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Consugodi

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Lune

La megapoli alita smog sotto forma di invisibili particelle.
Il piombo vivacizza le giornate e pizzica i polmoni di chiunque sgambetti, nella megazzata idea di non consumare l’auto. Io non mi sono lasciato fregare e ne ho noleggiata una. Come afferma il trailer di Ultimo Consumo di qualcosa bisogna morire e produrre smog è sintomo di produttività, che a sua volta è sintomo di prosperità, che a sua volta significa essere un consumatore integrato.
Per questo non assorbo la telefavola dello smog dannoso per i consumatori. Gigazzate inventate per costringerci ad andare a piedi, stancarci e quindi lavorare meno. Schizofrenie di consumati cui dovrebbe essere interdetto apparire alla telefosione.  Quando poi bastano tre pasticche di Tetrapiomb, l’irrinunciabile catalizzatore che annichilisce i dispiaceri del piombo, per evitare malori e fregare i consumati che vorrebbero fregarti.
Solo un pensiero mi turba: essere costretto al noleggio dell’auto. Come afferma la telefosione: “Perché tre quando possedere quattro auto “? Giga verità che evitano questi deprecabili espedienti  e poi è il momento che Pepsi possegga un’auto tutta sua. Mi stressa da megatempo, possiede l’età e ha consumato la mini pratica necessaria. E poi è ingiusto che rimanga dietro ai suoi compagni di scuola. Devo essere operativo se voglio possedere la possibilità di vincere la lotteria del mese.
Quanti consumeranno 20.000 eurobyte in un solo consumo?  È una strasomma che mi permetterebbe di partecipare alle dieci successive estrazioni. Con la vincita consumerei la terza casa, un formigatto nuovo, la terza sala-sports e, perché no?, la quinta sala-matri.
Fa freddo. Una luce cianotica avanza a mini passi. Intorno i videotelloni sostengono il consumo. L’illuminazione non è la luce stroboscopica delle insegne. L’illuminazione è l’idea che dà prestigio al consumo: rende la vita mega sana, appaga i desideri e incrementa il possesso. Bastano  i videotelloni  per illuminare le strade, eccitare  le credit e concedere ai consumati che non possiedono la telefosione di possedere le informazioni per i quiz, i consigli sul consumo, i programmi da clonare.
Che iperspettacolo. Colori che guizzano, scritte che attraggono, consigli che stupiscono. Un carnevale di luci, un caleidoscopio di movimenti senza interruzioni. Pioggia o freddo, nebbia o vento, la luce ci rende liberi di assorbire le informazioni al neon.
Osservo il mio respiro formare delle nuvolette che svaniscono inghiottite dall’aria. Non lo trovo irresistibile il freddo che ci hanno promesso. Slaccio gli adesivi del giaccone. Che ci sia un difetto nel sistema meteorologico? Non è possibile. È una mia impressione, un effetto psicologico. Sì, fa freddo. Oggi possiedo i calori e poi guidando si suda. Il riscalda è al max. Certo che un po’ di freddo non fracasserebbe, rallenterebbe il sudore. Già lo sento: arrivato al lavoro inizierà a colare. Che schifosa sensazione; la stessa che provano i bambi quando si pisciano addosso.
No, fa freddo. Non c’è dubbio: possiedo i calori.
Che rimba dubitare. Il sistema satellitare atmosferico funziona a dovere, al contrario del mio corpo che possiede sbalzi incontrollabili.
D’altronde il sondaggio della sera precedente ha visto il prevalere dei Si alla quotidiana domanda meteorologica: Volete il freddo? Basta lo spostamento di pochi neuroni periferici per capire che il freddo porta la  plastineve,  la plastineve i virtualsci,  i virtualsci le decadi bianche. Chi rinuncia ad una meritata decade bianca? La possibilità di lavorare circondati da candida neve artificiale e i consumatori che offrono le novità estive. È da ultrabiti dire di no.
Basta ubbidire ai sondaggi per non esserlo.
Contribuisco ad un ingorgo, mi appassiono come un bambi alle prese con il  suo primo sondaggio, e …. stratroia di merda. Sono un extrarimba… Se mi confesso questo peccato mi costerà straparecchio. È il caso che mi ravveda prima che la credit crolli miseramente.
Ho dimenticato che oggi mandano in onda un nuovo consiglio della Cucinamoda. Batto la testa sul volante, ma la mia punizione non è niente dinanzi alla mia mancanza. Per la disperazione scendo dall’auto, entro in un consumatorio e consumo un chilo di sinteburger e una pastiglia di colabirra. Quelli accanto a me ne approfittano per sbarazzarsi della spazzatura. Intanto l’ingorgo procede.
Gettare plasticarta non è un gesto insignificante. È il secondo passo del cerchio del consumo; il primo è consumare la plasticarta. Non interessano le motivazioni che spingono a compiere il primo passo; va fatto e basta. Le spiegazioni rallentano il progresso. Consuma e basta, altrimenti altri ti supereranno. Dunque, dicevo che il secondo passo del cerchio del consumo è sporcare in modo che qualcuno debba pulire, guarda caso il terzo passo: lavorare.
È intuitiva l’intersecazione dei passi nel cerchio del consumo. Tutto è predisposto affinché ognuno faccia la sua parte, pena l’interrompersi del cerchio. Pertanto, se non sporchiamo i tecnici delle strade non lavorano e questo è mini mega.
Chi non lavora commette un reato contro la comunità, insegna la telefosione. Non lavorare significa alterare il valore del denaro, insidiare il benessere, rimandare il progresso. Chi non lavora non riceve reddito, e se non guadagna non consuma. Uscire dalla categoria dei consumatori significa non partecipare ai sondaggi, non essere assistiti dalle assicurazioni e non votare.
Non esiste fine mega gigaterrifica che essere marchiati come consumati.
Cosa più abominevole?
Non conosco il significato della parola, però stracerto io non lo sono. Per questo getto dal finestrino gli involucri dei sinteburger  e li spargo coscienziosamente. Posso recarmi al lavoro rilassato per non avere interrotto il cerchio del consumo.
A tre consigli dal palazzo dove lavoro c’è la rivendita di Rudi, un bambi incresciuto di sessanta Natali, piatto come il profilo della credit, gli occhi luminosi come un videotellone, e una criniera irriverente. È nato rintro. Gioca nei giardini e lascia il negozio incustodito: secondo lui i clienti possono servirsi da soli. È rimba. Alla sua età ci sono faccende mega importanti che saltellare per i plastiprati. Gli rimprovero che non possiede serietà. Tutto è lecito, salvo sul lavoro dove non sono ammesse distrazioni, altrimenti come si fa a produrre? In 1920 consigli, l’orario giornaliero di lavoro,  guadagnerebbe il doppio, invece si accontenta. Indossa scoloriti vestiti di cotone e non di igienica plastica, consuma con un’auto vecchia di un anno, mangia porcherie crude e non possiede la telefosione in negozio.
Questo genere di persone non possono realizzarsi nella vita. Gli manca qualcosa.
A quest’ora dovrei trovarlo immerso nei giornali con in bocca una schifosa mela. Quante volte gli ho detto di consumare scatolette di melamaio precotta. Intendiamoci, gli sono affezionato, però se si comportasse come un consumatore integrato gli vorrei ancora più mega.
Possiede un negozio da invidia: vasto, centrale e strailluminato. Un’ampia vetrina addobbata con le prime pagine e scaffali sempre riforniti e aggiornati. Beninteso il locale è giga mal sfruttato. È diviso a schifo: una parte adibita ai plastiquoti e plastica del genere, l’altra alle offerte. Quelle che i clienti rifiutano o gettano appena usciti, Rudi le recupera e provvede a donarle quando le proposte strascarseggiano. Mega volte gli consiglio di aggiornarsi, altrimenti il negozio si riempirà di consumati, ma lui non sa nemmeno che differenza passa tra essere consumatori e essere consumati.
Mi soffermo dinanzi alla vetrina per i titoli.
Record trasferico per la megapoli: in un giorno sono circolate 1.456.321 auto.
Il canatto del campione Deus Machina partorisce sei cuccioli.
Altri tre consumati hanno smesso di consumare definitivamente.
Si dimette il sindaco per non aver superato il milione di eurobyte in corruzione.
“Rudi cosa c’è di utile oggi?” esclamo appena varco la porta.
Il giovane, curvo, è intento a ordinare pile di riviste che puntualmente crollano. Mi risponde una voce da ado.
“Il Megapolitano regala una cena ad un ristorante, bastano quattro tagliandi. Il Quartiere Antico una marmellata di sinteburger e La Nostra Megapoli offre la poltrona di sindaco per due puntate di Eternity.” Apre una plastica ed estrae una bambola. “Donna Amena regala una bambola che quando lo smog supera i limiti canta per avvisare di chiudere i finestrini. Non è meglio andare a piedi?”
