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un libro che non
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Eroi di carta

Eroi di carta

È un libro luminoso e quieto.
Cari lettori, non immaginate lo spettacolo che vi si presenta dinanzi la pagina. Sappiate che non abbiamo badato a spese per farvi partecipi di un incipit che oltrepassa qualsiasi limite della fantasia umana.
Catapultati nello spazio profondo, sebbene limitato al nostro sistema solare, ci avviciniamo a bordo dell’immaginazione, ognuno faccia buon uso della propria, al pianeta Saturno. Intorno al gigante gassoso gli spettacolari anelli:  una striscia bianca e nera, simile ad un disco fonografico, circonda il pianeta. Lo cinge, come se volesse dividerlo in due. Un diadema intorno all’ombelico di una donna non sarà mai altrettanto fonte di una ineluttabile attrazione. Poche righe e siamo alla distanza giusta. Facciamo presto perché fra un centinaio di milioni di anni qui non ci sarà più nulla. Ci tuffiamo dentro gli anelli, li attraversiamo in lungo e largo, in altezza e in profondità, immersi fra gli sciami di particelle di ghiaccio. Attenzione a non farsi male, non siamo assicurati. Un giro panoramico di alcune righe fra satelliti pastori, le divisioni e le centinaia di anelli per assaggiare la bellezza dell’immenso.
Fa freddo, molto freddo, non avete idea di cosa siano meno 200 gradi. Non sarà certo una termocoperta o una extraalcool a riscaldarci. Riprendiamo fiato e rallentiamo quanto basta per non essere catturati dalla gravità e  godiamo dello spettacolo, fuori dalla portata dell’immaginazione. Sorvoliamo ancora gli anelli, le loro linee perfette custodite dai satelliti e nella divisione  Cassini c’imbattiamo in un ammasso di astrotir parcheggiati alla rinfusa, che dondolano in attesa del ritorno dei loro proprietari. Dirimpetto agli astrotir catene montuose di caravan, moto, roulotte, barche e qualsiasi mezzo di locomozione che sia stato inventato, ormeggiati dove capita. D’altronde non si vedono strisce che indichino un qualche parcheggio autorizzato. Poco distante una fila di mongolfiere, un serpente ondeggiante e variopinto che si muove lentamente, non chiedetemi come sia possibile. Intorno, audaci a bordo di parapendii che sfruttano il vento solare,  sorvolano gli anelli, li lambiscono, sino a subire il richiamo dei giudici di non interferire con il regolare svolgimento della gara. Due surfisti a motore contemplano la scena surfando da un anello all’altro. Un treno a vapore sbuffa nuvole bianche che il buio siderale ingoia e digerisce in silenzio. Trascina centinaia e centinaia e centinaia di carrozze dalla forma di villette a schiera a tre piani. Famiglie in ferie che hanno prenotato e seguono l’evento, anziani che si godono la pensione, giovani coppie in nozze di miele, gite, personaggi di altri libri in pausa pranzo. Il treno rasenta gli anelli A, come anche le mongolfiere, gli arditi che pedalano sopra biciclette gravitazionali, un carro alato guidato da un auriga e tirato da due cavalli, uno bianco e uno nero, un vecchio barbuto vestito di rosso su una slitta, un suonatore di flauto inseguito da milioni di fotoni. Poi i soldi sono finiti e gli altri sono venuti a spese loro. Non mancano le ambulanze a sirene spiegate per soccorrere i feriti, ci sono alcuni ospedali da campo attrezzati per accogliere i concorrenti sfortunati e ovunque si aggirano razzi funebri, per chi esala l’ultimo respiro.
Ai bordi  degli anelli sono accampate bancarelle, luna park, fiere, saltimbanchi, circhi, case d’appuntamento e case da gioco. Sorvolano delle navicelle monoposto guidate da indiani che sparano frecce laser e neanche farlo apposta transita una diligenza trainata da cavalli con nove persone  a bordo. Insomma, è un brulicare di gente, gentaglia, gentaccia, gentiluomini, gentilesso, gentili. Tutti assiepati intorno agli anelli A. Per intenderci, la gara si svolge sugli anelli situati oltre la divisione Cassini. Ce ne sono in abbondanza e i concorrenti scelgono quello a loro più congeniale e lo percorrono finché ce la fanno.
All’esterno degli anelli c’è più ordine. Vi stazionano astronavi di ogni dimensione e forma, a propulsione ionica, a fusione, a velocità parsec, da riempire un volume solo per le descrizioni tecniche. Sorge il dubbio che i misteriosi passeggeri seguano l’evento per studiare altre forme di vita nell’universo. Un gigante seduto su un satellite con un binocolo lungo centinaia di metri segue la gara mangiando pop corn. Quando i concorrenti spariscono dietro la curva, salta su un altro satellite e ricomincia a tifare.
Naturalmente, non manca la musica. Seven step to heaven diffonde qualcosa di rassicurante: a questa altezza il paradiso è più vicino. Sembra di intravederne i contorni: sarà mica la porta? suggeriscono le note.
Ma questa folla che ci fa intorno agli anelli di Saturno? Possibile che nessuno di voi lettori si sia posto tale domanda?
Non spaventatevi: avete in mano il libro giusto, credetemi. Non lo scrivo per incentivarvi alla lettura o lisciarvi. Qui si tratta di essere partecipi di un incipit esplosivo le cui conseguenze si scopriranno nelle ultime pagine. Fidatevi. Se non di me, almeno delle parole che leggete. Quelle non mentono mai, neanche quando si lasciano scappare una piccola bugia.
Innanzitutto, informiamo i gentili lettori che stiamo assistendo ad un evento talmente fantastico, che non è stato coniato un termine per descriverlo. E chi meglio di un telecronista qualificato può entrare nel merito dell’aspetto agonistico della gara? Lasciamogli la parola.
“La corsa più massacrante che mente umana possa congeniare, il luogo più inospitale, meno 200 gradi, un rettilineo immane di 400.000 chilometri che altro non è che  una curva infinita, 200.000 partecipanti  provenienti da tutto il sistema solare, 8 anni per completare un giro, in esclusiva per voi la sfida che ogni dieci anni stabilisce chi è il più grande mega eroe che si porta a casa un satellite di Saturno. Ci sono riusciti in sei: chi sarà il prossimo?
