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Il mio matrimonio

IL MIO MATRIMONIO

“A 30 anni un uomo deve aver già messo la testa a posto!”
Brontolava così mia nonna, quando incontrava per strada qualche fannullone, intento ad inseguire gonnelle.
Sono passati tanti anni e queste parole mi rimbalzano nella testa. Sia ai matrimoni degli amici, sia adesso, che ho superato allegramente la soglia degli enta.
È giunto il momento di mettere la testa a posto.
Mi guardo in giro e convengo che questa non è una frase di circostanza. È uno stile. Un’impronta della propria vita che è il caso di lasciare. Che pena, condurre una vita priva di riferimenti stabili.
La saggezza degli anziani è incontrovertibile.
Così come è indiscutibile che la più grande minaccia per l’umanità siano le mamme.
Vivono il ruolo tanto intensamente che anche sul punto di morte sprecano gli ultimi aneliti per domandare ai propri figli se hanno bisogno di calzini nuovi e se ci sono camicie da stirare.
Le mamme sono sleali. Pur di sopravvivere nel loro ruolo architettano, con spietata lucidità sentimentale, la vita dei figli, in modo tale che essi continuino a dipendere in ogni caso dalla mamma. Un’ombra, delicata e fiscale, coccolona e intransigente.
Le mamme sono terribili. Dovrebbe essere formulata una legge internazionale che stabilisca un limite di tempo per fare la mamma, oltre il quale questo ruolo decade.
Il cordone ombelicale non è mai stato reciso.
La mamma pretende di nutrirti con i suoi pensieri. I quali, per sua sfortuna, non è riuscita a trasmettere nel tempo uterino.
La maternità, sotto questo punto di vista, è emblematica. Le mamme mettono al mondo i figli perché vogliono i nipoti.
E allora per accontentare la mia mamma, la quale non voleva essere da meno delle sue amiche nonne, ho deciso di sposarmi e di farla felice.
Non sarò io a causarle una crisi d’identità sul suo ruolo sociale, visto che ancora il diritto non sancisce un limite di tempo per fare la mamma. D’altronde, mamme si nasce, nonne si diventa. È un istinto naturale che le donne portano dentro, e al momento opportuno manifestano.
Per cui, dopo anni nei quali ho eluso questa soluzione, mi vedo, per il bene verso la mia mamma, costretto ad organizzare il mio matrimonio. E siccome sono una persona che mal sopporta lasciare una brutta impressione di sé, ho studiato a tavolino i particolari. Con meticolosità ho predisposto tutto affinché il mio matrimonio giunga al suo naturale esito: la cerimonia.
Per prima cosa ho cercato la chiesa adatta.
È importante il luogo che sancisce un’unione. Importante per i due contraenti, ma anche per gli invitati, inseriti in un ambiente incantevole, che li metta a proprio agio, nella consapevolezza di essere nel luogo giusto al momento giusto.
Ho visitato le chiese della città e alcune nella campagna, ma non se ne salvava alcuna. Tutte presentavano difetti non trascurabili. Le dimensioni ristrette: dove li metto tutti gli invitati? L’oscurità che non facilitava le riprese. La navata corta: potrò permettermi un’entrata e un’uscita degni di tale nome? L’ingresso scalcinato con poco spazio per lanciare il riso.
Insomma, nessuna chiesa possedeva i giusti requisiti. La mancanza anche di uno solo di essi mi metteva di malumore. Allora ho avuto la brillante idea di rivolgermi ad un architetto e insieme abbiamo progettato la cattedrale dove celebrare il mio matrimonio. Neanche la più insignificante pietra era lasciata al caso! Gli spazi erano studiati affinché pure l’invitato posto in ultima fila potesse seguire la cerimonia senza doversi spostare o salire sulla panca. Da qualsiasi angolazione si poteva seguire la celebrazione, come essere a pochi metri dagli sposi. E i fotografi non disturbavano nessuno, i fiori trovavano una disposizione naturale, la navata era lunga a sufficienza per una discreta passeggiata, le panche ergonomiche, la scalinata ampia e soleggiata, l’altare solenne, la luce dalle vetrate delicata.
