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Paolonarratore

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La creppata

“Brrr..che freddo. Sto diventando duro come un cioccolatino. Cosa aspettano a tirarci fuori?”
“È la prima volta che ti aggiri per questi paraggi?” chiese la vicina.
“Questi luoghi non si addicono alla mia fama. Io sono squisita a temperatura ambiente. Per essere spalmata su qualunque cibo o mangiata a cucchiaiate, come amano certi golosoni.”
“Dovresti saperlo che occorre un’ora affinché il tutto posi. Pazienta e vedrai che sarà un successo. Non deludiamo mai, noi.”
“Non sapete dire altro, voi crepes. In realtà il vostro successo è solo merito mio. Io faccio la differenza.”
“Si atteggia a gran professore.” intervenne il mascarpone. “Per lui siamo solo alunni ripetenti.”
“Vuoi darmi delle lezioni? Sono cinquanta anni che solletico la gola degli uomini.” esclamò orgogliosa.
“Stai a vedere che senza di te il mondo dei dolci si ferma.” la provocò il burro.
“Ci puoi giurare.” replicò risoluta. “Se non fosse per me, questo dolce non saprebbe di nulla. Un mattone indigesto.”
“Ti sbagli.” strillarono offese le crepes presenti nella casseruola. “Per tua ignoranza noi siamo versatili. Possiamo essere farcite con ogni ben di Dio. Quanti dolci si possono realizzare con te?”
La nutella scoppiò in una risata boriosa. “Suvvia, non vorrete paragonarvi con me? Per favore. Sono conosciuta in tutto il pianeta.”
“Altroché se possiamo paragonarci. Al contrario di te, noi siamo deliziose anche salate.” rivendicò una.
“Basta non aggiungere zucchero nell’impasto e siamo strepitose come cannelloni ripieni di spinaci e ricotta.” aggiunse una seconda situata al bordo della casseruola.
“Oppure farcite con formaggi, affettati o marmellate.” strillò una terza.
“Non sono da meno.” ribatté la nutella. “Io piaccio spalmata anche nella focaccia.”
“Sarei curiosa di vedere come te la cavi con le verdure, i legumi, il pesce, la frutta, il gelato.” domandò una crepes
“Rallentate con la fantasia.” Il mascarpone era contrariato per la scarsa considerazione e non lo nascose. “Io che ci sto a fare? Servo solo a ricoprirvi?”
La nutella e le crepes si zittirono, sorpresi per tanta audacia.
Il mascarpone arrossì per l’improvviso interesse che si sentì addosso.
Il latte, le uova, la maionese, il ragù, il vino dentro una bottiglia, un pezzo di lardo, l’insalata russa, il parmigiano e due carote, mollarono i loro impegni, appassionandosi alla discussione. Tutte le attenzioni erano per il mascarpone. Aveva lanciato un sasso e volevano vedere dove era caduto.
Nel frigorifero calò un glaciale silenzio.
“Cosa dire.” Il mascarpone era imbarazzato e arrossì per la seconda volta. “Sono…sono un latticino che posso essere mangiato da solo o per insaporire altre pietanze, vedi la pizza. Ma soprattutto sono utilizzato in tanti dolci famosi. Primo fra tutti il tirami su. E adesso nella creppata. Il futuro del dolce.”
“Ti accontenti di poco.” risero a crepapelle le crepes.
“Per chi mi avete preso? Non sono uno che s’intrufola nelle ricette per vantarsi. Preferisco che sia l’uomo a farmi i complimenti. E a utilizzarmi. È l’unica cosa che conta.”
“Se è per questo io ho smesso da anni di elencare i complimenti umani. Sono sempre in televisione a farmi pubblicità per i pochi che non mi conoscono.” gongolava la nutella.
“Cari signori, dimenticate l’apporto nutritivo, oltreché chimico-fisico, che offriamo noi uova. Noi incorporiamo come nessun altro. Vorremo vedere cosa sarebbero le crepes senza di noi. Anche il mascarpone in questo dolce fa la sua bella figura grazie alla nostra presenza. Albume sapientemente sbattuto, et voilà, diventa neve. Unito con il mascarpone dà origine a una crema speciale.”