Un uomo solo al comando, ha un vantaggio di due giorni, perciò verrebbe da esclamare: “Mamma, butta la pasta.”, non c’è più storia, è lui il vincitore, ma vi ricordo che un’edizione, un concorrente, a solo cinquemila km dall’arrivo con un vantaggio di  tre giorni, fu colpito da un asteroide ed ancora oggi ne cercano i resti, non dell’asteroide, naturalmente. Aspettiamo quindi per festeggiare, mancano quattro anni prima  di vedere lo striscione dell’ultimo chilometro. Sino ad allora non prendete impegni, mettetevi comodi, scommettete, venite a trovarci, perché per i prossimi anni sapete cosa vi aspetta. Agonismo, sangue, dolore, all’ennesima potenza.”
Ebbene, ora che la storia si dipana, possiamo rivelarvi ciò che stiamo cercando in questa periferia dell’universo. Un eroe. La nostra preoccupazione è di non sbagliare, altrimenti questo libro sarà del tutto inutile. Trovare la persona giusta non è così scontato. Stiamo cercando un eroe, non dimenticatelo. Lo cerchiamo per affidargli una missione, ovviamente. Aiutateci lettori a scorgere fra i partecipanti qualcuno che possa ottenere la nostra totale incondizionata fiducia. Guardate nella pagina e telefonateci se avvistate un individuo che secondo voi fa al nostro caso.
A noi interessa un concorrente insignificante, perso nelle retrovie, zero possibilità di vincere. Se mettiamo a fuoco lo scorgiamo, confuso nel percorso, mescolato con un gruppetto di doppiati di edizioni precedenti. Imbranato nei movimenti, ridicolo nella postura, irritante per la mancanza di allenamento. In sostanza un inetto. Nessun sponsor lo avvicinerebbe, neanche se l’inetto in questione pagasse. Addirittura costui ha avuto la bella pensata di correre in senso contrario, per fare prima. Eppure, cari lettori, a noi interessa lui. Eccolo. Sta macinando chilometri, con l’entusiasmo con cui una chiocciola affronta un trasloco. Non c’è dubbio: è lui. È talmente disarmante che scoppia la tentazione di chiudere il libro e uscire di casa. Beninteso se il libro lo state leggendo in casa, altrimenti se siete fuori, viene voglia di entrare in casa e farsi una doccia.
Perché proprio lui? Cosa ha di speciale? Calma con le domande. Lasciateci rifiatare e godiamoci questo incipit,  al sapore di menta. Se vi è piaciuto digitate uno. Se vi ha deluso digitate due. Se vi astenete non digitate niente.
Ma come siamo arrivati sin qui?
Questa è una domanda che nasce intelligente e viene spontanea. Oppure: questa è una domanda intelligente che nasce spontanea, dopo aver letto le prime due pagine.
Ordiniamo alla terra di ruotare in senso contrario, per tornare al momento dove tutto è cominciato o, filologicamente parlando, a cento pagine fa.
Non faccia caso il lettore al disordine della trama. Anche il disordine ha una sua logica, persegue un obiettivo e lo raggiunge. Quindi, con serena follia, si butti nella lettura. Anche perché il libro che avete fra le mani conviene leggerlo in quanto per ogni pagina letta riceverete un punto, se riuscirete a farla leggere ad un’altra persona accumulerete altri due punti a pagina. E ci sono pagine speciali che danno tre punti. Alla fine chi avrà raggiunto il punteggio massimo, 534 punti, parteciperà all’estrazione finale. Un week end da trascorrere con il protagonista.
Inizia il secondo incipit: vediamo se ne indovinate il sapore.

È un libro luminoso e quieto.
Un uomo, sconosciuto e insignificante, come la maggioranza degli uomini che calpestano questo pianeta lo è, a dire il vero se ci riflettiamo insignificanti lo siamo tutti, al massimo possiamo significare qualcosa per alcuni anni della nostra esistenza e per poche persone. Ebbene, un uomo del genere, dai connotati umani e attributi timidamente maschili, è il nostro eroe. Colui che ci accompagnerà nella lettura del presente libro, cercando di essere fedele al suo ruolo, assolvendo il compito che tra poche pagine gli crollerà addosso.
Questo uomo, il nostro eroe, naviga sulle acque asciutte di un fiume, non segnato su alcuna carta geografica. A bordo di un quattro metri, una zattera di barili puzzolenti di petrolio, un palo fissato sbrigativamente al centro, un lenzuolo come vela e un remo per le emergenze, si trastulla, su un’amaca appesa all’aria, l’unica comodità nella pagina. Indossa un costume a palline turchesi e lillà su tela gialla, dono della mamma.
Una tromba esegue un motivo malinconico frizzante, Blues for Pablo. Lascia nella pagina una sensazione di smarrimento e di ricerca. Qualcosa accadrà, se si vuole. Oppure è accaduta e non ce ne siamo accorti. Ora dobbiamo rimediare. Riconoscere le cause, affrontare gli effetti.
Intanto le note ballano dentro bolle di sapone sul pelo dell’acqua asciutta. Fanno la spola tra le due rive, indecise dove attraccare.  Forme geometriche, di cui la natura va pazza, si materializzano nella pagina. Tetraedri, icosaedri e tre ebesfenomegacorone. Le forme s’intrecciano e scoppiano. Il tempo di esprimersi  che sopraggiunge  un’altra nota. Impellente. Un’altra forma, di conseguenza. Un’altra sensazione. Insopprimibile.
Poco più in là, sotto lo sguardo bollito del sole, il nostro eroe legge un libro. Titolo e autore balzano agli occhi: Eroi di carta, Paolo ……. Non c’è scritto altro. Infatti, la singolarità sta nelle cento e oltre pagine bianche, prive dei tradizionali caratteri che definiscono un libro sano. Sì, caro lettore, questo volume che hai appena iniziato a leggere ha la proprietà di riempirsi, riga dopo riga, mentre, stregato dalla lettura, fantastichi con il nostro eroe, ancora privo di fama. Sempre che la sappia conquistare.