Il secondo passo da compiere era assegnare un nome alla cattedrale.
Anche qui ho compiuto un’innumerevole serie di ricerche per trovare il santo più adatto cui dedicare la cattedrale. Non un santo qualunque, s’intende! Ci voleva una persona significativa, che nella sua vita avesse compiuto miracoli degni di essere trascritti per i posteri e che godesse di una fama sicura e riconosciuta, anche da quanti non hanno a che fare con la fede.
La ricerca ottenne i suoi frutti. Ebbi la fortuna di incappare in un santo fotogenico, con all’attivo sedici miracoli accertati. Studiai la sua vita e mi convinsi che era la persona adatta per la mia cattedrale. Con l’architetto stabilimmo che occorrevano cinque anni prima di vedere inaugurata la nuova cattedrale. Disegnare il progetto, approvazione del medesimo da parte della curia, inserirlo nel piano regolatore di un quartiere ad hoc, inizio lavori, ritardi vari, fondamenta, esterni ed interni, benedizione del vescovo, un anno di rodaggio e poi il mio momento.
Cinque anni per innalzare, terminare e allestire la cattedrale di S. Giovanni da Luicchio.
I tempi prospettati con l’architetto combaciavano con quelli che io ritenevo giusti per un regolare rapporto di coppia che sfociava nel matrimonio.
Risolte queste difficoltà, occorreva trovare il prete all’altezza. Io volevo una persona di mia fiducia, mica uno sconosciuto qualunque! Uno che sapevo come avrebbe gestito la cerimonia, quello che avrebbe detto, e come lo avrebbe detto! Indagai con scarsi risultati.
Nessuno era adatto a celebrare il mio matrimonio.
Mi rivolsi agli amici, quelli di lunga data, e mi resi conto che il migliore era Luigi. Già alle elementari ci frequentavamo. Le medie, le superiori, la discoteca, il corso di nuoto, sempre insieme, come due fratelli. Posso dire di conoscerlo molto bene e lui può dire altrettanto di me.
Lavorava in una farmacia, ma dopo sei mesi di pressanti tentativi l’ho convinto ad entrare in seminario. Mi ha promesso che avrebbe terminato gli studi in cinque anni e si sarebbe fatto assegnare la parrocchia dove sarebbe sorta la cattedrale dedicata a S. Giovanni da Luicchio. Avrebbe celebrato le funzioni per un anno, rodaggio necessario per entrare nella parte, e poi all’altare mi sarei presentato io.
È proprio vero: un amico si vede nel momento del bisogno. Sono stato persuasivo nel fargli capire la mia situazione. Senza di lui non mi sarei potuto sposare! Diavolo, lui avrebbe celebrato il mio matrimonio! Non un prete qualsiasi! Uno dei miei più cari amici avrebbe officiato la cerimonia più importante della mia vita!
Lui ha compreso il mio dramma e non si è tirato indietro. Da quanto aveva preso a cuore la mia richiesta, si era subito messo a scrivere l’omelia e preparare le preghiere.
Al pranzo lo farò sedere accanto agli sposi. Se l’è proprio guadagnato, il posto!
Adesso, calcolato che da poco ho superato la soglia del trentesimo compleanno, vedevo di buon occhio il matrimonio verso i 35 anni, periodo della vita nel quale si comincia a mettere la testa a posto.
Cara nonna, come vedi, non ti ho dimenticato.
A questo punto occorreva redigere una ricca lista di nozze. Lista da lasciare senza fiato gli invitati, per il valore economico dei regali pretesi, di primissima qualità, e per la classe del negozio. Sono convinto che chi vuole fare un regalo indimenticabile è disposto a spendere cifre da capogiro, pur di rimanere impresso nel ricordo degli sposi. Se tu indichi con esattezza ciò che veramente ti fa felice, accontenti gli altri e realizzi te stesso.
Ho messo sottosopra i quattro negozi più esclusivi e ho compilato una lista che si addice ad un matrimonio di classe. Tale lista sarà presentata al pubblico un anno prima del matrimonio, in modo che le persone abbiano il tempo per scegliere e riflettere sul regalo più opportuno.