“I plastiquoti nazionali?”
“Il Corriere una cravatta, la Repubblica un piatto di Cucinamoda.”
“Niente che abbia a che fare con l’Impossibile Fax?” so già che è una domanda inutile.
“È un concorso megapolitano?”
L’ignoranza ci circonda e ci regredisce a selvaggi. A che serve il progresso se esistono simili individui? Rinuncio a convertilo; è più rimba di un bito.
“Consumerò il concorso di sindaco. Ne ho di iniziative da imporre ai megapolitani.”
“Dash, sull’Informa Telefosioni c’è scritto che ieri sera 187 milioni di persone hanno visto la telefosione, com’è possibile? Non siamo 50 milioni?”
“Basta seguire quattro programmi in contemporanea.”
“Come mai tu sai sempre tutto?”
“Perché possiedo venti telefosioni. Devi stare al passo con il consumo sennò rimarrai un consumato e ti toglieranno il negozio. Ad esempio, come fai a rispondere ai sondaggi se non possiedi una telefosione?”
“Io non li capisco i sondaggi.” risponde l’ingenuo.
Mi lancio in un mega sermone.
“Rudi, il sondaggio sentenzia certezze. È L’archetipo di qualsiasi sistema sociale che pretende definirsi civile.
Ha annullato le incertezze. Ha liberato l’uomo dall’atavico dilemma: cosa è gigamega per me? Scegliere è gigafacile. Si sceglie mega volte che sbagliare è pressoché impossibile. Basta seguire fedelmente le tendenze e la partecipazione alla vita sociale è totale. Le masse oceaniche di una volta sono uno sporco flashback, uno sciupio di tempo e fatica, quando è possibile, comodamente, premere un pulsante per sentirsi integrati, responsabili nel decidere la storia. Inorgoglisce vedere che le proprie scelte sono le scelte della nazione. Una comunione intima ci avvicina, ci compenetra l’un l’altro. Adesso veramente non è più possibile tirarsi indietro, lavarsi le mani, come i politici dopo aver consumato una tangente.
Democrazia è partecipare al sondaggio, agevolare le risposte, sentirsi un tutt’uno con la nazione.
Il mondo possiede un unico pensiero, per questo sta viaggiando strafulmine verso l’assoluta felicità. Siamo tutti d’accordo e le rare volte nelle quali c’è disaccordo interviene con magnifica grazia e con intelligente accortezza il nostro Sondatore. Con lui non si corre il pericolo dell’anarchia delle scelte, la confusione di chi rivendica la ragione dalla propria parte. Non occorre dividersi in bianchi e neri, alti e bassi, belli e brutti. Un unico consumo splende e tutti possediamo ragione.
Solo due categorie lottano e non sono il bene e il male, il buio e la luce, il vero e il falso: sono il Sì e il No.”
Da come mi guarda comprendo che Rudi non ha capito un mega. Esco e  trovata la pagina con il tagliando, la strappo e getto il resto sopra un cumulo di plasticarta. Risalgo in auto e mi affretto. Sono in ritardo rispetto all’anticipo che volevo. Lascio l’auto e m’imbatto nel consumato che tutte le mattine aspetta i lavoratori della posta. Seduto vicino alla scalinata, maleodorante e straccione, allunga la mano quando qualcuno s’appresta a salire le scale. Ai piedi, una plastica che una volta possedeva un colore, con una scritta: Un punto per la felicità di un consumato.
Pondero. Quanti punti s’impossesserà al giorno? Lui mi saluta con un sorriso accattivante, eppure interfaccio la sua vergogna, dovuta al fatto di non essere un consumatore come me. Mi guardo intorno per vedere se qualcuno mi sta osservando. Scandaglio nella tasca, forse guadagno qualcosa.
“Ho un punto Borol. Con cento si vince la lavatrice per i volatili da gabbia. Possiedi i punti Stratos?”
“Grazie.” Umilmente sorride. “Li ho finiti la scorsa settimana, ma mi ritorneranno. Per caso non le avanzano dei punti Puant. Me ne mancano cinque per ricevere l’abbonamento al Temporal Page, così partecipo al bingo.”
“Il Temporal Page fa il bingo? Il concorso sulle ricette segrete è finito?”
“Interrotto. Ho sentito voci che lo trasferiranno al Globo.”
Salgo le scale e mi volto per curiosare se è così persuasivo anche con altri. Un’auto rallenta e si ferma. Scivola il finestrino e si interfaccia un viso rubicondo.
“Recuperati i punti Goret?”
“L’accordo è sempre valido?” risponde il consumato.
“Io posseggo una sola parola.” e i due si scambiano preziosi punti.
“Furbo l’amico.” esclamo invidioso. Cosa sarebbe un consumatore senza il suo ingegno.
Gli ultimi scalini e interrogo l’orolo. Ce l’ho fatta, sono in anticipo di 15 consigli. Scorro felice la mano sullo scanner.
“Vedo che possiede una nuova auto…” L’addetto all’ingresso nota tutto.
“Magari. L’auto è al controllo semestrale, Standa andava dalla parrucchiera e non intendeva sciupare la pettinatura, Nike ha il compito e vuole produrre colpo sul professore accompagnandolo a casa, e a me non resta che noleggiarne una.”
“Se mi avvisava le prestavo la mia. Ne ho cinque e mi compiaccio nel vederle in movimento.”
“Devo decidermi a consumarne un’altra.”
Imbocco il corridoio e sono preso dalle preoccupazioni. Spero che il principale mi dia l’aumento. Sono dieci Impossibile Fax che la mia richiesta naviga nel suo terminale. Quanti mi possono aver  preceduto? È uno stratempo che desidero la virtual bici. I miei colleghi mi deridono: sono ingrassato di 387,69 grammi e nel mio grattaminio sono l’unico a non possederla. Detesto chi possiede più di me. Cosa penseranno i miei fì? Devo appagare il mio stradesiderio di pedalare.
Consumo l’ascensore sino al settimo piano dove mi aspetta il sacco. Finalmente potrò guidare. Il dottore mi ha obbligato di guidare almeno per 480 consigli al giorno, altrimenti il mio valore di stress si abbassa e rischio l’infarto. Al terzo si vince una decade di vacanza in un megaconsumatorio della capitale. Giga tentazione.
Entro nel reparto operativo e resetto i pensieri. Indosso la tuta celeste, ove alle spalle c’è stampato il mio cognome, Tele.com e il numero, il 688. Guardo con bramosia i plastipacchi e con strabramosia penso ai plastipacchi del piano di sotto che mi attendono.
Se non si dovesse interrompere per consumare, chiederei il permesso di trasferirmi in questa sala dei sogni. Plastiche, cartoplasti, plastipacchi, doni, saluti, telegrammi, qui un consumatore trova la sua realizzazione. Adoro l’odore di sporco dei sacchi, tastarli e palpare la plastica. E quando le mani sono sudate, la plastica si appiccica alla pelle con un’aderenza così morbida e sensibile che mi fanno ritornare in mente Standa, quando consumavamo sesso nella plastichiera.
“C’è il direttore?” chiedo a un collega.
“Nessuno l’ha visto dall’ultima puntata di Spot in Best. Delle tre auto di rappresentanza due le usano i fì, mentre la terza  serve alla domestica poiché oggi è il suo giorno libero e va a lavorare in un altro mega appartamento. Non ha lasciato telemessaggi e la segretaria si rifiuta di rilasciare dichiarazioni. Quella scottex non lavorerebbe pur di non parlare; afferma di non  sapere niente e ha elencato gli appuntamenti saltati per via di questo increscioso inconveniente, parole sue. Ha colto l’occasione per mostrarsi preoccupata per la sorte del suo principale e indignata per il nostro menefreghismo. I ruffiani dei potenti sono sempre a leccare la credit. E quella sfacciata osa rimproverarci che non abbiamo fatto un regalo di compleanno degno della carica che riveste il direttore. Che sia consumata. Per quanto attiene al direttore, si vocifera che sia impegnato in una riunione sindacale convocata urgentemente poiché sembra che uno stranumero di dipendenti abbiano chiesto l’aumento e lui non sa come farne fronte. È preoccupato per il dilagare delle richieste, secondo lui ce ne approfittiamo. La trovo una cosa vergognosa. In un paese civile le richieste dei lavoratori sono inviolabili come l’apertura totale dei consumatori. Dove sono finiti i diritti dei lavoratori? Di questo passo nessuno lavorerà più con il conseguente crollo dei consumi. Sarà lo sfascio totale del sistema, la fine della libertà. Se non ci organizziamo in uno sciopero generale, nessuno avrà l’aumento. Tanto se aspettiamo i sindacati  ci terremo le nostre rimostranze e l’aumento ci sarà garantito fra duecento Destino Infinito.”