“Disse saetta. Sono ventisei righe che esisto. Il tempo di completare un capitolo e il lettore si appassionerà al romanzo della mia esistenza.” brontola l’eroe in questione.
Non posso scrivere che ha torto. Ha ragione. Sebbene il libro non abbia capitoli.
Non è sufficiente un buon personaggio per realizzare un buon libro. Indovinare quello giusto è fondamentale, siamo d’accordo. Sia chiaro, il personaggio non è garanzia di successo. È necessaria una trama intrigante che lo coinvolga. E qui evince un dilemma. Sono le storie che fanno i personaggi, o i personaggi fanno le storie?
Scopriamolo insieme e finiamola con queste domande esistenziali.
Se il personaggio è il riflesso dello scrittore, lo stile è il riflesso del personaggio.
Ogni scrittore possiede il suo, sempre che non ne copi uno, tuttavia il personaggio determina lo stile della propria storia. Accompagnando il lettore, pagina dopo pagina, ha il diritto di decidere come districarsi fra le parole.
Procediamo quindi ad una disamina del nostro protagonista, o eroe, se preferite.
Partiamo dai piedi, sostegno per il corpo e perfetta via di fuga quando necessario. Calza scarpe, preferibilmente sportive, numero 43 e fin qui niente di straordinario. Già nelle gambe si nota qualche difetto: da quanto sono storte ricordano una x. Non sono nodose né muscolose, figurarsi tonificate. L’attività fisica difetta in costui. Tuttal’più si alza dalla sedia quando va a dormire. Viceversa, si alza dal letto per sedersi a riposare.
“Paolo, ti supplico di essere intellettualmente più onesto nella mia descrizione.”
Il nostro eroe è un uomo disarmante, annuirebbe una donna che se ne intende.  Fisico prosciugato dal grasso, occhi di un faro diffidente, mascella caparbia di chi ha capito cosa vuole il mondo da te, lineamenti da cowboy che non ne può più di vedere vacche.
Tralasciamo l’infanzia. Chi se ne frega di quando ha messo il primo dentino, l’età che ha pisciato per la prima volta in piedi, quando ha imparato ad andare in bici, la prima comunione, il primo pelo di barba. Al lettore interessa il presente, il momento nel quale l’eroe manifesta l’eroicità. Il prima e il dopo non contano nulla: non sono funzionali ai fini della lettura.
Ritorniamo alla descrizione fisica.
Il viso è esente da rughe. Io non ho mai visto un foglio di carta con le rughe. Stracciato, appallottolato, sgualcito, spiegazzato, ma rughe non ne ho mai viste.
I capelli sono stralunati, come riccioli di zucchero filato dopo una mareggiata, sebbene i suoi siano lisci come l’olio e neri come la pece. Li tinge, fidandosi del detto che se gli uomini preferiscono le bionde, le donne preferiscono i mori.
Un tipo sbrigativo nel suo stimarsi sicuro di sé. Propenso all’azione che alla dialettica, da cui se ne deduce che sia carente a livello razionale e abbondi d’incoscienza. Chi navigherebbe su un fiume privo di sorgente e di estuario?
Solo un individuo d’indole solitaria ne è capace. Battibeccare con il silenzio è un godimento a cui non rinuncia.
Non è il tipo dal sorriso facile.
“Fai un gran sorriso al lettore che vuole conoscerti.”
Visto? Non gli piace sorridere. È selvatico, e non si lascia addomesticare in poche pagine.
“Mi spieghi come fa il lettore a leggere un sorriso.”
“Con la fantasia, che diamine.”
Quanti lo conoscono lo definiscono scivoloso come uno scoglio. Le poche donne che lo hanno cinto hanno provato la sensazione di abbracciare della carta vetrata, qua e là consumata. Sognatore, idealista, diffidente, pignolo, sentimentale, visionario, insomma una complicazione a due gambe.
Al primo incontro lo si classifica simpatico. Al secondo, critico. Al terzo, inquieto. Al quarto, rompicoglioni.
Sinora la sua vita ha viaggiato lungo i binari della quotidianità più ignominiosamente banale. Solo la sua fervida fantasia l’ha soccorso, per trarlo d’impiccio in innumerevoli occasioni.
Non dategli corda quando ama definirsi un uomo che cade sempre in piedi. È pura megalomania che trabocca dal suo ego.
“Vacci piano. La descrizione si accorda con le tue caratteristiche. Non c’è nulla che mi appartenga.”
Allora, stavo scrivendo che fra poco la sua vita prenderà una piega decisamente più avvincente, altrimenti il lettore non avrà alcuna voglia di voltare la pagina.
“L’ha già girata.” Che saccentone.
Per distrarlo gli ho introdotto nella testa, dopo opportuno foro, variegati passatempi. È attratto morbosamente dalle collezioni: nuvole numerate, fiocchi di neve, lattine, coriandoli usati, granelli di sabbia albini.  Ma, in primo luogo, è un fanatico di puzzle. Così, mentre leggete, lo vedete steso sull’amaca, concentrato a completarne uno.
“Manca il disegno. Che razza di puzzle mi hanno regalato? Dammi qualche dritta, qui è un gran casino.”
“Completa la cornice.”
Il nostro eroe è perplesso, e lo credo. Il puzzle è particolare, e lo capiremo meglio nelle pagine successive.
“Io ho fretta di concluderlo. Non voglio che qualcun altro mi proceda.”
“Intendevi dire preceda. Tranquillo: è l’unico esemplare in tutto il sistema solare.”
La fortuna del nostro eroe, se di fortuna si può parlare, è che lui prende tutto come una sfida. Per lui la vita è un gioco, perciò qualsiasi impresa, dal lavare dinosauri in uno zoo al dipingere un condominio con uno stuzzicadenti, è una lotta, dove arrivare secondi è peggio che arrivare primi.
Il nostro eroe ama visceralmente giocare e non sopporta perdere. Ha radiato la parola sconfitta dal suo vocabolario. Non si tira indietro dinanzi a qualsiasi sfida sportiva. Valido giocatore di bocce, ha praticato tutti gli sport conosciuti e quelli ancora da inventare, prima di capire quale fosse il suo. Non ha disdegnato il volano, ha sudato con il frisbee, ha simpatizzato con il cricket, ha improvvisato nel golf.