Altro aspetto da tenere in considerazione è la data del matrimonio.
La stagione perfetta per sposarsi è la primavera. Anche in riferimento al viaggio di nozze. Non troppo freddo, non troppo caldo, giornate che si allungano, uccellini che cantano, clima benevolo, alberi in fiore, odori nuovi, sensi che si destano, vestiti leggeri, rondini che si inseguono, scarsità di piogge. Per questo ho optato per il mese di Maggio. Un sabato, precisamente il 21.
Alle 11,00 inizia la funzione. Alle 12,30 si getta il riso, si bacia la sposa e ci si complimenta con lo sposo. Alle 13,00 foto di rito, località ideale il mare. Abbracciati, a guancia a guancia, per mano, seduti, il sole sul viso, correndo. Cento foto, sufficienti per realizzare un meraviglioso album fotografico. Alle 14,00 ci si siede a tavola. Alle 16,00 prima pausa. Alle 19,00 seconda pausa. Alle 23,00 consegna delle bomboniere. Alle 24,00 i fuochi d’artificio. Alle 00,30 tutti in discoteca.
Terminata anche questa fatica, non crediate che abbia finito. Altro momento fondamentale del matrimonio, è il ristorante dove si svolgerà il pranzo.
Qui ho impiegato più tempo del previsto. Ho letto da qualche parte che ogni stagione ha il suo ristorante più indicato e di conseguenza anche le pietanze più adatte. In primavera è possibile gustare piatti squisiti e allo stesso tempo leggeri, che permettono di arrivare interi sino in fondo al pranzo nuziale: il brindisi con lo champagne.
Trovato il luogo del pranzo, con giardino, ampio parcheggio, stanza giochi per i bambini, sala per l’aperitivo, salone per gli invitati, camerieri in frac, vetrata posta dietro il tavolo degli sposi con vista sul parco e sole che illumina, ho prenotato e preteso che fossero fatti dei lavori di ristrutturazione interna per arricchire con decori il salone e aggiungere qualche vetrata.
Altro gravoso impegno stilare il menù. Menù che appaghi i miei gusti e si adatti alla media degli invitati. Calorie, grassi, carboidrati, zuccheri, tabelle dietetiche, diabetici, colesterolo alto. Grazie alla consulenza di un dietologo sono riuscito a coniugare i sapori con le calorie e soddisfare i miei gusti in fatto di pietanze.
Con appena venti portate riesco a sfamare gli appetiti di duecento invitati.
Di pari passo si procede alla ricerca dei testimoni. Ne ho selezionati 984 per arrivare alla rosa degli otto prescelti, quattro per parte. È bastato spargere la voce perché si presentassero tutti gli amici, anche quelli dell’asilo, i parenti più lontani e meno prossimi nell’albero genealogico di famiglia, colleghi di lavoro, esibizionisti, vicini di casa e amici degli amici. Il fatto straordinario è che sono riuscito a convincere persino una personaggio del mondo dello spettacolo. Con un piccolo compenso mi sono assicurato la sua presenza e un suo breve intrattenimento che sarà una delle tante ciliegine sulla torta. Quel tocco in più che non guasta e che diverrà una pietra di paragone per i futuri matrimoni.
Per la scelta dei testimoni ho proceduto utilizzando un test americano all’avanguardia, che ha scremato una prima parte dei candidati. La seconda prova consisteva in una sfilata con abiti da cerimonia, per eliminare quelli incapaci di portamento. Terza prova, servizio fotografico e anche qui ulteriore selezione. Agli ultimi cento rimasti è toccata la prova delle firme e quindi il colloquio che affrontava argomenti di mondanità. Dato che erano rimasti in venti, ed estrarre i nomi dei fortunati mi sembrava offensivo, ho avviato un’asta al rialzo. Chi voleva farmi da testimone doveva pagare, e più pagava, più ci teneva ad essere fra gli otto prescelti. Con i soldi ottenuti dall’asta siamo andati dal miglior sarto della città e abbiamo comprato gli abiti da indossare per la cerimonia.