Il tizio non smette di parlare. “Ultra d’accordo.” e chiudo il dibattito fingendo di interessarmi ad un sacco. Lui preso da un raptus oratorio irrefrenabile continua a discorrere e gesticolare come fanno alla telefosione. Carico i sacchi del mio turno in auto, mi soffermo a scambiare due chiacchiere con le colleghe, offro loro un colacaffè sperando di consumarci sesso, e mi avvio per il mio giro.
L’auto in dotazione è uno straschifo: vecchia di due anni, rumorosa, senza ripresa, color pistacchio cristallo e priva della minisione.
Imbocco via I Canatti Dal Centro. La strada è tutta mia: posteggio ovunque, lascio l’auto accesa, supero a destra, suono il clacson, vado controsenso, taglio la strada ai motorizzati. Ho la precedenza su chiunque, a meno di non incontrare un’auto di mega cilindrata, nel qual caso devo cederle il passo.
Mi sto dimenticando il 15. Freno di scatto, sterzo d’istinto, accosto felino, spalanco la portiera, agguanto il sacco, passeggio con andatura falsamente danzante e fischiettando attraverso la strada. Il monumentale grattaminio fucsia di cinquanta piani suscita i miei occhi. Sollevo la testa, una smorfia di venerazione s’interfaccia spontanea. Il palaminio penetra il cielo grigio, sembra strizzarmi l’occhiolino con le finestre giallo gelosia. Che fulgido esempio di superbia. La  vetrata si apre appena il mio pollice sfiora il lettore digitale. M’introduco. Ai lati pareti in marmo celeste, luci arancioni, moquette rosa, soffitto specchiato, ascensore in plexiglas.
L’arte non occorre andare a cercarla nei musei.
Risalgo in auto e avanzo di qualche metro. È una fatica salire e scendere, però per lo spettacolo è un tributo sopportabile.
Questa via è la Strada. Sono riuscito a possedere via Gli Architetti Dalle Case. Che telefavola per il mio ego. Anche se non ci abito affermo con orgoglio: “Io sono il postino della via più trasferica della megapoli.” La posso calpestare, entrare nei monumenti, a cos’altro paragonare tali architetture?
Godo nel percorrerla: possiedo dai tre ai cinque orgasmi. Qui non ci sono incontaminazioni, né distillati di stramberie, quali depravazioni postmoderne che seguono linee di tendenze che hanno assimilato concezioni primordiali in funzione di paradigmi estetici in antitesi all’avanguardia dell’immaginazione, estrapolando il progresso illuminato del pensiero nella tautologia del messaggio spaziale.
Declamato dalla telefosione si addice a un prodigio simile.
Sono ancora estasiato, la testa mi gira, le vertigini mi procurano allucinazioni afrodisiache, quando, voltandomi, mi manca il respiro.
La Piramide. Il palaminio scultoreo per eccellenza. Il vestigio della nostra megapoli.
Mi assale una gigamega quantità di orgasmi nel vagheggiare questo incanto. Ogni giorno si ripete la stessa vibrazione. E la dome ammiro il videoposter nella sala-letto di Pepsi, altrimenti divento detestabile sino a lune. È come rivedere la clonazione della prima puntata di “Destino Infinito”. I dialoghi, gli sponsor, le scene, gli abiti, la trama, riconfermarli nella memoria, aggiornandola. Così è per la Piramide. I cancelli di plastica, la sinterba, le finestre triangolari, i bordi che si incrociano sulla vetta infinita.
La Piramide è giga desiderata che ogni anno la lotteria megapolitana mette in palio un appartamento e la fami fruitrice finisce alla telefosioni. Cosa ho fatto per vivere qui per 300 Meet Talk. Standa è andata a letto per trenta udienze del processo Ludo con il responsabile della lotteria, Nike si è fatta riprendere nuda in atteggiamenti provocatori, Pepsi ha partecipato a giochetti particolari. Questo signore è pieno di clonazioni di bambine nude, ha conosciuto migliaia di donne integrate, si è divertito con i bambi di mezza megapoli, ma che io sappia pochi ne hanno beneficiato. Ero disposto perfino io ad offrirgli il mio corpo; lui si è sdegnato perché possiedo il culo quadrato.
Una volta le gesta eroiche erano premiate e trasmesse su Telenews, oggigiorno l’ingratitudine assorbe ed elogia la viltà di atti che seguono la strada dei consumati.
La Piramide è arancione, penetrante e aerodinamica. Si protende nello spazio sino a perforare il cielo.  Le pareti si innalzano su un declivio leggero, le finestre, a forma rigorosamente triangolare, riprendono le linee essenziali. Il vertice è la somma degli ottanta piani e di oltre seicento appartamenti. È un grattaminio extramoderno, ma definirlo grattaminio sminuisce l’opera, per questo è stato battezzato ultracielo.
I grattamini sono i condomini di una volta: scomodi, rumorosi, fatiscenti, anonimi, esteticamente retrogradi.  Questo ultracielo, al contrario, è stato concepito con intelligenza. Ad esempio, è privo di scale. Più di cinquanta ascensori collegano gli ottanta piani fra loro. In ogni corridoio e negli ascensori, è presente la telefosione per garantire la visione totale. A questo va aggiunta la novità che li rende veramente trasferici: un consumatorio, il virtualbar e una rumoteca. E poi la scelta della velocità degli ascensori. È possibile stabilire la velocità di navigazione degli ascensori e divertirsi con il percorso classico o con il percorso radon e scommettere a quale piano si ferma. E poi i corridoi con i tappeti mobili, le pareti che cambiano colore, la parabola personalizzata, i plastimobili.
Estasiato dalla visione di questa icona tridimensionale, rimonto in auto, sgasso, inchiodo, risgasso, stimolo il clacson e mi tuffo sull’altro lato della strada. Non ho tempo per riprendermi dall’orgia di emozioni che davanti ho l’Ombelico. Vedo la base che fa da sostegno: un monolito di ghisa rivestito in acciaio lucente completamente chiuso. Per entrarvi occorre servirsi di un sottopassaggio che si addentra nel ventre della terra. Su di esso si adagia in un equilibrio anticoncezionale una sfera, vuota al centro. Assomiglia a una ruota, ma è mega più geometrica. Nello spazio vuoto domina un incrocio dove circolano gli ascensori che collegano i quattro settori in cui è suddiviso l’Ombelico. Dieci ascensori si muovono in verticale e dieci in orizzontale. I settori sono adibiti ad uffici, negozi, locali e abitazioni. Ce n’è per tutti i gusti, ed è sconvolgente l’attrazione che provoca nelle persone e nella terra. È la sfida all’aria, ai venti, agli uccelli, e per ultima, alla forza di gravità.
Sfido il pianeta a far cadere questa opera innalzata dal consumo.
Se l’ombelico è al centro del corpo umano, l’Ombelico è il centro della megapoli. I turisti rimangono sconvolti e le cine bruciano dall’uso, nella disperata rincorsa a consumare questo monolito. L’Ombelico è l’esempio del senso di vuoto che provoca abitare sospesi nel vuoto. L’eccitazione di guardare la telefosione, consumare, usare l’ascensore, mangiare, dormire, nel vuoto.
Dato che ci sono non perdo l’occasione per consumare un giro negli ascensori. Mi faccio i quattro settori in 40 consigli e mi impossesso di una video sulla storia dell’Ombelico.
Altri due consigli e sopraggiungo allo Scivolo.
Lo Scivolo è l’ultracielo più singolare che ci è dato di adorare. Ancora non riesco a capirne la geometria assiale che assorbe l’anima dei visitatori, per l’esecuzione del sincretismo in una pervadenza dei sensi. L’audacia dell’artista è mega notevole, come mega notevoli sono le prestazioni di questo mostro, l’archetipo dell’architettura intimista. L’architetto l’ha disegnato mentre consumava sesso con un pappatoio, clone di pappagallo e avvoltoio, su uno scivolo.
Mille appartamenti, cinquanta ascensori,  cinque ristotorri, dieci rumoteche e dieci cine. Variegato, frequentato, imitato, è il punto di aggregazione, come direbbero gli storici sociali.  Qui nascono  film, si realizzano consigli, si organizzano eventi sportivi, concerti e défilés.
L’altra giga invenzione che caratterizza questi nuovi ultracieli è la completa assenza del tetto, inteso come assunto che ad ogni costo debba riparare dalle intemperie naturali. Sopra le nostre teste ci deve essere qualcosa che metaforizzi la materialità del talento come espressione grafica del tratteggio nello spazio iconoclasta a tre dimensioni. In altre parole: perché non investire nell’investibile? Il tetto come concezione superata, limita gli uomini in modo passivo, li rinchiude, annullando loro la possibilità di conquistare l’unico spazio rimasto disponibile: l’altezza. E qui ci viene incontro l’estro. Lo Scivolo è diventato un galoppatoio esclusivo che si dirama tra le enormi vetrate soffitta. C’è il percorso ad ostacoli, il dressage, le siepi, il maneggio per i principianti e tre volte la settimana le corse per scommettere.