Il suo credo si compendia in una frase. L’importante non è vincere, è stravincere.
Per guadagnarsi il pane ha lavorato come banalizzatore presso un’industria che inventa cibi. È stato insegnate di filosofia in un allevamento di galline, bagnino in un acquario, lavavetri in un parcheggio per sommergibili, e manichino nella Croce Rossa   per le esercitazioni di respirazione artificiale. Però, persistendo nella disdicevole propensione  di non staccarsi dalle labbra femminili, è stato trasferito alle simulazioni di incidenti stradali. Qui, dopo una decina di test crash, ha deciso di fuggire con un’auto e viaggiare per il mondo, fino alla scoperta degli sciangai.
“Io non ho fatto nulla di tutto questo.” è scandalizzato.
“Privo di una copertura credibile ti bruceresti alla decima pagina.”
“Sento già odore di bruciato. Aggiungi spessore al mio personaggio, per favore.”
Con la scoperta degli sciangai il nostro eroe si è calmato e non ha più smesso di prendere bastoncini. È uno sport che gli piace. Si suda poco. Non c’è contatto fisico, raramente ci si sporca e non è necessario insultarsi.
Così è diventato il più grande campione degli ultimi 274 libri.
In questa pagina, il nostro eroe si concede la pennichella delle 14, dopo il caffé,  la sigaretta e il bicchiere di whisky.
“Sono le 11,47. Non mi piace il caffè, non fumo e non bevo alcolici. Mi accontento di una fetta di cocomero.” Il nostro eroe pasteggia con gusto con mezza anguria.
“Se non ti spalmi la crema, ti ritroverai con un’ustione di quinto grado.”
“Il sole mi rimbalza. Hai dimenticato quando mi hai costretto ad attraversare il Gobli con quello scienziato folle? Otto mesi a cercare una farfalla con una Lada sei per quattro a trazione interiore in compagnia di un etologo che asseriva di aver visto la migrazione di quattro farfalle che si accoppiavano solo in quel particolare deserto. Mai incontrato un segno della civiltà. Un cartellone pubblicitario, un distributore di bevande, un parcheggio per auto. Per non parlare dell’intimità. Un giorno il professore sparì e io a chiamarlo. Girai un po’, preoccupato, quando lo vidi accovacciato in una posizione inequivocabile.
“Un po’ di pudore, professore.”
“Non ho trovato nessun albero.” si giustificò.
Allora il mio genio si espresse al massimo fulgore. Presi dalla jeep un cartone e ritagliai una sagoma di albero. Lo colorai e appesi un cartello con scritto: Occupato.”
“Nella vita compiamo valanghe di azioni senza senso. Una più, una meno.”
“A proposito sulla zattera non c’è nulla. Potevi affittare uno yacht.”
“Costava troppo.”
“Per il trombettista della terza pagina non hai badato a spese.”
“La musica è un linguaggio universale. In più parti all’interno del libro sono previsti degli stacchi, per il relax del lettore. E comunque è bastato inserire il cd. Ora lasciami terminare l’incipit.”
Ogni eroe che si rispetti ha una missione da compiere, che ne sia consapevole oppure no, e quella che scopriremo nelle prossime pagine è al limite della resistenza umana. Al giorno d’oggi i libri sono pieni di eroi da poche pagine, quindi, solo affrontando missioni impossibili è possibile assurgere al ruolo di eroe. Sarete voi lettori a giudicare il grado d’impossibilità dell’impresa nella quale si sta catapultando il nostro eroe.
“Esiste un limite non scritto al buon senso…”
“Questo limite non l’ho letto. Ad esempio, scrivo che arrivano i pirati e non saranno gentili.”
“Disse saetta. Avevi promesso un libro luminoso e quieto.”
Il nostro eroe ha una riga per recriminare.
Un colpo fortissimo schianta il quattro metri. I barili schizzano nero su tutta la pagina.
“Per mille balene dispari. Abbiamo urtato uno scoglio.” grida un pirata sul ponte di un veliero.
“Tedica, abbiamo tamponato.” gli risponde il mozzo che immediatamente telefona al capitano.
“Quello che cerchiamo è lui.” Una voce fredda gela il cellulare.
“C’è un errore nella pagina, capo. Cerchiamo un panfilo, non una bagnarola.” Il mozzo commette lo sbaglio di correggere il suo comandante. Una sciabolata gli taglia di netto l’orecchio libero dal cellulare.
“Non devi pensare, testuggine soffritta. Devi fare quello che ti dico.”
“Sei il re dei pirati. Tu sai sempre tutto, capo.” e si ricuce l’orecchio.
“Bastava entrare in una libreria e depredare il libro. O meglio ancora, rivolgersi al nostromo.”
“Dove arriva il genio. Non ci avevo pensato.”
“I bifolchi non pensano.” Che sprezzo dello sprezzo da parte del capo dei pirati, impegnato ad annaffiare una palma.
Non perdiamo di vista il nostro eroe.
I bucanieri, ripugnanti e spietati, luridi e brutti, maleodoranti e straccioni, abbordano il quattro metri. Lottano con il nostro uomo che si difende egregiamente. Mena fendenti, tira calci, resiste ai colpi bassi, colpisce fra le gambe, dove un uomo è un uomo. Brandendo uno spazzolone getta nel fiume i pericolosi individui, i quali preferiscono battere in ritirata che affrontare i piranha che assistono all’abbordaggio. Il nostro eroe emette un profondo respiro. Dalla tasca del costume prende un mignon. Si profuma i polsi, le ginocchia e dietro le orecchie.
“Quando hai bisogno di una rinfrescata, eau por homme River  e saranno le donne a voltarsi.”
“Ottimo. È filato liscio alla prima. Siete stati bravissimi.” strillo euforico, mentre rivedo lo spot.
“Modestia a parte, recitavo anche nella pancia della mamma.” Il nostro eroe non dimentica di volere sempre l’ultima parola.
Pubblicità in un libro? Inorridirete schifati, lettori di tutto il mondo. Tuttavia un libro ha dei costi da sostenere e il presente non sfugge a tale aurea regola. Cercheremo, per quanto lo consente il budget, di non scompaginarvi la lettura.