Impostata, con l’aiuto del regista delle riprese, la dislocazione degli invitati nella cattedrale, la disposizione dei fiori, l’ordine delle auto per il corteo nuziale, la collocazione a tavola per il pranzo, il criterio per le foto con gli invitati e l’ordine per la consegna delle bomboniere, sono giunto a metà del mio matrimonio.
Adesso posso occuparmi della partner.
La paura più evidente che induce molti a non sposarsi è che il matrimonio può essere la felicità o l’incubo che ti accompagna per il resto della tua vita.
Non è stata ancora inventata una macchina che permette di sapere con assoluta certezza quale sia l’individuo perfetto che può vivere al tuo fianco, senza creare difficoltà che possono guastare il rapporto e causare una spaccatura irreversibile. Questa certezza non esiste e quando sei sull’altare e ti volti verso la tua futura sposa, incapace di connettere, puoi solo pregare che quella persona non ti procuri delle sgradevoli sorprese, del genere figli brutti, sesso inappagante, cucina da schifo, amici smorti, corna qua e là.
Per questo è fondamentale un lungo e approfondito allenamento di coppia che tenga conto di tutte gli imprevisti. Oggigiorno ci si sposa senza guardare il conto in banca. Due persone si incontrano in un locale e si approcciano. “Sei carino, sei discreta, che auto, che bel lavoro, scopi da Dio, che casa mega, abbiamo gli stessi gusti, mi sento solo, sai capirmi.”
Dopo due mesi si sposano, l’anno seguente divorziano. E la cerimonia del matrimonio è tirata via, nessuna cura del particolare, pranzo approssimato, invitati superficiali, cerimonia anonima.
Dato che ancora è impossibile predire quanto può durare un matrimonio, ci si può almeno premunire al momento della scelta.
È quello che ho fatto io.
Mi sono rivolto alle scuole superiori, ho messo un annuncio sul quotidiano e a quante mi hanno risposto ho consegnato un questionario. Tale questionario trattava di vari argomenti: dalla cucina alle tendenze politiche, dagli hobby alla cultura generale. In base alle risposte ho fatto una prima scrematura. È seguito un colloquio per approfondire la conoscenza e capire la sensazione fisica che provavo nello stare vicino alle candidate. Insomma, per intenderci, anche la ragazza meglio istruita e con le aspettative più consone alla vita matrimoniale, se è brutta o ha un aspetto che lascia a desiderare, fai una croce sulla cartella e la ringrazi per la sua collaborazione.
Mi sono ritrovato con 237 ragazze, che dopo i colloqui sono diventate 72. Con queste ho trascorso un giorno, singolarmente con ognuna, per capire la personalità che avevo dinanzi. Se meritava un ulteriore approfondimento o era il caso di lasciar perdere. Con alcune mi sono occorsi più di due giorni per farmi un’opinione. Sono rimaste 26 candidate.
Le ho presentate, una per una, alla mia mamma, innanzitutto perché si rendesse conto del mio impegno, e poi per valutare il suo giudizio. Ma lei, come tutte le mamme, era poco obiettiva.
“Sposati, non importa con chi, ma sposati e dammi tre nipoti!”
Ho dovuto arrangiarmi da solo. Se fosse dipeso da lei avrebbe fatto un’estrazione e condotto la prescelta all’altare il giorno seguente.
Con queste candidate sono passato dalla teoria alla pratica, concentrandomi sull’aspetto sessuale del rapporto. Due mesi di intensa attività e altre 11 ragazze sono state eliminate. A chi non piaceva la posizione del dromedario, chi aveva bisogno di un giorno di preliminari, chi si rifiutava di fare sesso nei giorni festivi, chi aveva l’orgasmo ritardato di due ore, e chi godeva solo dentro un acquario.
Con le ultime rimaste è stato indispensabile conoscere i genitori. Il rapporto con i suoceri gioca una parte non trascurabile negli equilibri della coppia.
Ve lo immaginate dover pranzare da suoceri chiacchieroni o sempre in ansia, che telefonano tre volte al giorno, oppure pettegoli, che vogliono sapere come abbiamo cucinato l’arrosto con le lenticchie, per affermare che loro lo sapevano cucinare meglio!