Riluttante, come quando abbandono un consumatorio, salgo in auto e pochi isolati dopo  entro in via Lo Schifo dalla Megapoli. Ora che devo infilarmi in una zona infame, possiedo degli spasmi. Non ci sono ultracieli. Anonimi, scialbi e piatti grattamini, privi dell’ardita sfacciataggine che contraddistingue i geni dell’architettura. Schifato procedo ed immetto con ribrezzo le plastiche nelle apposite cassette. Certo l’amministrazione potrebbe abbattere queste porcherie. Un sondaggio et voilà, giga ultracieli che danno lustro al quartiere. Se non altro…
Cochise.. Lo riconosco dalla sua elettrizzante Straauto, tutta un lampeggiare di luci. Eternamente in caccia, non si perde una strada per accertare le irregolarità del traffico. La sua missione è inseguire le infrazioni alle frecce, ma io essendo un pubblico ufficiale sono esente dalla sua giurisdizione e posso infrangere il codice a mio piacimento. Cochise è l’esempio tangibile della specializzazione. Se qualcuno viene investito, se un’auto va controsenso o è posteggiata in quinta fila, se un auto pari si muove in un giorno dispari, lui non guarda in faccia nessuno: pressa l’acceleratore e prosegue la sua caccia. Stai pur sicuro che in un qualsiasi incrocio, a qualsiasi ora ci sarà sempre uno sciagurato che svolta senza evidenziare la freccia, e non creda di sfuggire a Cochise. Lui è ovunque, sa coglierti in flagrante, vede dove tu non vedi, con affinato metodo che prevede dove tu non arrivi a prevedere.
Contestare non serve; ti rendi ridicolo, sciupi tempo prezioso e resti escluso dall’ingorgo giornaliero.
“Lei ha svoltato senza porre in evidenza la freccia.” La sua voce metallica scheggia il finestrino. A nulla servono le proteste delle altre auto costrette ad aspettare che la pratica sia clonata, anzi se si azzardano a clacsonare la loro impazienza c’è una multa pure per loro. Almeno una volta nella vita, hanno immancabilmente svoltato senza usare la freccia.
Cochise combatte una battaglia persa contro la scomparsa delle frecce. Alcuni nuovi modelli non ne sono nemmeno provvisti, però lui rimba pretende che questo antiquato sistema rimanga, anche se altera la linea dell’auto. Sta raccogliendo consensi per un sondaggio che imponga il mantenimento di almeno una freccia su ogni auto.
Dalla sua caccia sono dispensati i pubblici ufficiali, i bussoli e gli aerei. Gli altri non possono commettere dimenticanze.
Rido. Cochise possiede un colpevole. Scatta la sirena, lampeggiano le dieci e passa frecce e scatta la tromba della carica delle giacche blu.
D’un tratto un lampo di genio abbaglia gli interni dell’auto. Metto la retro, un’agile serpentina e mi affianco al poliziotto solitario.
“Ehi Cochise, a te che non sfugge niente, conosci il contenuto dell’Impossibile Fax?”
“È un proclama a favore delle frecce?”
“Non credo proprio.”
“Allora non mi interessa.”
“Neanche per un milione di litri di Sea?”
“Neanche per un milione e mezzo.”
Disgustato scuoto la testa e riparto. Consumare è un obbligo da rispettare, un dovere da esercitare. Hanno limitato per legge l’orario di lavoro per vedere più telefosione, eppure c’è sempre qualcuno che fa il furbo. Pensa che non consumare adeguatamente sia uno status privilegiato, invece danneggia la nazione. Dovrebbero obbligare Cochise a rispettare la legge.
Approfitto del mega ingorgo a cui ho contribuito e mi allontano. Mi soffermo trenta consigli da Franc per sapere le ultime novità sulla lotteria megapolitana,  bere mezzo litro di colavino, altri trenta consigli per le commissioni giornaliere e, infine, altri venti sto da Jack per seguire sulle tf del suo negozio i Telequiz. Con me l’immancabile sondacomando che mi permette di partecipare a cinque quiz alla volta. Mega difficile è superare la folla che dal mattino si accampa sul marciapiede e impedisce di seguire i programmi. L’accorto Jack ha rimediato all’ingiustizia sistemando trenta telefosioni sulla vetrata e piazzando delle transenne sulla strada per impedire di parcheggiare.
Lascio l’auto accesa  e correndo cerco di accaparrarmi un posto. Sintonizzo il telecomando e lo faccio lavorare. 9,13,16, 21, 22. I numeri magici per vincere cloni, cucine di plastica, bussoli familiari e acqua per 400 Destino Infinito. Però il premio più mega rimane il permesso fami per entrare negli ultracieli la dome. Per questo superquiz occorre aspettare la sera, alle 19,00,00 prima del Telenews. Ma ritorniamo a adesso. Cerco i miei canali spippolando selvaggiamente. La folla non è mai d’accordo e a sua volta spippola megazzata. Si litiga, si offende, si spinge e infine Jack, per il nostro consumo, blocca le telefosioni a radon.
Sono fruitore: tre canali su cinque sono miei. Ora sono ultraorecchi; niente può distogliere la concentrazione mentale.
“Benvenuti teleconsumatori al vostro amato Telequiz. Cosa vi offriamo oggi? Solo quello che desiderate voi.” l’inconfondibile voce del 9.
Contemporaneamente sul 13 viene formulata la domanda.
“Ci interessa sapere perché nel canale che divide la Patagonia dal Cile al km 142 è stata costruita una diga artificiale. A chi sa rispondere non rimane che premere il pulsante viola del sondacomando per mettersi in collegamento con le megaraga, per le quali sbavate, alle mie spalle.”
Accidenti alla geografia e a chi ha scoperto i canali. Questa non la so proprio, non ci provo nemmeno a rispondere. Mi rivolgo al 21.
“Quanti sono i consumati uccisi in questo mese?” domanda il 19.
“Gli ingredienti per produrre lo zucchero al peperoncino. Le megaraga vi aspettano. Tasto giallo, mi raccomando.” domanda il 13.
Acqua aromatizzata all’essenza di pino americano, plastizucchero, peperoncino sinte e pane tostato nella cenere. Mi ripeto gli ingredienti mentre premo il tasto giallo. Ancora nessun videotele portatile è squillato nella strada, però alcuni presentatori stanno parlando con qualche teleconsumatore che è riuscito a prendere la linea.
“Dimmi i nomi dei cugini della mò del presidente della Total Bank.” Uno sconosciuto pretende repentino una risposta.
“Cocktail, Eternit, Champagne, Coletta. E tu dimmi il motivo della diga artificiale in Patagonia.”
“Al km 142 c’era un ufficio di cambio e mancava un albergo per consumare turismo. E i consumati morti quanti sono?”
“Che vuoi che mi freghi di loro.” gli rispondo.
Ci voltiamo, ognuno verso il proprio canale, e premiamo i rispettivi tasti. Troppe persone seguono questi programmi, sarà difficile possedere la linea. Dieci consigli e la delusione aleggia nella folla che scema per rifondersi nell’ingorgo creato dai quiz. Ci riproveremo alle dodici, pensiamo, ognuno rinchiuso nella propria auto. Io, in qualità di pubblico ufficiale in servizio, mi immetto nella corsia d’emergenza, anch’essa intasata e palpo il clacson per unirmi al concerto di mezza giornata.
Gli ultimi plastipacchi e poi a razzo nel mio appartamento al trentanovesimo piano.
“Cosa si consuma di mega oggi?” Alla gravosa preoccupazione del lavoro si sostituisce la coscienziosa preoccupazione di come consumare il pome.
“Il piatto Fragola. Guarda la telefosioni, dobbiamo scegliere il programma di stasera.” Mia mò Standa mi accoglie indaffarata a leggere le ultime notizie su Mont Palomar, la megastar di Destino Infinito. Nei quiz pongono domande sugli attori ed è stramega essere preparati.
Uso il videotele e dalla sua sala-letto s’interfaccia Pepsi, il mio spicciolo di dieci anni,. Con il videotele si compare sulla telefosione della sala vocalizzata.
“Pà, oggi mi hanno insegnato a falsificare le transazioni economiche. È trasferico. Ho ottenuto sette punti Mesfer.”
“A quando i punti Flex? Quelli stravalgono.”
“Chi non lo sa.” sospira mio fì. “Però sette punti Mesfer tutti in una volta non li avevo mai presi.”
“Meriti un premio. Una credit di100 eurobyte per un mega consumo.” I bambi imparano in fretta. Alla sua età sapevo solo programmare il satellite della telefosione.