“Il nostro eroe ha un nome e qualche volte un cognome.” esclama risentito l’attore.
Non capisce che i guai sono all’inizio. Si volta e un possente braccio lo stende sul ponte.
“Dammi una mano. Procurami una rivoltella o una spada.”
“Usa il dialogo.”
L’eroe spruzza il profumo sugli occhi dei pirati, ricacciandoli indietro. Ma i mignon sono mignon, perciò il nostro eroe ben presto è disarmato. Resiste due righe. Calci e controcalci, pugni e ceffoni finché un colpo alla nuca lo tramortisce e crolla sulla coperta. I filibustieri razziano tutto.
Tre soldatini, due automobiline, una scatola di bounty, tre lattine di birra vuote, una cassetta con nuvole a forma di numeri, un cubo di ghiaccio con tremila fiocchi di neve, neanche due uguali, alcuni dvd, una seggiola a dondolo, il puzzle, poi mi fermo, altrimenti il quattro metri affondava prima ancora di partire. Affonda adesso, invece. I pirati trivellano i barili, gli appiccano il fuoco e risalgono sul veliero, portandosi appresso il nostro eroe.
Sulla pagina si affacciano due surfisti a motore. Uno stormo di gabbiani si dirige ad una discarica. Una nuvola vanitosa si sofferma e con la mano si pettina. C’è anche un aereo che taglia il cielo, sempre che questo sia possibile. Tagliare il cielo è come volere cucire il mare. Chiedete ad una qualsiasi barca se c’è riuscita.
Ritorniamo sulla scena. Il veliero segue le anse del fiume. Sarà privo di sorgente e foce, tuttavia le anse meritano una visita. Con la corrente a favore il veliero scivola nell’acqua asciutta, inarrestabile. A poppa, come due calabroni ronzanti, gli elicotteri si avvicinano.
Entra in scena il vento. Questa è la sua pagina.
Gli alberi s’inchinano, le auto rotolano, le case svolazzano. I due surfisti sbandano, tuttavia riescono a lanciare i lazo e fissarli alla polena di plastica, a forma di slot-machine.
I bucanieri ammainano le vele e il veliero si solleva dall’acqua asciutta, come un palloncino che sfugge dalle mani di un bambino. Vira a destra, sculetta a sinistra e scompare dalla pagina. Il vento toglie il disturbo ed esce dalla scena.
Fin qui niente d’eccezionale, sbufferete. Certo che di pazienza ne avete poca. Volete tutto e subito: il lieto fine e la morte del cattivo, l’amore con la bella e il libro che costi 2 euro.
Girata la pagina, il nostro eroe si sveglia con una martellante emicrania. Si sappia che il cervello di un eroe di carta è composto di cellulosa, però qualche malessere lo vogliamo trasmettere a chi si considera invulnerabile?
“Mi scoppia la testa.”
“Non preoccuparti, non farai molto rumore.” lo rassicuro.
“Hai qualcosa per placare il dolore?” biascica rintontito.
“Ti ricordo che sei l’eroe. Se non resisti ad un mal di testa, non sarai credibile quando dovrai affrontare il…”
“Affrontare cosa? Se avrei fatto a modo mio in questa pagina …”
“Se avessi….”
“Tu mi metti in bocca le parole. Voglio una compressa contro il mal di testa, altrimenti mi rivolgo al sindacato.”
“Non sono d’accordo. Secondo me tu mi suggerisci di scrivere quello che vorresti dire, illudendomi che sia io a scrivere ciò che devi dire.”
“Con questo mal di testa non ti seguo. Fammelo passare, altrimenti sciopero.”
“Dentro una cassa c’è una confezione di aspirine.” cedo.
“Quale cassa? È buio. Non so più a che pagina mi trovo. E ho le braccia legate.”
Basta discutere, il lettore vuole l’azione. Si apre la porta ed entrano due pirati.
“Scioglietelo.” ordina un brutto ceffo, che è il capo. Ve lo anticipo, così non faticherete a riconoscerlo.
“Capo siamo solo io e te. Dovevi dire: scioglilo.” lo corregge il secondo pirata.
L’altro gli molla un pugno. “Testuggine lessa, i miei ordini non si discutono.”
“Cosa volete da me?” domanda il nostro eroe massaggiandosi i polsi liberati dalle corde.
“Qualcosa che farà girare la testa ai lettori di questo libro.”
“L’unica cosa che gira è la mia testa.”
“A me gira qualcos’altro..” spiritoso il capo. Ha sei cicatrici sul volto e altre 26 sul resto del corpo. E per intimorire i suoi uomini ne aggiunge sempre qualcuna ad ogni pagina. Un ciuffo dei capelli è blu, come il colore del mare, tuttavia ciò che balza agli occhi è la sua pelle. Ad uno sguardo attento si capisce che non è di carta, né di carbonio.
“Ma tu sei… sei di legno…”
“Meglio di legno che di carta. Sul fuoco tu bruci in un istante.”
“Oltre ad essere di legno non hai le gambe. Sei una sirena maschio?”
Il capo molla un pugno al nostro eroe. “Portami rispetto. Io sono una polena che ha solcato le rotte degli oceani e dei mari che ricoprono il pianeta. Ho fatto da guida alle più celebri imbarcazioni capitanate dai peggiori filibustieri. Ho affrontato uragani devastanti che non vedrai neanche al cinema con i migliori effetti speciali. Poi qualcuno mi ha dato la parola e d’allora mi sono messo in proprio con una mia ciurma. Grazie a questo libro diventerò il pirata più ricco della storia della marina. Adesso dammi quello che voglio.”
“Tutto quello che possedevo era sulla zattera.”
“Qual è la tua quotazione in borsa?”
“Sono quotato in borsa?” si rivolge a me l’eroe.
“Il mio migliore investimento. Da quando narro le tue avventure, le tue azioni sono salite del 2,5% e siamo appena a pagina sette.”
“Io quanto ci guadagno?”
“Sei il tipo che ama il fruscio delle banconote?” m’irrigidisco.
“Si.”
“Deludi milioni di lettrici.”
“Non ne ho scopata nemmeno una.”
“Cosa mi tocca scrivere….”