I suoceri sono un’altra categoria da levare di mezzo nell’istante in cui non servono più. Più o meno, qualche giorno dopo la celebrazione del matrimonio.
Altre 7 candidate sono state eliminate.
Ritorniamo sulle 8 candidate rimaste. La scelta non era facile, quasi quasi ero tentato di sposarle tutte, tuttavia, una moglie da sopportare è più che sufficiente. Le altre potevano diventare amanti per i momenti di crisi. Avevo la sensazione che fossero molto complementari fra loro e potessero ben adattarsi ai miei bioritmi. Era un’ipotesi tutt’altro che peregrina.
Comunque il mio scopo era sposarmi e quindi dovevo sceglierne una. Quale meccanismo mi avrebbe aiutato nella scelta? Non avevo in mente alcun criterio scientificamente attendibile. Sapevano cucinare, fare la spesa, accudire la casa, essere di compagnia, competenti a letto, intelligenti al momento giusto, persino spiritose e neanche tanto permalose.
Un’agenzia matrimoniale non avrebbe potuto trovare di meglio.
Come comportarsi? Poiché non trovavo idee decisi di fidanzarmi contemporaneamente con tutte. Il tempo sarebbe stato il miglior giudice. Il miglior giudice e anche celere. Neanche un mese, che due mi fecero una scenata di gelosia che cancellò di colpo tutte le mie esitazioni: mollate. Un’altra stava con me e mi faceva le corna: eliminata. Una voleva mettere bocca su come investivo i miei soldi: esclusa. Una ebbe problemi di vista e dovette mettersi gli occhiali: depennata.
Ne rimanevano 3.
Quando proposi un’orgia a quattro per infittire le relazioni, una ragazza fuggì.
Con le ultime due trascorsi un lungo periodo, avevo ancora quattro anni davanti a me. Sei mesi, e una mi disse che non approvava il mio stile di vita, incentrato su una visione pletorica che non lasciava spazio a possibili mutamenti. Le detti il benservito e finalmente rimasi con l’unica candidata: la mia futura moglie.
Partite in 516, un anno dopo avevo tra le mani la mia anima gemella. Se aveva superato una selezione così massacrante, non poteva che trattarsi di lei. Solo con un immenso amore si poteva sopravvivere e raggiungermi sull’altare.
Naturalmente adesso avevo tutto il tempo per migliorare i difetti presenti nella mia futura moglie.
Innanzitutto, cambiare il nome di battesimo. Aveva un nome comune e scialbo che ogni volta lo pronunciavo mi demoralizzava. Per non essere sempre io a decidere, le ho dato la possibilità di scegliere fra due nomi. Fatto questo passo, le ho caldamente consigliato di cambiare padre. Non mi andava proprio di avere come suocero una persona fissata sino allo spasmo sul calcio. Ogni volta mi chiedeva la formazione della Ternana che militò in serie A nel 1978. Mi regalò l’abbonamento ad un quotidiano sportivo, la domenica mi toccava il rito della partita e la sera tre ore di televisione per non perdersi alcun commento.
Perché non avevo eliminato la candidata durante le selezioni? Il padre era stato abile a nascondere questa sua passione negli incontri preliminari. Ma non era l’unico furbo in circolazione. Mia moglie aveva bisogno di un padre serio e affidabile e, soprattutto, che non rompesse i coglioni come suocero.
Convinsi la mia fidanzata a sceglierne uno che avevo incontrato alle selezioni. Introverso, timido, con ancora pochi anni di vita e con una discreta pensione. Lei accettò di buon grado, mentre la madre oppose una tenace resistenza.
“Lo faccia per sua figlia! Non vede come è più felice?”
Niente, non c’era verso di farle cambiare idea. Poi una domenica suo marito fu arrestato allo stadio perché aveva lanciato due razzi all’indirizzo dei celerini, e lei soccombette. Il matrimonio della figlia divenne il suo unico scopo.
“Promettetemi che mi darete due nipotini!” Bastò un accenno del capo e anche questo ostacolo fu superato.