Mi collego con mia fì, anche lei nella sua sala-letto. “Nike come è andato il compito?” Guai a non compensare equamente le attenzioni ai propri fì, altrimenti devo sganciare più eurobyte.
“Ultrabene. Ho accompagnato il professore all’andata e al ritorno. Anche lui segue Extralimits e il processo Ludo. Sono stracerta che avrà apprezzato il mio favore.”
“Consumato benzi?”
“Abbiamo trovato solo cinque ingorghi. Ma oggi con Marili consumo un’altra scrivania. Stai sicuro che ci darò sotto.”
Cosa desiderare da due fì coscienziosi e premurosi? Mi getto sull’acquadivano e mi godo la telefosione. Lisoform rimane sdraiato, indifferente ai punti, alle vicende delle megastar, agli sbalzi della credit. Cosa ci troverà da vivere? Se non fosse che possiede la sua mega figura non l’avrei certo consumato.
Sul tavolo il sondacomando in agguato mi aspetta per i prossimi dieci quiz e venti sondaggi.
“Ognuno possiede il suo sondacomando?” uso il videotele per diffondere il mio viso nelle altre sale. Su tutte e sedici telefosioni si interfaccia il padrone.
Nike e Pepsi lo estraggono dagli zaini, mentre Standa lo estrae dal taschino dei plastipanta.
Alle 13,45,00 il 6, il 13, il 15, il 21,  il 35 trasmettono il sondaggio televisivo. Gli altri canali lo hanno trasmesso o lo trasmetteranno più tardi. Quale film desiderate godere stasera? La nazione si ferma con il sondacomando pronta a digitare le due cifre. Il 10 per il Sì, il 20 per il No. Il canale propone due film o due programmi di intrattenimento, e noi scegliamo.
Se non è democrazia decidere i programmi televisivi, ditemelo voi cos’è.
In tutte le fami ci sarà la sondata del consiglio, tempo più che sufficiente per  scegliere democrati-camente e digitare il numero.
Sullo schermo s’interfaccia una megaraga, abbronzata, vestita di nomi di sponsor. La sua voce è  megaliscia da convincerti a consumare bistecche sinte di coccinelle.
“Benvenuti teleconsumatori. La proposta del nostro canale per stasera è fra un giga film poliziesco che vi terrà incollati fino all’ultimo consiglio, Il testamento delle valchirie, tasto 10 e una commedia classica e sempreverde come Amore contro, tasto 20. A voi la scelta, mega teleconsumatori.”
“Pà, non vorrai perdere l’inseguimento con le ruspe?”
Pepsi mi ricorda una scena memorabile tratta da Il testamento delle valchirie, ma anche Nike è all’attacco.
“Mà, questa è una storia d’amore che non possiamo tradire. Pur di non perderla rinuncio a collegarmi al megaconsumatorio.”
Lancio un’occhiata languida a Standa, lo sa che oggi mi va di scatenarmi.
“Io possiedo la voglia di piangere.” mi anticipa, lesta, assecondando le sdolcinate promesse dell’amore.
“Non è giusto. Tanto alla fine divorziano.” Pepsi ha intuito la mia decisione.
“E allora? Nel tuo inseguimento sfasciano 26 auto, tre bussoli ed esplodono due grattamini.” replica acida Nike.
Mi rimane mezzo consiglio di tempo. Direziono il sondacomando e premo il 20.
“Spero che tu non riesca a ottenere tutti i punti settimanali.” strilla Pepsi alla sore.
“Mi dispiace deluderti ma oggi consumo una nuova scrivania.” gli fa eco Nike.
“Megaokey. Adesso consumiamo il cibo.” e possiedo l’ultima parola.
A tavola Standa distribuisce il piatto del giorno. Spaghetti alla birra, scatolette di insalata con würstel alla banana e per contorno purè di lenticchie precotto. A queste bontà va aggiunta la gelatina di pollo e il tradizionale dolce di cioccolata farcita alle fragole. L’acqua è sempre la Ustrara che, come afferma il consiglio,  Ti accompagna sino alla bara. Basta dimostrare di aver consumato almeno 10.000 plastiglie da cinque litri e al momento della morte regalano una bara di plastica moganata.
Alla mia destra, Pepsi segue il programma sportivo sul 7, Nike, alla mia sinistra, approfondisce la cultura sul 25, Standa, che mi siede davanti, studia la mondanità sul 3, e io ripasso le clonazioni dei quiz del giorno prima. Le telefosioni sono poste sulle quattro pareti. Le cuffie per non disturbare e interferire, i clonatori in azione per non disperdere niente.
Possediamo 40 consigli, poi traslochiamo nella sala-fosione per l’Impossibile Fax.
Il consiglio di gettare piatti, posate, bicchieri, tovaglioli, pentole, tovaglia, nel fondiplasti e fuggire nella sala accanto. Che comodità non dover lavare, spazzare, strofinare, asciugare, strizzare, lucidare e cucinare. Ci pensa la megamultinazionale della cucina, Cucinamoda. Non a caso è lo sponsor ufficiale della mia telefavola più amata. Cucinamoda ti assiste sin dal piatto  sul quale mangi. Sceglie per te i tuoi gusti, ti prepara gli ingredienti, ti cuoce il cibo, te lo conserva e te lo presenta in confezioni profumatissime. E non soddisfatta ti offre le posate, la tovaglia che si adatta alla pietanza e le pentole dove riscaldare le vivande. A noi non rimane altro che introdurre nel microforno, consumare e gettare il tutto.
Istantaneo, pratico, agevole.
Alle 14,03,54 uno dei megaprogrammi della storia della telefosione: l’Impossibile Fax.
“Ora si fa sul serio.” Dirigo la fami in un momento delicato della giornata: scoprire l’esatto contenuto di un fax misterioso. Da cento puntate la nazione si scervella e faxa nella speranza di carpire l’ancestrale messaggio che permette di vincere 1 milione, ribadisco 1 milione, di litri di acqua Sea, la mega ambita. La disposizione è la seguente: Pepsi al terminale pronto a inviare il possibile messaggio, Nike all’altro terminale collegato con la videoteca nazionale, Standa al clonatore che riascolta le puntate precedenti per informarci di qualsiasi novità, io al videotele della sala-fosione che comunico con Sandi, giga esperto di enigmistica, ricercatissimo sul mercato della megapoli per sbrogliare questo fax. Spero ardentemente di beccarlo, visto che ieri mi ha dato buca.
“Benvenuti teleconsumatori all’Impossibile Fax. Ci siete vicini? Volete tentare? Volete qualche informazione? Tutto è possibile all’Impossibile Fax. Faxateci e vi disseteremo con l’unica acqua che sa di mare, l’acqua Sea.
Ma siamo già collegati. Da dove chiami? Che consumi nella vita? Hai clonato tutte le puntate? Quante plastiglie di Sea consumi al giorno? Che ne dici della mia cravatta? Come si chiama il tuo fenicolena?”
“Buongiorno, videotele da Tornindietro, sono elettricista, ho perso quattro Impossibile Fax che ho acquistato un mese fa, consumo otto plastiglie di Sea, la tua cravatta mi ricorda un diodo bruciato, invece del fenicolena possiedo un ornitopo di nome Lesso.”
“Megawuao, simpatico teleconsumatore visto che hai superato la prova eccoti la domanda per giocare con noi. Vogliamo sapere la quotazione odierna delle azioni a breve termine della Sea S.p.A.”
“15.435. Più 0,7 rispetto ad ieri.”
“Ultrameraviglioso, questo vuol dire essere informati. Spara la richiesta che 32 milioni di teleconsumatori fremono con me.”
“Ci sono almeno 30 a nell’Impossibile Fax?”
“Giga domanda. Stracerto. Vuoi faxare?”
“Sì.”
“Che organizzazione, che rapidità e che riflessi il nostro teleconsumatore. Faxa pure  e intanto ci colleghiamo con qualcun altro. Pronto, ci sei? Dalle tue parti piove? Quanto costa un kg di caramelle alle patate? Che film c’è stasera sul nostro canale? Quanti anni possiedi? Sei abbonata a Settimanaconsigli?
“Ci sono, il sondaggio ha decretato il cielo sereno, 7, Plastica impazzita, 47 anni, no, possiedo l’abbonamento triennale a Cronacolora.”
“Strabene giga teleconsumatore, sputa la domanda.”
“C’è la parola ma nell’Impossibile Fax?”
“Giga domanda. Attendiamo il responso. Hai azzeccato. Faxi?”
“Ultracerto.”
“Fai ultrabene. Adesso diamo un’occhiata al fax del primo teleconsumatore di oggi. Voi da casa  non smettete di seguirci. Ma prima dell’occhiata alcuni consigli.”
Mi rivolgo a mia mò. “Progressi?”
“Bisognerebbe sapere l’esatto numero delle a e delle altre vocali.”