“Basta con questa conversazione idiota.” Il capo dei pirati molla un fendente al nostro eroe.  “Non sei degno di guardarmi le scarpe.” aggiunge schifato.
Da terra il nostro eroe si scompiscia. “Ma dove le metti le scarpe tu?” è giù una seconda scompisciata.
“Stop.” intervengo energicamente. “Quante volte vi ho detto di attenervi alle battute scritte sul copione? La frase da pronunciare era: Non sei degno di slacciarmi le scarpe.”
“Paolo, l’ho detta per sorprendere il lettore. Tu stesso ne fai un caposaldo della tua filosofia.”
“Vi prendete troppe libertà. Io scrivo il libro e voi lo recitate. Questo era l’accordo che avete firmato dopo i provini.”
“Posso anch’io mollargli un pugno?” Il nostro eroe riporta il libro alla sua trama originale.
“Se ti riesce.”
Il nostro eroe sgancia un gancio, ma il capo dei filibustieri ha memorizzato il dialogo. Si scansa e molla un secondo pugno al nostro eroe, che cade miseramente sul pavimento.
“D’accordo, sei il più forte. Offrimi un acido acetilsalicilica prima che la mia testa esploda.”
“Allora non c’è pericolo di rumore.” sghignazza il capo dei pirati.
“Vi copiate le battute te e lo scrittore?” s’indigna l’eroe.
“Dove conservi i neuroni?” interviene a sproposito l’altro pirata. Voleva dire una battuta e mi ha pagato perché l’accontentassi. Non protestate lettori: l’ho piazzata nella prima riga possibile.
“Rivolgiti alla fantasia dello scrittore. Arriva quest’aspirina?” reclama l’eroe.
Una foglia di sintecoca e ritorna in forma come nelle prime righe.
“Coscia vogliete da mie?” mastica foglie e parole l’eroe.
“Un sms mi ha informato che sul tuo quattro metri c’è un tesoro. I miei uomini hanno raschiato la tua bagnarola recuperando solo porcherie. Dov’è?”
“Quelle che tu definisci porcherie sono oggetti preziosi per me.” s’incattivisce l’eroe.
“Cos’hanno di tanto prezioso?” schernisce il capo.
“Rivolgiti allo scrittore.”
Il capo si spazientisce. “Non ti prendere gioco di me.” gli punta alla gola un coltello e digrigna i pochi denti gialli. Mamma, come l’ho immaginato brutto.
“Sono ricordi dell’infanzia. Qualsiasi scrittore quando s’immerge in una storia porta con sé il suo vissuto. È un processo inconscio. L’autore non si rende conto di operare un’introspezione su se stesso e che..”
“Basta, non recitiamo in un trattato di psicologia.” si altera il capo. “Mi hai preso in giro inviandomi quel messaggio?”
“Assolutamente. Il tesoro è davanti a te. L’hai riempito di cazzotti sino a qualche battuta fa.”
“Lui.?” indica disgustato il capo dei pirati.
“Amico, io possiedo un nome.” mi assalta il capo dei pirati.
“Quasi me ne dimenticavo, Polena Blu.” mi faccio perdonare.
“Polena Blu…” il nostro eroe si scompiscia. “Anche se siamo all’inizio, questa è la trovata più strafica dell’intero libro. Complimenti Paolo.” e si sganascia dal ridere.
Il capo dei filibustieri lo guarda con disprezzo. “Con quale nome ti ha marchiato tua madre, disarmante eroe?”
”Rivolgiti allo scrittore” risponde affogando nel riso.
“Come si chiama questa testuggine bollita?”
“Prima di svelare il nome aggiungiamo altre scene.”
Polena Blu fa una smorfia di disapprovazione. “In cosa consisterebbe questo tesoro?”
“Per qualche donzella spero di essere il suo tesoro.”
“Fa il modesto. Sfidalo a sciangai e poi ne riparliamo.” suggerisco a Polena. Un vero pirata non rifugge dinanzi alle sfide.
“Sciangai? Ora il temibile Polena Blu, candidato a due oscar come pirata più spietato, si abbassa a giocare a sciangai? Trova di meglio altrimenti cambio libro.”
“Giocare a sciangai è eccitante e piace alle donne.” intervengo per il buon nome del gioco.
“Alle donne piace qualcos’altro.” smalizia Polena Blu.
Già, cosa piace alle donne? I vestiti, i libri d’amore, diventare madri, i fiori, il primo appuntamento, spettegolare, i cuccioli, rubare l’uomo alla migliore amica, spendere, i nipoti.
“È un gioco per checche.” rincara il capo dei pirati.
“Quello che ha scritto Paolo sulle donne?” chiede l’eroe.
“Il gioco degli sciangai, testuggine in salamoia.”
Qualunque sportivo, dilettante o professionista, non piace essere etichettato checca, figurarsi il nostro. Si getta su Polena e gli restituisce un paio di pugni, prima che l’altro pirata lo immobilizzi con un coltello unto di tonno.
“Ho incontrato fior di campioni su tutti i tavoli del mondo e da nessuno ho ricevuto una proposta oscena.” dichiara offeso.
“Anche tu giocare a sciangai.” dice il capo, massaggiandosi la mascella.
“Che colpa ho se mi ritrovo uno scrittore simile.”
“Avevi a pensarci prima di sceglierlo. Giochiamo.” si rassegna Polena, lisciandosi il ciuffo blu.
Parte la musica che preannuncia la sfida. Perfect way è un inseguirsi di batteria e tromba, quasi a sfidarsi a chi suona meglio. I vicoli della nostra vita sono lastricati di sfide. Qualche volta vinciamo, altre perdiamo, ma con qualunque esito manteniamo la testa alta, fieri,  perché non ci siamo tirati indietro. Le sfide non si rifuggono, altrimenti è come fuggire da noi stessi.
Il veliero è un bailamme d’eccitazione. L’adrenalina alle stelle causa un evidente rallentamento delle attività cerebrali, perciò si degenera nella follia. È un rincorrersi e spingersi alla ricerca del posto migliore, scommettere e sfottere, pettinarsi e togliersi le cispe dagli occhi, nella speranza di qualche foto sul giornale di bordo.
