapete che le parole sono come sassi?”
“Quante chiacchiere da sapientoni. Invece di sforzare la fantasia, godetevi la vita. A ogni giorno la sua pena, inutile aggiungerne delle nuove.” dichiara il rotolo di carta igienica.
“Ben detto, ha ragione lui.” gridano in coro gli altri giornali e cartoni che seguono il dibattito senza intervenire.
Nel cassonetto la vivace discussione prosegue, non hanno altro da fare, coinvolgendo gli ospiti, i quali litigano, si offendono, si prendono in giro.
“Noi abbiamo inventato il talk show, altro che gli uomini.” constata fiera la rivista di cinema.
Nel mezzo della notte la quiete s’interrompe dall’inconfondibile rumore di un camion che si avvicina. Nella strada avanza solitario, tuttavia la guida è incerta. Il camion sbanda e sfiora le auto parcheggiate. Si spaccano un paio di specchietti, una fiancata si ritrova con un autografo orizzontale.  L’autista del grosso mezzo sembra aver perso il controllo. Zigzaga. Si avvicina rapido, il camion non rallenta e va dritto verso i cassonetti senza riuscire ad evitarli. L’urto è violento. Due cassonetti si ribaltano, uno si squarcia in un angolo e cade in avanti, dividendosi in due. È un attimo. Tutto è sottosopra e i rifiuti sono scaraventati ovunque. Alcuni schizzano sulla strada, altri si rovesciano sull’asfalto.
Il camion non si ferma a controllare i danni. Prosegue la sua corsa, continuando a martoriare altre automobili. Pochi secondi e scompare in un’altra strada.
Ritorna il silenzio. I rifiuti si guardano intorno, storditi dalla violenza dello scontro.
“Cosa è successo?” esclama la bottiglia di vetro.
“È così che ci preleva il camion?” domanda una rivista.
“Macché.” grida un dvd pimpante. “È stato un incidente. Che figata. Meglio che alla televisione.”
“Come facciamo a rientrare nel cassonetto?” la bottiglia di plastica è in preda al panico.
Il cartone della pizza, il cartoccio e il flacone si voltarono verso di lei.
“Sei impazzita?” esclamano i tre.
“Non capisci che siamo liberi?” strepita il cartoccio.
“Possiamo fare quello che vogliamo e non quello che vuole l’uomo.” prosegue il flacone.
“Abbiamo l’occasione di decidere in prima persona del nostro destino.” aggiunge il cartone della pizza.
“Che ce ne facciamo della libertà se non sappiamo come usarla?” obiettò il giornale.
“Dove credete possiamo andare senza una casa?” una scatola di scarpe si guarda intorno smarrita.
“Ovunque. Non siamo più obbligati a finire nel Grande Fuoco.”
“Il Grande Fuoco.” esclamarono timorosi due cartoni.


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