“Pà praticamente qualsiasi parola possiede una a.”
“Chiedi al calcolatore le parole più comuni con le a e introducile nel file.”
“Benritornati teleconsumatori. Diamo un’occhiata al fax giunto poc’anzi.
Il produttore possiede l’idea di quello che riesce a controllare per ottenere una produzione efficace per avanzare nella quota di mercato utilizzando come via privilegiata la pubblicità …..Mi dispiace davvero stramega, mio simpatico teleconsumatore che faxi da, da, non ricordo il nome ma non importa, l’Impossibile Fax non è questo. Vediamo un altro fax.”
“Sandi che mi dici?” Sono riuscito a beccarlo.
“Io produrrei un controllo probabilistico sia di tutte le vocali, sia delle cinque consonanti più usate. Tieni presenti che in grammatica ci sono degli accoppiamenti comuni. La m davanti la p e la b, la s, la n, davanti alla t e la r dopo, e così via.”
“Il terminale è pieno di file grammaticali, eppure non riesce a fornirmi una frase okey.”
“Hai pensato che possono aver commesso degli errori deliberatamente?”
“Tutto previsto. Sei certo che la somma degli aggettivi e dei pronomi sia la metà degli articoli?”
“Il teorema di Polico è spietato. Io l’applico nei rebus con cinque parole. Comunque per possedere la certezza matematica è necessario conoscere l’esatto numero di parole dell’Impossibile Fax.”
”Nessuno le ha ancora azzeccate.”
“Pà, secondo me sono tra le cinquanta e le sessanta.” Il videotele aperto fa partecipi tutti della conversazione.
“Attenzione carissimi teleconsumatori, adesso estraiamo cinque fax pervenutici ieri e gli diamo una guardatina, d’accordo? Allora entriamo nella piscina.” Il conduttore, scortato da cinque straraga nude, si sposta nella stanza adiacente allo studio. Qui, una piscina olimpica illuminata di celeste e verde è ricoperta di plastichina. I milioni di fax spediti da tutta la nazione.
“Raga, tocca a voi.” Le cinque si tuffano e scompaiono sotto il mare di plastichina. La sigla della trasmissione si spande nella enorme sala. In milioni di case i cuori palpitano nella speranza che le strarazze agguantino il fax giusto. Dovete farlo, imploro io che ne ho inviati più di tremila.
“Riemergete.” Compaiono le teste seguite dalle mani che trattengono un foglio lucido. Nuotando elegantemente raggiungono il bordo ed escono dalla piscina.
“Sempre più strafiche le nostre straraga. Vediamo cosa hanno pescato oggi.” Seguiamo l’esposizione del contenuto che sfortunatamente non ci riguarda. Naturalmente nessuno dei cinque indovina, tuttavia nuovi vocaboli si aggiungono, speriamo, all’Impossibile Fax. Parole quali  pensiero, ergonomia, estrapolazione, induzione economica, comparazione assonometrica, ci aiutano in questa disperata ricerca.
“Che stramerda.” esclama Malto. Noi, assuefatti di Sea raggiamo. “Riprovateci perché la soluzione si avvicina e in questo mare di plastichina domani le nostre straraga si tufferanno per agguantare altri cinque fruitori. Potreste essere voi, fidatevi delle probabilità ed io leggerò il vostro fax. Gli ultimi consigli e poi una notiziona trasferica.”
“Pà, il termine ergonomia non è utilizzato dal nostro terminale.”
“Cosa aspetti ad inserirlo?” interviene Standa. “Fallo lavorare quell’accidente.”
“Che ne pensi Sandi?”
“Il contesto è lucido. Gli ultimi 1500 fax trattavano il medesimo argomento: la strada maestra del consumo economico di una qualsiasi merce.  Fai comparare al terminale questi 1500 fax e controlla i termini più ripetuti, tieni in considerazione le informazioni delle puntate precedenti e costruisci un puzzle credibile.”
“Cos’è un puzzle?”
“Immagini frazionate in mini forme da incastrare fra loro.”
“Ricomincia il collegamento, ti saluto e attendo mega novità.”
“Eccoci all’ultima parte della puntata: una videotele, uno sguardo alla cassaforte, ed infine la notiziona. Andiamo ad incominciare. Sei pronto per giocare all’Impossibile Fax, caro teleconsuma- tore? Che numero di scarpe porti? Il tuo colore preferito? Come si chiamano i fì dell’attore Dennis Ruider? Quanti sono i consumatori della megamultinazionale Otata? Quante decadi bianche consumi all’anno? Qual è la percentuale di cloro nell’acqua Sea?”
“Il 41, il giallo marcio, Tedra, Zono, Etro, Swing, 84, 4, la più bassa fra tutte le acque e cioè lo 0,00007.”
“Stramaiala che caratura culturale il nostro teleconsumatore. Usate le presentazioni puoi chiederci qualsiasi cosa.”
“Ci sono almeno cinque parole che contengono più di dieci lettere?”
“Stradomanda. E altrettanto è la strarisposta. Sì. Sputaci il tuo fax.”
“Un valido espediente per realizzare una produzione sincretica fra ricavi e perdite è di seguire la strada maestra che permette di individuare con certezza scientifica la perdita di rendimento….. Mi dispiace davvero mega, mio simpatico teleconsumatore che faxi da, da, non ricordo il nome ma non importa, l’Impossibile Fax non è questo. Però riprovando ci si può avvicinare di più. Ma spostiamoci, non possediamo un consiglio di tregua. La videocamera può inquadrare la cassaforte più sicura al mondo. Là dentro, dietro lo sportello metallico c’è l’Impossibile Fax: l’originale, l’unico. Nessuno, nemmeno noi della trasmissione possiamo aprirlo, anche perché non esiste la chiave. Vedete forse una serratura, rispettabili teleconsumatori? No e non c’è n’è bisogno. La cassaforte è collegata al calcolatore centrale e la password che permette di aprire la cassaforte, è la password più lunga al mondo. Avete capito a cosa mi riferisco? Ebbene si,  intelligenti teleconsumatori, la password è proprio l’intero contenuto dell’Impossibile Fax. E sarete voi, o meglio, colui che ci farà pervenire il fax esatto, ad aprire la cassaforte e vincere un milione di litri di acqua Sea.
E adesso la sigla che preannuncia la notiziona. Ebbene io mantengo le promesse. Non ho detto forse sin dalla prima puntata che produrrò di tutto per aiutarvi a risolvere l’Impossibile Fax? Detto, fatto. Da domani in tutti i consumatori della nazione potrete consumare le plastiglie di Sea con una gigamega novitona. Troverete degli indizi per risolvere l’Impossibile Fax. Prenotate all’istante e Sea vi aiuterà a vincere. Continuate a spedirci fax, vogliamo riempire altre piscine e leggere le vostre soluzioni. Ciao simpatici teleconsumatori, a domani con l’unica acqua che sa di mare.”
“Collegati immediatamente con il consumatorio di Largo A Chi Consuma e ordina cento plastiglie di Sea.” sono perentorio.
“La linea è ingorgata.” risponde disperato Pepsi.
“Nike prendi l’auto e vai tu.”
“Devo consumare la doccia.”
“Comincia Destino Infinito, vuoi che ce lo perdiamo.” le risponde Standa.
Dinanzi alla sciagurata eventualità Nike saggiamente cede; i sentimenti delle persone non possono essere feriti per una ripicca ado.
Mentre Nike se ne va noi facciamo il punto della situazione, riscriviamo sedici fax e li  inviamo, Pepsi dà una scatoletta di formiche a Lisoform e sparisce nella sua sala-letto, io e Standa seguiamo i consigli di Spotchannel, in attesa della puntata quotidiana di Destino Infinito.
Alle 15,31,17 ognuno è pronto per le proprie faccende: Pepsi possiede i suoi programmi telefosivi, Nike ritornata vincitrice dopo una coda di cento consigli, si faxa con le amiche i compiti, Standa riprende a lavorare sotto il solarium e io, fedelmente accompagnato dall’extraalcool Low 90, ammiro il dopo telefavola, ovvero Dietro Destino Infinito. Tutto, ma proprio tutto ciò che riguarda la telefavola più amata dal pianeta. Cosa consumano gli attori, alcune scene delle prossime puntate, gli errori commessi in vecchie puntate, interviste agli autori e il filo direto con gli attori. Domande, curiosità, morbosità,  per assomigliare a loro. Io gli ho chiesto quali piatti di Cucinamoda consumano di più, quali consumatori frequentano, i programmi della telefosione che mega amano.
“Stramega Trudy, è vero che tutti i saba vai alla rumoteca Iperacida?”
“È un must. È una rumoteca moderna dove si scaricano le pulsioni con giga facilità.”
“Mi puo consigliare i numeri che usciranno alla prossima lotteria nazionale?”