“Allora perché non facciamo l’appello? Così non dimentichiamo nessuno.” il latte, per non essere messo da parte, volle dire la sua.
“Non per vantarmi, ma senza di me voi siete niente.” una vocina esile e dolcissima s’intromise nel dibattito. “Io sono presente in tutti i cibi, in quanto alla base dell’alimentazione.”
Nelle vicinanze della casseruola, qualcuna l’aveva udita.
“Ma se c’è gente che non ti può vedere per i danni che fai.” Il burro non si lasciò sfuggire l’occasione per castigare chi riteneva colpevole dei guasti alla salute umana.
“Fanno male. Io sono energia. Usato in dosi equilibrate ricarico l’uomo.”
“Caro zucchero, grazie al tuo apporto nutritivo, molte persone ci hanno escluso dalle loro diete.” polemizzò una crepes.
“Per tua norma il mio vero nome è saccarosio. E comunque non è colpa mia se qualcuno abusa della mia dolcezza.” stavolta la voce era squillante.
“Quante chiacchiere futili. Questi problemi non mi toccano. Io sono una star. E le star sono sempre ricercate.” esclamò la nutella molto snob .
“Senza di me, cara nutella, non saresti così buona come giurano i tuoi innumerevoli ammiratori. Fattene una ragione. Così eviti sedute dallo psicanalista per solidificare il tuo ego cremoso.” disse lo zucchero con tono amaro.
“Attenta a come parli. Altrimenti ti querelo. Ho al soldo i migliori avvocati e mi basta una telefonata per rovinarti.” minacciò la nutella.
“Per favore, smettetela con questa caciara. Vi rendete conto della magra figura che facciamo dinanzi agli altri cibi?” esclamò sdegnata la farina. “Che ognuno pensi a fare bene la propria parte, che tutti ci guadagneremo. Presi uno a uno non siamo niente. Ma dosati, mescolati, cucinati, diamo il meglio di noi stessi. Perché uniti esprimiamo il nostro reale valore.”
“Ha parlato la filosofa. Come se l’uomo vivesse di farina.” tuonò il parmigiano.
“L’uomo non vive di solo pane, ma di tutto quello che esce dal frigo.” sentenziò l’insalata russa, dal ripiano inferiore.
Tutti ammutolirono e volsero lo sguardo al piatto colmo di verdure nascoste nella maionese.
“Buffonate.” tagliò corto la nutella. “Se mi spalmi, vedrai come l’uomo può vivere di solo pane e me.”
“Smettila di atteggiarti.” la rimproverò l’insalata russa. “Lo sai anche tu che ciò che rende unico qualunque cibo è l’equilibrio fra gli ingredienti e il tempo di cottura. E non c’è un ingrediente più importante di un altro. Sono tutti indispensabili per la riuscita di un buon piatto.”
“Finalmente. Era ora che qualcuno la zittisse.” esclamò una nocciolina. “La smorfiosa si crede speciale e unica. Si sente la prescelta. Non vuole sentire ragioni. Non ammette che senza le dosi precise degli ingredienti che la costituiscono, lei non esisterebbe. Lo dimostrano le tante imitazioni presenti sugli scaffali dei consumatori.”
“Ha ragione.” rincarò il burro, invidioso del successo della nutella. “Il risultato finale è merito dei singoli ingredienti che si sacrificano per la riuscita della pietanza. E sempre sono oscurati dal successo di un cibo. Pensate alle lasagne. Occorre la pasta, la quale si ottiene amalgamando farina e uova. Poi c’è il ragù. Pomodori, verdure, carne, odori, vino. Senza dimenticare me, l’olio, il sale e il parmigiano. Vi rendete conto di quanti ingredienti occorrono? E poi le lasagne vanno in giro a vantarsi del loro successo come se fosse merito loro. E ora di finirla.” il burro s’infervori. “Bisogna farsi valere. Riconoscere i meriti di ognuno e spartire il trionfo fra tutti i protagonisti. Il lavoro sporco lo facciamo noi e il merito se lo prendono loro. Dobbiamo lottare per non essere calpestati dal risultato finale, al quale noi contribuiamo in maniera determinante. Se un cibo ha successo è solo merito nostro. Ingredienti di tutto il mondo unitevi.”