Mi potevo concentrare su mia moglie. Per un efficacie effetto estetico andavano effettuate alcune operazioni chirurgiche. Rimuovere due nei, raddrizzare tre denti, correggere la vista, arrotondare i glutei, rassodare i seni, aumentare la statura.
Alla fine di queste operazioni, portai la mia futura moglie a pranzo dai miei. Ormai stavamo insieme da otto mesi ed era giunto il momento della presentazione ufficiale.
Per non essere da meno, la mia mamma preparò un pranzo da dieci portate. Il mio babbo abdicò alla quinta, noi arrivammo ad assaggiare la settima.
Al termine del pranzo ci siamo trasferiti nella sala, per digerire. Il mio babbo preferì la pennichella.
“Sembrate due innamoratini!” esclamò mia madre.
“Mamma, non abbiamo mica quattordici anni!”
“Siete così dolci. Siete fatti proprio l’uno per l’altra!”
“Per trovare Margherita ho impiegato più di un anno in una selezione spasmodica che mi ha esaurito! Gli innamorati si fanno fregare dal caso e dopo un anno non si sopportano più. Io e Margherita abbiamo scoperto una affinità elettiva che ci ha attratto ineluttabilmente, come la forza di gravità!”
“Allora, a quando le nozze?”
“Non avere fretta! Abbiamo tre anni e sette mesi davanti a noi, sino al 21 Maggio 2005. Quel giorno ci uniremo nel sacro vincolo del matrimonio, presso la cattedrale di S. Giovanni da Luicchio, con cerimonia presieduta da don Luigi e seguita da otto testimoni e duecento invitati!”
“Vuoi dirmi che devo aspettare ancora tre anni prima di avere un nipotino?”
“Che ti dicevo Margherita, a proposito delle mamme? Non sono egoiste? Tu devi fare molta attenzione, sennò farai la fine di tutte le mamme!”
“Piero, non vuoi darmi questa soddisfazione? E se mi capita qualcosa e non posso assistere al tuo matrimonio?”
“Tragica! Ho organizzato la faccenda nei minimi particolari, niente è lasciato al caso, e ti assicuro che tu mi accompagnerai all’altare, felice come una pasqua!”
“Che figlio previdente ho tirato su! Puoi esserne orgogliosa Margherita!” fece una breve pausa. “Però sai che sono contraria ai rapporti prematrimoniali!”
“Mamma, e se ci scappasse il nipote?”
“Davvero? Allora che aspettate a darvi da fare?”
“Non ho ancora trovato il nome adatto!”
Nove mesi di corso prematrimoniale con don Luigi e il fatidico 21 Maggio arrivò in gloria.
Alle 11,00 attendevo ai piedi della scalinata la Ferrari che accompagnava la mia Margherita. La cattedrale brulicava di invitati, seduti nei loro posti, assegnati cinque anni prima. Il cielo era azzurro, l’aria tiepida e le rondini si inseguivano. Mia madre era impazzita. Il fotografo mi immortalava e gli invitati si complimentavano.
La sposa ritardava come da tradizione, ma la tradizione stava esagerando.
Alle 11,30 non si erano ancora visti né il prete, né Margherita. Il programma slittava paurosamente. Per essere puntuali al ristorante occorreva dimezzare il tempo delle foto al mare, oppure annullare una pausa durante il pranzo.
Finalmente comparve la Ferrari. A bordo c’era solo l’autista, il quale scese tenendo in mano una busta, che mi consegnò.
“Caro Piero, mi dispiace non poter essere presente al tuo matrimonio, ma ho capito che non sarebbe stato il mio. Da quando ho incontrato Luigi la mia vita è cambiata. Così diverso da te, cosi imprevedibile. La passione ci ha travolto e dispiace ad entrambi non essere presenti per farti le congratulazioni. Noi siamo lontani e felici, ma tu non ti scoraggiare. Hai davanti tutta la vita per organizzare al meglio il tuo matrimonio. Sei talmente bravo che non avrai difficoltà a mettere ogni cosa al suo posto.
P.S. Ci pensi tu ad avvisare il ristorante?
Auguri e figli maschi.”


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