“Strafulmine. Il 73, 160, 239, 450, 500, 666, 821, 822, 905, 959.”
“Adorata Trudy, come posso fare perché mia figlia diventi strafica come te?”
“Occorrono sei plastiche, due liposuzioni ogni quattro Destino Infinito, ingurgitare sacchetti di compresse per la linea e sottoporsi al maquillage il giorno e la notte.”
“Come si può fare per consumare sesso con te?” Questa è una stradomanda.
“Faxa il tuo conto in banca e un assegno di 10.000 eurobyte. Poi il mio manager vaglia tutte le offerte e quelle economicamente più vantaggiose entrano nella topo five. Certo se tu sei un magnate di qualche megamultinazionale si potrebbe consumare sesso anche stasera.”
“Consumo della mia vita, mia fì si sposa fra tre anni. Mi sai dire quale vestito è mega che indossi?”
“Nei miei precedenti sei matri mi sono semrpe rivolta a Telemarried ed è sempre stato un successo tale che l’ho prenotata anche per i prossimi tre.”
“È vero quello che dice il 12? Avete fatto un orgia con tutto il cast e ne avete realizzato una video?”
“Il 12 è un rivale del 21, perciò mia meravigliosa consumatrice sai che offrono solo notizie per consumati. Comunque un giorno che non potevamo girare era stracaldo, abbiamo provato un’orgia comunitaria. È stata una mega esperienza. Se ci sono video devi chiedere alla Cucinamoda, la sponsor ufficiale di Destino Infinito.”
“Mia fì ha litigato con suo marito perché lui non vuole comprare la Extraauto. Secondo te può mollarlo?”
“Non l’ha ancora fatto? Se un uomo non capisce la sensibilità femminile è giusto che diventi un consumato.”
“Stasera vado al cine. Cosa mi consigli?”
“I cavalloni killer. Mega film con Super Mega. Che attore. Io ci ho consumato sesso. È trasferico.”
Mi ultrapiace questo momento della giornata. L’atmosfera è mega adatta. La concentrazione e l’isolamento che richiede questo programma fico. Tutte e sedici telefosioni, accese sin dal primo consiglio che sono entrate nella mia casa, producono il loro dovere, notte e giorno fino a quando cesseranno di ricevere il segnale satellitare. Allora ne acquisteremo altre mega tecnologiche.
C’è sempre da imparare da una telefosione. Ubbidendo a questa verità i rivenditori hanno avuto la giga idea di eliminare i tasti di accensione e spegnimento, tanto ogni telefosione trasmette solo un canale. Siccome a me interessano sedici canali, ho consumato sedici telefosioni.
E sono sempre i rivenditori che decidono quando è il momento di cambiare telefosione. Quando il satellite non invia più il segnale, quello è il momento di sbarazzarzi del mezzo. E per tutto il tempo che vive, la telefosione trasmette senza mai interrompersi, notte e giorno, anche quando non siamo in casa. Il miglior amico dell’uomo e il più fedele.
Cambio canale per non perdermi un altro mega programma: Strabest. Il giga programma sul benessere. I mega consigli su cosa consumare per essere un consumatore integrato. È questo programma che mi ha insegnato a sfruttare tutte le potenzialità della mia casa e a sentirmi a mio agio fra queste pareti. Ad esempio, riscaldamento a 26 gradi, condizionatore acceso per mediare il troppo caldo, deumidificatore al lavoro, solarium attivo, pulirono alla ricerca di particelle polverose, clonatori impegnati a riprodurre il meglio dalle telefosioni. Non chiedo altro. Pretendo solo questo. Come esclamava Jonni Bass, una mega star del rumore.
“Stramaiala di megavacca.” Standa ha interrotto la sua razione di solarium e il pome si trasforma nel più alto godimento del consumo. Ma andiamo con ordine.
“Dash, ascolta l’orolo.” entra nella mia sala terrorizzata.
“Sono le 17,08,54.” specifica l’orolo.
“Questa voce non mi piace più. Gracchia.” Standa è attenta alle sonorità.
“L’hai scelto la scorsa settimana.”
“Non mi piace più.”
“Te ne regalo un altro, non devi stare male.” Finisco la frase che Standa si getta sopra di me e mi bacia con voluttà. Ah, le donne. Basta mini perché inciampino sui nostri corpi.
La sua lingua si appropria del mio collo. “Ho voglia di sesso.”
“Ho finito gli anticoncezio.” mai fidarsi di una scatola da cento pezzi.
Lei sorride sorniona alitandomi sull’orecchio. “Nike.” La sua mano calda mi stuzzica i capezzoli e si appropria della mia passione. “Ti aspetto in una delle nostre sala-matri. Voglio vedere quanto impiegherai a trovarmi.”
“Seguirò la scia del tuo calore.” Sbavo di piacere e scappo nella sala-letto di Nike.
“Stratittera, prestami uno dei tuoi anticoncezio.”
“Trasferico, consumate sesso?” l’intesa filiale.
“Tutti i dottori lo consigliano dopo una telefavola.”
Apre un cassetto e allunga un pacchettino. “Sono cinque nel caso ne aveste ancora voglia.”
Seguo alcuni consigli e volo nella sala-letto tre, so già che lei è li. Spalanco la porta rossa e grido: “Sono tutto tu..” La sala-matri è vuota. “Vuoi giocare a nascondino, moneta mia.” Mi chino sotto il letto, ma possiedo la netta sensazione che qui dentro non ci sia nessuno. Abbandono la stanza disonorato, sennonché la voglia del piacere impenna e mi fulmino nella prima sala-matri in cui mi imbatto. Niente da produrre. Provo in quella accanto e la trovo pronta ad accogliermi.
È eccitata per avermi fregato. “Scommetto che sei andato a colpo sicuro nella tre?”
Non rispondo. Sbatto la porta e strappo la plasticamicia. Era vecchia di due Impossibili Fax.
“Manca qualcosa.” sussurra.
Il mio cervello è staccato, il piacere ha preso il sopravvento.
“Trasformiamo il nostro coito in un’orgia.”
Avvio il clonatore. “Godiamoci I pornobarbari.”
Ingurgito le pasticche per la resistenza e sono accanto a lei. L’aria si è notevolmente surriscaldata. Un vulcano e un geyser si stanno per penetrare, i plastivetri sono già appannati.
“Possiedi gigafretta, aspettiamo qualche scena mozzafiato”
Le scene mozzafiato le vediamo e le cloniamo con i nostri corpi, sennonché alle 17,48,31 squilla il videotele e s’interfaccia Nike sulle tre telefosioni.
“Avete finito con il sesso? Oggi Lisoform deve consumare la seduta con lo psicologo.”
Lascio cadere la testa sul plasticuscio, sconfitto dalle responsabilità.
“Rimangono due anticoncezio, dobbiamo interrompere il nostro orgasmo?” Standa è pratica.
“Perché i formigatti non se ne vanno da soli ai loro appuntamenti? Non mi frega. Ce lo porto Vene mattina.”
“Che morbidone.” Il suo corpo rovente mi fa avvampare, le sue lunghe braccia si avviluppano intrappolandomi in una morsa godevole. Mi sbatte i seni sulla faccia e mi sciolgo, scottandomi di piacere.
“Giochiamo al fruttivendolo. Ti piacciono i meloni?” La sua voce da liceale maliziosa è giga seducente, nessun maschio può resisterle. E io mi trasformo in un buongustaio della frutta.
Nello stesso consiglio da qualche parte della megapoli Nike sta compiendo il suo dovere e si appresta a consumare ciò che desidera.
“Voglio una scrivania superficiale. Di quanti colori ne vendete?” Mia fì è al consumatorio del mobile.
”Il colore possiamo inventarlo sul momento. Mi segua che le mostro il videocatalogo.”
Raggiante, con la sua amica del cuore, Marili, segue il commesso, eccitata dal consumo.
“Ha tenuto conto dell’occasione che il nostro consumatorio offre in questo periodo?”
“Un’occasione?” le si luccicano gli occhi.
“Se lei consuma due scrivanie superficiali possiede il diritto ad uno sconto del 10% e può ritirare la terza fra trenta Ogni giorno.”
“Megamerda. Perché queste notizie non le danno alla telefosione.”
“Non segui a sufficienza i canali megapolitani.” è perfida Marili.
“Bastava aggiungere un po’ di videotelloni nelle strade. Comunque l’occasione mi interessa, così fra quattro Extralimits cambierò scrivania.”
“Straokey. Dimensioni particolari? Tipo di plastica? Colori alternativi? Optional di preferenza?”
“Un metro e dieci per uno e trenta. Per la plastica voglio il tipo morbido, la deck. Il colore deve essere il fosforescente nuvola. Come optional lo stereo incorporato, il condizionatore e l’antifurto.”
“La credit ha sempre ragione.” Il motto che unisce i consumatori della nazione ha fatto megacentro.
