"Siamo di carta e
navighiamo dentro
un libro che non
abbiamo scritto"

Paolonarratore

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Il vento è la mia voce di fondo

Il vento è la mia voce di fondo

Settembre 1994

Da qualche parte,
barche sospese
spruzzano salsedine,
vele bagnate
sbuffano intirizzite,
granelli indifesi
rotolano dune.
Non si può confutare
il mare con l’oceano,
la moltitudine delle gocce
con l’acqua,
il pungolio delle stelle
con la luce.
Rada è la quiete,
a ponente
disorenta l’orizzonte,
per non trattenere
l’onda che si ritrae,
e confondere
l’uomo e la sua risacca.

 

Settembre 1994

Appena oltrepasso
il cancello delle mie giornate
varco un giardino
che non conosce rigoglio con l’acqua.
Trascuro i fiori di una stagione
affannandomi di adornare le mura,
custodisco il luogo dove risiedo
che guardandomi ogni giorno solco.
Nessuno giunga alle spalle
per vantarsi dei semi.
Conosco le mura
che quando sfioro vorrei crollare.

 

Ottobre 1994

Crollano seccate foglie,
striminziti steli piegano,
vibrillano rami.
Nell’acerbo arieggia gelo,
sfibrate energie potano.
Così rimane un albero
succhiato il fusto.
Intemperie adagiate
nell’ineluttabile autunno.

 

Ottobre 1994

Si soffermano le vicissitudini,
il tempo di addolorare
e si allontanano in compagnia.
Si allarga un buio baratro
nel quale naufragare,
brancolare, precipitare.
Camminare soli sappiamo poco,
inadatti a comprendere.

 

Gennaio 1995

Un incendio divampa
innanzi
frapponendosi ai giorni
non ancora intaccati,
dirompente
sino a dipanare l’ostilità.
Si inoltrano pensieri consunti,
indugio
rasentando la mia esitazione.
Volentieri mi lascio bruciare,
sciogliere
il ghiaccio che vela l’affetto,
e rigenera sulla cenere un anelito.
Mancherà
quando cercherò compagnia.

 

Febbraio 1995

Sono la nuvola che distrae il cielo,
l’erba che frutta la terra,
la quiete che disseta il rumore.
Sono il vascello che veleggia domani,
il sole che esorta la vita,
il denaro che stabilisce la libertà.
Sono il male la luce dell’ombra,
il ricordo che decide l’uomo,
la polvere che cosparge i passi di parole.

 

Aprile 1995

Incedono le avversità
tra un evento e l’altro
nell’intercalare del tempo
abile da affliggere
un indistricabile propizio.
Inappagabile vegli
il divenire.
Quando è compiuto
ne hai traccia.
Inarrestabile un’altra onda
sopraggiunge.

 

Giugno 1995

Finiscono gli uomini,
mai le strade dove li incontri.
Riconosci allora l’orizzonte,
prima che altrove,
in te.
Ciò che hai dentro
è oltre un riflesso sul lago.
Dopo una montagna c’è l’altra,
ma il prato che le divide
è il sapore della conquista.


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