Liberato il ponte e piazzata una botte nel mezzo, i bucanieri si assiepano intorno per assistere alla sfida.
“Sulla mia nave non tengo gli sciangai.” La ciurma scoppia a ridere.
“Però non vi fate mancare nulla. Si era mai vista una palma sul ponte di un veliero?”
“Siamo pirati rispettosi dell’ambiente. Il veliero è costruito con legno riciclato. E quella palma serve a ricordarci…ma tu mi vuoi far perdere tempo con la scusa degli sciangai. Dove sono?”
“Ci penso io.” Il nostro eroe estrae dalla tasca del costume un pacco nuovo di bastoncini.
Inizia la partita e il nostro eroe con souplesse prende i bastoncini che contano.
La ciurma è indignata. “Capo, non vincerà mica lui?”
“Se tiene alla testa.”
Il nostro eroe alza proprio quella. “Cosa intendi Polena?”
“Non amo perdere.”
“Nemmeno io. Facciamo una scommessa. Chi prende il nero decide chi ha vinto. Ci stai?”
Polena Blu guarda il nostro eroe con occhi torvi. A proposito, come ogni pirata che si rispetta, porta una benda sopra l’occhio sinistro. Non l’ha perso, ma sulle taglie la foto incute una certa paura che è quasi ribrezzo.
“Sei nato furbo o ti ha dato una mano il tuo scrittore?”
“Per tutti i prati di Maracaibo. Spero che il mio Q. I. parta da 70, il resto può averlo aggiunto.”
“Testuggine stracotta. A Maracaibo non ci sono prati, ma pirati.” Gli molla un pugno e frega qualche bastoncino dal mucchio.
Il nostro eroe finisce fra le braccia dei filibustieri che lo rincuorano, invitandolo a proseguire la partita.
“È stato un errore di battitura di Paolo. Dovevi mollare a lui il cazzotto.”
“Non sono idiota come i miei uomini. Ci tengo a tenermelo amico.”
È il turno di Polena Blu, alle prese con un bastoncino verde. La mano pelosa ricoperta di anelli trema leggermente.
“È l’alcool, o l’emozione di sfidare il più grande campione degli ultimi 274 libri?”
“L’emozione. Comunque vada a finire dovranno cercare un nuovo campione.” sogghigna e strizza l’occhio bendato. Non si è ancora abituato alla benda all’occhio sinistro. In un precedente libro la benda era sul destro.
Alle spalle dell’eroe un pirata fa cadere il gancio della mano. Il nostro si volta spaventato, quanto basta a Polena Blu per agguantare il fetente bastoncino verde. Il nostro eroe se n’avvede e inorridisce: “Vergogna, tremenda vergogna. Hai barato.”
“Una grave affermazione esce dalla tua bocca. Convinci questi gentiluomini che ho barato e prosegui per il tuo libro.”
“Paolo non può esserti sfuggito un imbroglio simile. Non sarai mica in combutta con questo legno nodoso, salato e per di più blu?”
“Stavo concependo una frase da inserire dopo che Polena ti aveva spaccato una falange.”
“Sei impazzito? Non ho ancora finito di pagare le rate dell’assicurazione alle mani.”
“Vedi cosa capita a chi non è preciso con i pagamenti?” interviene Polena Blu.
“Sarò in ritardo con i pagamenti, avrò un Q. I. al di sotto della media, non sono stato candidato ad alcun oscar, però tu sei distante mille nodi dall’integrità morale di un pirata come Sandokan.”
L’intera ciurma ammutolisce. Anche il veliero ha un vago sussulto.
“Non pronunciare quel nome in mia presenza.. Evoca paura e terrore in chi lo ode. Ho combattuto al fianco degli inglesi e contro i cipays in India. Tutte e due le volte ho avuto a che fare con lui e non sono riuscito ad ucciderlo. È un demonio dal quale è salutare stargli alla larga.”
“Il suo regno è a Mompracem.”
“L’unica isola degli oceani che evito.”
“Non sarai così tonno da averne paura?”
“Mi hai dato del tonno?” ringhia Polena Blu, mentre sul viso esplodono chiazze rosse.
“Polena Blu è allergico al tonno. Molto allergico.” notifico all’eroe l’errore commesso.
“Dovevi scriverlo a pagina cinque.”
Il nostro eroe naviga in mezzo a gigantesche pagine di guai.
“Invece di scrivere il nostro eroe scrivi il mio nome.”
“Già, come si chiama questa testuggine in brodo?” domanda Polena Blu, il cui viso è un eruttare di bollicine. Intanto frega due bastoncini gialli dal mucchio dell’eroe.
“Concentratevi sulla vostra parte che dei nomi me n’occupo io.” Ribadisco il mio ruolo. La fatica, lettori, non è scrivere. È gestire gli interpreti, litigiosi, vanitosi, presuntuosi, nonché esosi.
“Se non scrivi il mio nome, non finisco la partita.”
“Che coppia. Recitate o siete proprio così?” dileggia Polena Blu.
“Ti sei visto allo specchio? Sembri un’iguana tappezzata con la rosolia.” È  spietato l’eroe, non solo con la spada.
“Magari possedessi un’arma, pacifista con la pistola ad acqua.”
Sto per intervenire anch’io, per salvaguardare il mio rapporto con il protagonista, quando un colpo di laser sforacchia una vela e il veliero si piega a tribordo.
“Puttana Eva. Come esclamò Adamo, quando la sua compagna gli confessò di amare un altro.” strilla Polena Blu, sbattendo la testa sull’albero.
La ciurma rotola a tribordo, la botte vacilla, i bastoncini cadono. Polena Blu è lesto veloce ad agguantarne una ricca manciata. Il nostro eroe non è da meno. Fulmineo adocchia quello nero e con due dita lo afferra prima che tocchi il ponte.
Un secondo colpo di laser trapassa il veliero che smarrisce la rotta, nel senso che perde quota.
“Capo, siamo attaccati.”
“Potevi prestargli una battuta più fantasiosa a questa testuggine alle fettuccine.” e gli molla un pugno. “Ho letto questa pagina migliaia di volte per non trovarmi impreparato e ogni volta ci ricasco.” Polena Blu corre al timone e il veliero si riprende.