Il commesso digita i dati in un terminale, fa controllare a Nike alla telefosione se il modello corrisponde a quello desiderato e invia i dati al magazzino. “Si tratta di aspettare venti consigli e la scrivania sarà sua. Nell’attesa può consumare al bar.”
“Andiamo a festeggiare Marili.”
“Non era mega comodo ordinare da casa?”
“Devo consumare benzi. Al distributore di mio pà, cambiano le luci dell’auto ogni mille litri.”
“Devo comunicarlo ai miei.”
Le due giovani attendono di essere chiamate ingurgitando solidi e liquidi. Sedute ad un tavolino chiacchierano e ridono di quel che capita.
“Guarda quello strafico. Ci consumerei sesso per tre udienze del processo Kio.” Marili si confida tra un morso e l’altro di un toast alla soia con patate sterili.
“Solo tre udienze?”
“Poi mi cascherebbero i cocomeri. E con Macdona? Sono novanta Eternity che vi accoppiate.”
“Macdona veste Liberty, possiede cinque credit,  l’abbonamento a tre rumoteche e mi fa guidare la Star.”
“Non è mini, ma non è l’unico a possedere la Star. Se vuoi saperlo Malcom consuma una decade bianca ogni sessanta Quando bussano alla porta.”
“Gigawuao. Ti sei già buttata?”
“È bastato fargli vedere che non porto plastiseno. Ehi, ci verresti con il tuo Macdona due udienze del processo Crodino nella casa di Malcom? Potremmo produrre uno scambio di partner…”
“Sentiamo cosa ne pensa la videoagenda.” Nike è eccitata all’idea di consumare sesso in quattro, però la videoagenda è intransigente.
“Lune: aerobica modellare e corso di idromassaggio. Marte: virtualmaneggio e quarta prelaurea di Prisci. Merco: compito di consumatorio e consumo con Mcdona. Giove: palestra e passeggiata con Lisoform. Vene: matri di Pandoro e Colomba e lezione di megagolf. Saba: rumoteca antigravità Sballo. Dome S. Auto.”
“Stramerda, mi dimenticavo dell’aerobica modellare…”
Si intromette la telefosione del consumatorio. “La signorina Nike Tele.com è pregata di recarsi nel reparto scrivanie superficiali per ritirare la merce.”
Consumata la spesa, imbocco la strada del ritorno. Lisoform scacazza e piscia con costanza su ogni marciapiede. La sua andatura singhiozzante mi permette di consumare una scommessa. Ci sono cinque ratte pronte a partorire: bisogna azzeccare il totale dei nascituri e delle singole ratte. Mi collego con il mio scommettitore, digito 100 eurobyte e gioco i miei numeri fortunati: 8, 15, 6, 5, 7.
Attendo l’esito del travaglio. Fuori è buio, si fa per dire, in quanto i videotelloni danno una mano a valorizzare la parte serale della giornata. Faxo a Sandi per sapere qualcosa sull’Impossibile Fax,  bevo una colabirra sinte e procedo di otto metri.
Il numero di ratti venuti al mondo è 38, suddivisi in 9, 7,10 7, 5.  Un fallimento giga. La mia credit si è impoverita. Al successivo incrocio, spippolo alla ricerca del canale con i numeri giornalieri del superbingo. Usciranno prima o poi il 40 e il 50. Ascolto con attenzione, ma nulla da produrre. Anche stavolta i numeri mi hanno tradito. Senza perdermi d’animo rigioco gli stessi per il giorno successivo.
Alle 19,56,47 la fami è riunita.  Lisoform, dopo la quotidiana doccia è alle prese con un barattolo di formiche scongelate, Nike gioca con i mobili, Pepsi tenta di migliorare il proprio record a qualche virtual, Standa fa riscaldare il piatto nel microforno, io tengo sott’occhio la telefosione per i sondaggi serali.
S’interfaccia Standa dalla sala-cibo. “Sta godendo Nike con la nuova scrivania superficiale.”
“Intervengo sui bioritmi dei miei fì quando si abbassano. Cosa si mangia di buono stasera?”
“Il piatto Pizzacchero. Dieci consigli e si mangia.”
“Chiama i razzi che comincia il Telenews.”
Standa videofona ai due che compaiono dopo tre consigli, puntuali come la sigla del Telenews.
“Buonasera teleconsumatori, le notizie di oggi 22 Novembre. Il processo Crodino: per primi, con un consiglio di anticipo rispetto agli altri, vi daremo la sentenza e le reazioni. Esce in questi giorni l’ultimo film di Pepsi Bass, A tre giorni dal trasloco. Il sondaggio sul colore del tramonto e quello sul carcere per i furti. Infine, il quiz sulle notizie di ieri sera e videata ai programmi del nostro canale.
Andiamo ad incominciare non prima di aver dato un morso a questo gustoso piatto consigliato da Cucinamoda: tortelli di sughero con pecorino al mentolo e per secondo una fresca preriscaldata carne in salamoia, farcita di biscotti.
La prima domanda: quanti sono i piatti inventati da Cucinamoda? Ed ora, in esclusiva, la sentenza Crodino. Grazie a Oltan, la lavatrice che al posto dell’acqua usa il profumo, ci colleghiamo con Valium alla corte di giustizia A Parità Di Credit La Legge È Uguale Per Tutti.”
“Strafulmini, qual è il numero?” e contemporaneamente mi collego al canale
“Sono 365, uno ogni Telenews.” pignola Nike.
“Poche per una megamultinazionale come Cucinamoda.” la corregge Standa.
“Che dite? Sono almeno 500.” Pepsi palesa la sua opinione.
“Non siamo mica a Indovina quanto.“ Mi megazzo. M’impossesso della linea. Una raga mi esorta a svolgere i miei compiti.
“Quanti sono i piatti di Cucinamoda?” Imbarazzo gigamega.
“Pà, prova 565.”
Sondo mio fì negli occhi. Entrambi sappiamo di perdere una giga occasione.
“565.” Ero più convinto quando consumai dieci video di Echi di leggende.
“Lei non è informato mega.” La voce è di gigadisappunto.
Alla telefosione s’interfaccia una raga di prima scelta, stravestita, stratruccata, strastrutturata. Fiche le forme, fiche le labbra, fica l’abbronzatura. Una giornalista mega preparata.
“Esemplare sentenza e ineccepibile verdetto della corte che si occupa del caso Krall. Ascoltiamo l’esito dalla giusta voce del Primo Giudice.”
“Uccidere un consumatore significa impedirle di consumare. La nostra nazione è fondata sul consumo, per cui questa corte riunita per giudicare, condanna l’imputato Crodino Balboa a 6000 Meet Talk di reclusione in un consumatorio, obbligato a vendere prodotti per un valore di 10 milioni di eurobyte, ovvero quanto avrebbe consumato la vittima se fosse rimasta in vita, statistiche di terminale, altre 14.000 Destino Infinito. Un megaencomio ai benefattori che si impegneranno a seguire l’imputato fino alla totale estinzione della pena. La corte si ritira.”
Si interfaccia la giornalista. “Fra gli avvocati è scoppiato il putiferio.  L’avvocato della difesa farà ricorso: “Questi soldi dovevano andare ai parenti della vittima come risarcimento consumistico.” Il giudice ha replicato che la vittima avrebbe speso i soldi come mega gli pareva e i parenti ne avrebbero goduto in mini parte.  Anche l’avvocato dell’accusa ricorrerà, ritenendo che la vittima non sarebbe mai stata in grado di consumare 10 milioni, e chiede il dimezzamento della pena.
Esemplare la risposta del giudice: “Allora ci rivedremo tra 24 Extralimits.”
Nell’attesa del processo d’appello, l’imputato si presenterà domani al consumatorio Lo Spendere. Sarà possibile incontrarlo, consumare prodotti autografati e possedere colloqui, purché non contrastino con gli orari di detenzione. Dalla corte di giustizia ho concluso e vi restituisco la linea.”
“Grazie Valium. Ricordo agli interessati di ripercorrere l’intero processo scegliendo il nostro canale a partire dalle due di stanotte.
Adesso possiamo darvi la risposta alla prima domanda. La Cucinamoda ha inventato 1460 piatti completi, quattro al giorno. Ai vincitori 50 piatti della Cucinamoda.Seconda notizia…”
“Quando andiamo nei consumatori, voi cosa guardate?” esplode la mia ira. Il grido copre l’audio del Telenews. “Quante volte al giorno mangiate? E voi ritenete che una megamultinazionale giga prestigiosa non abbia pensato  a questo milliparticolare? E io mi ero anche impossessato della linea.” Si conclude l’anatema: c’è la presentazione del nuovo film di Pepsi Bass, colui che ha dato il nome a mio fì.
“Stramerda. In sala-cibo che il piatto è caldo.” ordina Standa.


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