Uno scroscio di applausi accolse il comizio del burro. L’entusiasmo eccitò la folla e per qualche minuto non ci fu modo di controbattere. Qualcuno si tappò gli orecchi dal frastuono, altri si accalorarono incominciando a sudare, nonostante la bassa temperatura. Gli ingredienti cantavano impazziti per le prospettive, sulle quali fantasticavano una cucina senza distinzioni.
“Uno spettro si aggira per il frigorifero.” commentò la nutella. “Questi ingenui non si rendono conto che all’uomo interessa esclusivamente il risultato finale, ovvero il cibo. L’uomo non mangia ingredienti. L’uomo mangia pietanze. Non sa cosa c’è nel cibo e non gli interessa. Vuole il sapore. A quello lo abbiamo abituato, sino a non poterne fare a meno.”
Data la confusione che regnava, nessuno udì le parole della nutella, che avevano più il sapore di una riflessione che di uno spunto sul quale aprire una discussione.
“Se non riconosceranno i nostri i diritti dobbiamo scioperare!” gridò una carota.
“Sciopero! Sciopero! Sciopero!” gli ingredienti tirarono fuori tutta la rabbia repressa da decenni di cotture.
Stava per scoppiare una rivoluzione, quando improvvisamente si accese la luce e lo sportello del frigorifero si aprì. Una mano prese il burro e richiuse lo sportello.
Nessuno osò fiatare. L’aria si gelò. Gli ingredienti, mesti e disorientati, persero tutto l’ardore. Si ammansirono e, come cani con la coda tra le gambe, ripiegarono nelle retrovie.
Fu il mascarpone a rompere il ghiaccio
“Io non ho capito niente di quello che ha detto il burro. Sono solo un formaggio ricavato dalla lavorazione di crema di latte. Non m’intendo di ingredienti e di dosi. Spero solo che ritorni fra noi il più presto. È sempre stato un ingrediente generoso, che non ha mai tradito le aspettative.”
“Faceva meglio a stare zitto.” Il vino non le mandò a dire. “Farsi gli affari degli altri è sempre controproducente. Ti lasci prendere dall’euforia e in un attimo sei ubriaco, col risultato che ti viene il fegato marcio.”
“Stiamo sopravvalutando il nostro ruolo. Questa è la verità.” ammise rassegnato il pezzo di lardo. “Dobbiamo limitarci a fare il nostro dovere, quello per cui siamo stati creati, e lasciare alle pietanze il merito del loro successo. Non dimentichiamo che loro sono quelle che rischiano di più. Nessuno dirà mai che un ingrediente è cattivo. Casomai che la zuppa fa schifo, oppure la parmigiana è indigesta, il tacchino ripieno è insulso. Quella pietanza sparirà dalla cucina, noi no. Se l’uomo vorrà mangiare, per cucinare avrà sempre bisogno di qualche ingrediente.”
“Parole dolci per le mie orecchie.” dichiarò il sale. Lui si sentiva al sicuro. Nessuno l’avrebbe cacciato dalla cucina.
“Amici, non sottovalutate la creppata. Qualche anno e diventerà un archetipo della cucina pasticceria.” sentenziò il mascarpone. Per lui era una scommessa sulla quale puntare. Se non altro per la sua presenza.
“Ottimista. Forse per i golosi sarà il dolce del futuro. Ma gli amanti del salato non lo prenderanno in considerazione. Stanne certa.” notò il ragù, il quale non amava particolarmente i dolci. C’era una vera e propria competizione fra le due specialità. Si rispettavano, tuttavia se potevano avrebbero cancellato tutte le ricette dei rivali.
“Noi siamo versatili. Perciò dolce o salato fa lo stesso.” ribadirono le crepes. “Siamo così adorabili, che qualcuno ci mangia senza farcirci.”
“Si potrebbe preparare la creppata con crepes vuote, ricoperte solo di mascarpone.” affermò ardito il latte.
La nutella sbuffò fuori di sé. “Vorreste convincermi che la creppata sarebbe prelibata anche senza di me?” era inorridita. “Io sono il cibo perfetto.”
“Non esiste il cibo perfetto. L’uomo mangia in base all’umore, alla salute, e alla pubblicità.” obiettò il vino.