“Qualcuno si occupi della palma.” comanda perentorio alla ciurma scattata ai posti di combattimento. Due pirati legano la pianta al parapetto con le corde.
“Chi è la tedica che firma la sua morte?”
“È il Millenium Falcon, capo.” grida la vedetta sull’albero maestro.
“Ian Solo. Che i pirati come te possano affogare in un buco nero.” si sgola Polena con il pugno alzato, e già che c’è si liscia il ciuffo blu.
“Io me ne vado. Ho vinto la partita, perciò sono libero.” L’eroe mostra, con un vezzo di vanità, il bastoncino nero.
“Polena Blu mantiene sempre la parola. Una volta a pagina. Gettatelo in pasto a qualche squalo sdentato.”
Il nostro eroe schizza sull’albero maestro, scalandolo con l’agilità di un bradipo braccato da un postino. Pochi metri e una corda si strappa. Il nostro eroe ruzzola addosso a tre pirati. Fa in tempo ad agguantare un’arma, il gancio che lo aveva distratto durante la partita.
Fende colpi pericolosi e i pirati indietreggiano.
“Gli spariamo, capo?” gridano spazientiti.
“Dov’è il nostromo? Possibile che quando ho bisogno di lui, sparisca?” sbraita Polena. Arriva il nostromo. “Mostrami la schiena.” ordina il capo al nostromo. L’uomo si toglie la camicia e Polena legge tra le scapole.
“Allora capo, gli spariamo?”
“Un momento che leggo la pagina. Nostromo non lavatevi sino alla fine del libro, altrimenti vi abbandono in un altro libro.”
Per la terza volta i pirati interpellano il loro capo.
“Gli spariamo capo?”
“Terminerebbe il libro.”
Il nostro eroe si guarda intorno per rubare un’idea, ma io non ho voglia di pensare ad una possibile via di fuga o uno stratagemma. Che combatta. Il lettore vuole l’azione e questa vuole essere una storia di azioni.
Si avvicina il pirata del gancio e con un colpo il nostro eroe gli stacca la mano sana. Il pirata si dispera. “Come farò a telefonare alla mamma?” e corre inconsolabile in infermeria.
L’eroe agguanta una cima, la arrotola e se la mette dentro il costume. Frattanto con il gancio affetta l’aria. Gli altri bucanieri non vanno per il sottile, nel senso che sono larghi di maniere, ma il nostro eroe, trovata un’intuizione, corre verso la palma. Abbraccia il tronco avvicinando il gancio alla corteccia.
“Fermi o taglio la testa alla palma.” minaccia digrignando i denti.
“Cosa vedono i miei occhi.” si dispera Polena. “E tu saresti un eroe? Per difenderti ti fai scudo di un essere indifeso. Paolo, potevi scegliere con maggiore attenzione il protagonista.”
Dalla palma cade una banana. Il nostro eroe la raccoglie e la divora. Getta la buccia alle sue spalle. I pirati avanzano, lentamente. Armati sino ai capelli, incattiviti e puzzolenti. Al nostro eroe prende un attacco di singhiozzo.
“Cosa mi succede?”
“Annaffio abitualmente la mia palma con acqua gassata.” se la ride Polena. “Agguantatelo.”
Il nostro eroe indietreggia, scivola sulla buccia e si ritrova in mezzo al ponte. I pirati lo acciuffano e lo trascinano sulla tavola.
In mezzo alle nuvole decine di velieri accorrono, pronti a scommettere sul tempo impiegato dal condannato per sfracellarsi a terra.
“Siamo a 3000 metri d’altitudine.” supplica per impietosire il pubblico.
“1652,4 metri, per la precisione.” afferma il secondo dopo una rapida lettura all’altimetro.
“Sai nuotare, campione?” esclama Polena Blu.
“Per tutti i frati di Maracaibo. Siamo nello stesso libro. Se non ci veniamo incontro noi.”
Polena molla un pugno all’eroe. “Non ci sono conventi a Maracaibo, testuggine precotta.”
“È Paolo che si diverte, non io.” si rialza. “Troviamo un accordo. Sono certo che possiamo coesistere entrambi. Il libro è ricco di episodi avvincenti.”
“Togliendoti di mezzo, lo scrittore narrerà le mie gesta e gareggerò nella categoria per gli attori protagonisti.”
“Io sono il protagonista.” rivendica il proprio ruolo il nostro eroe.
“Gli scrittori sono volubili. Basta prospettargli una remunerativa pubblicazione che diventano disponibilissimi a correggere le loro opere.”
“Non ti venderai per così poco?” scandalizzo il nostro eroe.
“Talvolta è necessario unire il dilettevole altrui all’utile proprio.” ammetto.
“Saresti disposto a disfarti di me?”
Polena Blu scoppia in una fragorosa risata e gli scivola il timone. Il veliero si piega a babordo, perdendo quota. Il Millenium Falcon si rifà sotto e un’altra vela prende fuoco.
“Come vedi, dipende dai punti di vista.” Polena Blu rimane impassibile agli assalti del Millenium: ha assicurato il veliero contro gli attacchi di astronavi.
“Cancelli la pagina che ti dà da mangiare.” moralizza il nostro eroe.
“Lo spettacolo deve andare avanti.” intonano i pirati in perfetto inglese.
“Almeno restituiscimi il puzzle.”
“Riuscirai a completarlo prima di toccare terra?” il capo dei filibustieri è pragmatico.
“Prima di abbandonare il libro mi piacerebbe entrare in quello del Guinnes.”
Polena si gratta l’occhio nascosto dalla benda. “Agli abissi quel messaggio. Ridate alla testuggine in salmì quello che non luccica. E non si scriva che Polena Blu non rispetta l’ultimo desiderio di un condannato.”
I pirati si affrettano a recuperare il bottino, lo gettano sulla tavola, e appena il nostro eroe infila l’ultima delle sue cose nelle tasche del costume, lo spingono giù.
Il nostro eroe vola come un passero al primo volo.
“Scappa Ian Solo. Quando ti raggiungo faccio a pezzi quella tua bagnarola.” si sgola Polena Blu, ingaggiando una furiosa lotta con il Millenium Falcon.


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