“Rimane il fatto che dove sono presente io il trionfo è garantito.” perseverava la nutella.
“Un dolce è buono per l’insieme dei suoi ingredienti e non per merito di uno in particolare. Togliti dalla testa che tu sia la causa del successo della creppata.” l’ammonì la farina. “Il successo di un piatto è merito di tutti gli ingredienti che vi partecipano.”
“Concordiamo.” esclamarono le crepes. “Noi senza il latte, il burro, le uova, la farina, lo zucchero e il Grand Marniet, non saremmo così desiderate.”
“Anch’io senza i tuorli, lo zucchero e albume montato a neve stuccherei.” condivise il mascarpone. “Anche se ne farei volentieri a meno di essere sbattuto in quel modo.”
“Trovatemi un uomo che rinuncerebbe a me per scegliere voi.” insisté la nutella.
“Senti carina, finiamola con questa puerile disputa. Noi nocciole siamo il segreto del tuo successo, assieme allo zucchero, agli oli vegetali, al cacao magro, al latte e a vari aromi, però non andiamo in giro a ostentare la nostra bontà. Ricordati che l’umore umano è variabile quanto il gusto; quando meno te lo aspetti non piaci più e sei dimenticato.”
“Finalmente si ode un po’ di saggezza.” l’insalata russa si rincuorò.
“Ha parlato il piatto più complicato della cucina.”
“Non ambisco a tale primato. Basta lessare qualche verdura e mescolarla con la maionese, lasciarmi posare al fresco alcune ore che sono pronta. Ammettete però che le pietanze semplici sono quelle che hanno maggior successo. In fondo anche la creppata è semplice da prepararsi. Necessita di una cottura semplice, come me. Per me lessano le verdure, per la creppata cuociono le crepes. Tutto qui.”
“Non ha tutti i torti il vegetariano.” esclamarono le uova.
“Basta preparare le crepes, farcirle con la nutella, arrotolarle, stenderle in una casseruola e ricoprirle con uno strato di mascarpone, opportunamente sbattuto con le uova.” il latte elencò il procedimento.
“Si mette un secondo strato di crepes e si ricopre con mascarpone.” aggiunse una carota.
“Una bomba calorica per soddisfare i più golosi.” sentenzia la maionese.
“Secondo me questo dolce è adatto per chi ha carenze affettive.” consiglia lo zucchero.
All’improvviso si accese la luce. La porta del frigo si aprì. Il burro ritornò al suo posto. Due mani presero la casseruola, deponendola sopra il tavolo.
“Ora nevicherà cacao e il mio colore scomparirà.” protestò il mascarpone.
“Dai che siamo giunti alla meta. E poi il cacao amaro è il tocco finale che mitiga il dolce.” lo consolarono le crepes.
“Allora, cara nutella, sempre del parere di essere una star?” la punzecchiò lo zucchero.
“In effetti devo ammettere che da sola sono la nutella, farcita con voi sono la creppatta. E facciamo la nostra bella figura.”
Stavano ancora parlando quando una leggera neve scura si depositò sopra il dolce, tingendolo di marrone.
“Eccomi. Non vedevate l’ora di incontrarmi, vero?” esclama pimpante il nuovo venuto.
“Senza di te la creppata non è completa.” ammise la nutella.
“Come è stata la permanenza in frigo? Vi sento belli ghiacci.”
“Qualche volta potresti venirci a trovare. Si fanno delle belle chiacchierate.”
“Se è per quello anch’io ho il mio bel daffare. È un continuo discutere su chi è il migliore e chi indispensabile, però alla fine concordiamo tutti di essere tutti importanti davanti ad una bocca.”
Mentre il dolce si stemperava gli ingredienti si scambiarono le ultime battute: qualcuno protestava, altri ricordavano ricette memorabili, altri si lodavano e altri reclamavano spazio per mettersi in bella mostra.
“Non spingete, tanto quello che conta è il giudizio del palato.”
Una donna entrò in cucina. Posò una pila di piatti e prese la casseruola. Entrò nella sala, dove fu accolta da grida festose.
Gli ingredienti si complimentarono a vicenda per l’accoglienza ricevuta e si salutarono a modo loro: “In bocca all’uomo e arrivederci al prossimo piatto.”

 


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